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2001 Odissea nello spazio – Un viaggio tra riferimenti incerti

1968: l’anno delle rivoluzioni socio-culturali, dei movimenti di massa e del cambiamento, mutamento che non avviene solo nella società, ma grazie a Stanley Kubrick, anche nel cinema. Nel ’68 esce 2001 Odissea nello spazio che rivoluziona completamente il genere della fantascienza. Oggi, a cinquanta anni dalla sua uscita, non solo siamo qui ancora a discutere sui temi, sul significato e sul finale, ma prendiamo ancora spunto da questa opera d’arte, tanto che Christopher Nolan, uno dei registi più discussi in positivo e in negativo, lo onorerà presentando una versione restaurata da 70mm del film al Festival di Cannes. È importante sottolineare anche che Nolan deve molto a Kubrick, senza il suo film, noi non avremmo Interstellar.

In tanti hanno tentato di attribuire un giusto significato e interpretazione a questo film ma ancora oggi non c’è nulla di certo. Uno degli elementi più intrisi di intrigo è sicuramente il monolite nero, quella lastra nera che appare sia nella preistoria, nella prima parte del film, e poco dopo anche sulla luna colonizzata vicino ad una base spaziale. Poiché la natura e la provenienza di questo oscuro oggetto è un mistero, è difficile capirne la funzione e il significato all’interno della pellicola, infatti sono numerose le interpretazioni attribuitegli, da un oggetto ancestrale quindi di provenienza divina, a uno extraterrestre o un manufatto con una qualche forza di cui l’umana comprensione non è a conoscenza. Una cosa è certa: il monolite porta cambiamento e la teoria più probabile è che porti l’evoluzione.

Analizzando la prima parte del film notiamo che nel momento in cui il nostro antenato scimmiesco entra in contatto con il monolite ha un’epifania: capisce di poter usare un oggetto contundente per sopraffare il suo nemico. Successivamente il monolite nero trovato sulla luna invia un segnale che conduce l’uomo a Giove, così dopo 18 mesi un gruppo di astronauti viene inviato nei pressi del gigante del sistema solare. La missione diventa una vera e propria Odissea, una serie di peripezie fanno sì che rimanga un solo navigante dello spazio.

Giunto nei dintorni del quinto pianeta viene risucchiato in un tunnel spazio-temporale che lo porta in un luogo sconosciuto, dove avrà luogo la sua fine ma allo stesso tempo, una rinascita, con l’evoluzione in un feto astrale. Quindi da scimmia preistorica si passa all’uomo e da uomo a qualcosa di oltre-umano. C’è, dunque, un superamento dell’uomo inteso nei suoi limiti naturali e teoretici: soprattutto nel secondo elemento, la rinascita, infatti in quell’umano troppo umano, David Bowman, che diviene un dopo-umano, feto astrale, ci si presenta, se pur solo in alcuni echi, la tesi Nietzscheana. Ad avvalorare questa lettura possiamo fare riferimento al discorso che Nietzsche affronta in Zarathustra: Le tre metamorfosi (cammello, leone, fanciullo) di cui parla il filosofo portano ad un’evoluzione da animale a fanciullo, con la terza e ultima metamorfosi, ove il fanciullo è un ritorno alla libertà primordiale, ma che supera la sua condizione umana.

Ma cosa significano queste metamorfosi? Il cammello è colui che si sottomette agli ideali imposti dalla società, il leone colui che si ribella, il fanciullo il superamento dei vecchi valori e la creazione di nuovi, in particolare Nietzsche si riferisce al superamento delle idee religiose monoteistiche. Possiamo dunque pensare che Kubrick abbia voluto inserire nel film un ideale di concretezza attraverso l’astratto, di abbandonare le idee religiose che ancorano l’uomo a vecchi valori e di crearne di nuovi. Quindi il nostro viaggiatore, disperso nello spazio e tra le stelle, non regredisce a feto, ma si evolve a feto astrale, ad uno nuovo stadio dell’essere umano che si può pensare di definire astrale, un qualcosa di nuovo, la nascita di una nuova forma di vita superiore all’essere umano, quindi la nascita di nuovi valori (forza, audacia, capacità di dominio), di nuova cultura, di un nuovo mondo. Negli scritti di Nietzsche la figura del Übermensch (Oltreuomo) è ambigua, formata da una duplice visione, una volta verso una tracotanza animalesca e quindi alla violenza e l’altra a un superamento e alla creazione di nuovi valori, creati non da un uomo scelto dalla natura o dall’evoluzionismo bensì dal filosofo. In 2001: Odissea nello spazio Kubrick da solo un input dell’oltreuomo, ma il concetto rimane inespresso.

HAL 9000 il ciclope del 2001

Un altro elemento fondamentale del film è la tecnologia, o meglio, HAL 9000: il calcolatore dotato di intelligenza, della parola e che differisce dall’uomo, a primo impatto, solo nel corpo. Analizzando la storia del cinema, dalle sue origini e per tutto il corso del ‘900, possiamo notare un’altalenante visione della scienza, della tecnologia e dello scienziato e, a seconda della fiducia riposta in questa materia portatrice di innovazioni o di distruzione, anche i film, a loro volta, variano. Quando la società aveva meno fiducia nella scienza il cinema ha prodotto film horror in cui lo scienziato pazzo per errore o con malizia creava un qualcosa di dannoso per la società stessa; quando, invece, l’idea della scienza era forte la produzione del cinema horror si basava su un qualcosa di astratto e di genere fantastico con mostri come Dracula, per esempio. Nel decennio che va dal 1960 al 1970 evidentemente la società ha più fiducia nella scienza tanto che sarà la scienza stessa a portare la fine della guerra fredda con l’allunaggio. In 2001 Odissea nello spazio sicuramente vediamo una grande fiducia nella scienza e nella tecnologia, in quanto viene affiancato un calcolatore super intelligente agli esseri umani, ma notiamo una duplice visione della tecnologia anche quella più disastrosa e pericolosa, poiché HAL porterà la disfatta di quasi tutti gli umani nello spazio. Nella visione fallimentare HAL, un’iperbole del super-ego nato e costituitosi in una razionalità tale da non concepire l’errore umano, diventa però, infine, una sorta di ciclope dell’Odissea, mentre David Bowman lo sventurato Ulisse. Quest’ultimo prevale sulla tecnologia e su HAL. Così come Ulisse accecò il ciclope, Bowman lobotomizza HAL, e qui si scopre un particolare interessante ovvero che HAL è impazzito poiché gli è stato chiesto di mentire riguardo la missione, l’umanizzazione della macchina lo ha portato dalla perfezione all’imperfezione dell’uomo.

Quindi è giusto attribuire la colpa alla scienza, alla tecnologia? O la colpa ancora una volta ricade sull’uomo? Kubrick già nelle sue pellicole precedenti aveva espresso la sua visione pessimistica dell’umanità, anche qui ha voluto inserire questa suo pensiero? Anche in questa pellicola che si discosta e segna una cesura nella sua filmografia, in cui l’impatto visivo prende il sopravvento? Kubrick rimane un mistero.

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