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Memento – La Fiducia non è mai cieca

Non riesco a ricordarmi di dimenticarti.

Memento audere semper.

Così il Vate Gabriele D’Annunzio ricordava di osare sempre, omaggiando lo spirito degli Arditi a rischiare la propria vita in qualsivoglia battaglia, rendendo gloria, molte volte vana, alle imprese belliche che l’Italia appena cinquantenne compiva o, per lo meno, mirava di compiere.

Un’aforisma che rimarrà impresso come una delle più grandi citazioni latine allogene, una frase che costituirà il distinguo di uno dei più grandi e controversi poeti del decadentismo italiano.

Ma cosa vuol dire realmente ricordati di osare sempre?

Christopher Nolan ha provato a dare una spiegazione che inizia da molto lontano, dal tempo in cui Sant’Agostino rifletteva sul tempo, dal momento in cui Leonard Shelby soffre di amnesia anterograda.

Una malattia che impedisce di acquisire nuovi ricordi dal momento dell’insorgere della patologia. Una canaglia che imbriglia l’uomo soltanto in immagini fugaci, parole volatili, pensieri mai allineati. Una trappola distopica che proibisce la misura, l’esigenza di razionalizzare, la capacità di contare.

Uno, due, tre…sessanta. Un minuto. Un’ora. Un giorno. D’improvviso niente.

E’ così che lo spettatore si sente guardando Memento. Privo della sua capacità primordiale di assimilare, di presumere congiunzioni, di prefigurare causa e effetto. Una sensazione voluta, cercata nell’immedesimazione di chi guarda e di chi recita, tristemente assente quel giorno in cui Leonard non credette a Sammy Jankis, quel giorno in cui Leonard non credette a sé stesso.

memento

Perchè per credere a qualcuno o credere qualcosa, bisogna innanzitutto fidarsi. E la Fiducia non è mai cieca. Soltanto la Fede, quella sì è l’unica Fiducia cieca.

Fidarsi, infatti, non è una sensazione empirica come il caldo propagato dal calore dei corpi o il freddo delle lenzuola pulite. Non è nemmeno un amplesso razionale di processi analitici o algoritmi matematici. Fidarsi è un connubio. Metà percettivo e metà programmatico. E per un uomo come Leonard, privo di una qualsiasi deduzione mentale, Fidarsi è impresa assai utopica. Lui non può riavvolgere il nastro e tornare indietro nella mente. Ci prova con fotografie, con appunti, addirittura con tatuaggi ma ogni tentativo è perso. Così non può che affidarsi completamente al suo lato sensitivo, sperando almeno in sé stesso, pregando che almeno lui non menta.

Ma chi uomo non mente a sé stesso? Chi non mente per sentirsi meglio?

Nessuno.

Proprio come tutti anche Leonard si inganna. Si circonda di un castello di carta pronto a crollare da un momento all’altro, pur di avere uno scopo, una motivazione. Perchè senza memoria, senza ricordi, la volontà rimane l’unica àncora a cui aggrapparsi.

Volontà come vendetta.

Ciò che ancora lo mantiene in vita . Ciò che lo fa sentire vivo, presente su un mondo che non accetta chi dimentica. Testimone di una società basata sulla cultura del sospetto, inganno della mente che Leonard non possiede, che non può possedere.

La memoria non è affidabile, la Polizia stessa arresta in base ai fatti, non ai ricordi.

E’ per questo che ripete assiduamente ce la farò.  Tanto i pensieri, le parole rimangono irrealtà, nient’altro che prodotti del labirinto della mente, nient’altro che granelli di sabbia in un mare d’acqua costituto da fatti. Che non importa se ricorderà mai, che non sono parole o pensieri, ma azioni reali, puntuali, esistenti in uno spazio e in un tempo.

memento

Così, alla fine, conta soltanto agire, compiere, fare ciò che realmente si desidera. Fare ciò che il tempo non costringerà a rivalutare. Perché il tempo, cronologicamente diviso in passato, presente e futuro, porta inevitabilmente a rivalutare qualsiasi azione compiuta.

Era giusto ciò che ho fatto? Sarà giusto ciò che farò? Come sarebbe andata se avessi fatto così?

Pone un turbinio di domande che fatichi ad ignorare, che fatichi a non dare ascolto, come se fossi impotente, inerte nei confronti di una forza esterna, sovrannaturale, oggettiva.  Una forza che Nolan afferma di non essere assoluta. Perchè?

Perchè chi è che può fare a meno della propria storia individuale? Chi progetta le propria scelte non tenendo conto delle esperienze passate? Chi non pensa alle conseguenze future delle proprie decisioni?

Ancora una volta nessuno, tanto meno Leonard.

Un uomo che tenta di non programmare, che tenta di ignorare ma che alla fine si scoprirà aver progettato il proprio destino in base alle conseguenze nefaste che il passato crudele avrebbe potuto suggerire.

memento

E’ quindi soltanto a questo punto che intuiamo la reale portata dell’opera più celeberrima di Nolan. Impieghiamo ogni attimo della nostra esistenza a carpire momenti irripetibili che, un domani, costituiranno i ricordi nostalgici di un passato che fu, di un presente che non è, e di un futuro che chissà cosa sarà, senza capire l’importanza di ogni singolo evento della nostra vita, felice o triste che sia.

Cosa accadrebbe se tutto un tratto perdessimo quelle immagini?

Cosa accadrebbe se tutto un tratto non potessimo più sognare, progettare il futuro?

Sapremmo realmente chi siamo? Avremmo uno scopo per vivere?

Nolan è sicuro: Memento vivere. Anzi, come direbbe Leonard..

Il mondo continua ad esserci anche se chiudi gli occhi, no?

Leggi anche: Christopher Nolan – Il regista che trascende i generi.

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