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Slam Dunk – I believe I can fly

Slam Dunk.

Il tavolo degli arbitri si trova a pochi passi dalla linea laterale del campo, in mezzo alle panchine delle due squadre. Dietro ad esso vi siedono gli ufficiali di campo, che durante le partite coadiuvano gli ufficiali di gara. Adesso però il tavolo è occupato da un atleta della squadra dello Shohoku, in piedi su di esso.

La schiena fa male, e il dolore che all’inizio era solo velato, col passare delle partite si fa sempre più insistente e insopportabile. Ma non per questo il petto è meno gonfio e fiero di prima. Le luci che fino ad allora avevano illuminato lo spettacolo sul campo, adesso risplendono sulla testa del ragazzo, incendiando il rosso fuoco dei suoi capelli. Anche i compagni alle sue spalle sul parquet, così come i suoi avversari della scuola del Sannoh, stanno fissando il numero 10 stampato sulle sue spalle.

Il ragazzo ruba un quaderno dalle mani degli ufficiali di campo e, arrotolandolo a mò di megafono, se lo porta alla bocca. “Oggi la squadra del Sannoh verrà sconfitta! Da me: Hanamichi Sakuragi!”. Il pubblico che fino ad allora rumoreggiava vivacemente, adesso si zittisce davanti a quel gesto. D’altronde il minacciante è credibile, dato che in NBA sarebbe già stato in possesso del premio di Most Improved Player, il riconoscimento per chi si è migliorato maggiormente nel tempo. E, considerando che fino a poco tempo fa era solo un teppistello da strada, the sky is the limit.

Slam Dunk
Slam Dunk

Slam Dunk: Il genio del Basket

Non deve essere facile la vita di un mangaka in Giappone. Quando intendi pubblicare una tua opera, questa viene raccolta in episodi di appena 16 pagine su di una rivista settimanale, dove il pubblico è chiamato a votare le opere preferite con una cartolina allegata alla stessa rivista. Se la tua opera dovesse piazzarsi in bassa posizione nella classifica di gradimento per qualche settimana consecutiva, il manga viene subito messo in discussione e si vagliano proposte di modifica trama, anche molto pesanti. Inoltre se il pessimismo del pubblico prosegue, l’opera viene accompagnata alla chiusura dagli stessi editor della rivista.

Considerando che il basket non è propriamente lo sport nazionale in Giappone (diciamo nemmeno nelle prime dieci posizioni), si può percepire il genio di Takehiko Inoue. Proprio per questo l’opera parte inizialmente come una commedia liceale a base di sentimenti e scontri tra teppisti, per poi svoltare verso una deriva sportiva di carattere cestistico e di formazione.

Hanamichi Sakuragi è un teppistello di strada che si iscrive al primo anno del liceo dello Shohoku. Per conquistare la ragazza di cui si è innamorato, si iscrive nella squadra di basket della scuola, pur non essendo nemmeno a conoscenza delle regole, e odiando visceralmente quello sport.

Fino a quel momento l’eroe da fumetto veniva inteso come una figura messianica e già formata, come per esempio il perfetto Oliver Hutton in Holly & Benjy, o come l’imperturbabile Ken Shiro in Ken il Guerriero. Con Slam Dunk questo archetipo subisce una trasmutazione, divenendo una figura non potenziata di base, ma costretta al duro lavoro e a migliorarsi nel prosieguo della storia.

Inoltre, il protagonista funziona da spalla comica per gli altri, apparendo molto spesso come un idiota, e segnando la strada verso il futuro, verso figure come Monkey D. Luffy di One Piece o Naruto del manga omonimo. E in tutto questo il lettore del manga si rispecchia perfettamente, immedesimandosi nelle vicende narrate.

Oltretutto il resto della squadra non ha la sola funzione di comparsa come nel più classico degli schemi. Ogni personaggio è studiato a tavolino come in un perfetto schema di basket, con un proprio background di tutto rispetto, di cui alle volte ci vengono raccontati dei particolari così specifici che non spettano neanche al protagonista principale.

Inoltre, il team è composto da cinque elementi, un numero che caratterizza la storia dell’animazione giapponese, partendo da Supercar Gattiger e Vultus V, fino ad arrivare ai Cavalieri dello Zodiaco e i Power Rangers.

Slam Dunk: Upset, o l’arte di ribaltare il pronostico

Un altro punto di forza dell’opera di Inoue è senza dubbio il tema del riscatto. Come detto in precedenza, ogni giocatore del team ha i suoi punti deboli e i suoi limiti, e ognuno ha disegnato una propria via di riscatto verso la redenzione: Sakuragi da imbranato e teppista diventa un campione di costanza e di spirito; Mitsui da delinquente e deviato diventa l’anima della squadra attraverso il sacrificio; Rukawa da genio talentuoso e egoista diviene altruista sacrificandosi per la squadra; il capitano Akagi impara che fuori dalle proprie mura alle Nazionali ci sono giocatori molto forti e ciò che conta è il mettersi al servizio della squadra; il folletto Miyagi ritrova sé stesso attraverso il gioco.

Ma è tutta la squadra che compie un enorme salto di qualità e, da sconosciuta e sottovalutata, arriva a battere la squadra più nobile e titolata. Infatti, Slam Dunk assume anche la forma di racconto di formazione, concentrandosi anche sul racconto della società che si staglia intorno ai ragazzi della storia. Emblematica è la sfida finale contro la scuola del Sannoh Kogyo, laddove lo Shohoku rappresenta una scuola pubblica e popolare, dove è concesso avere capelli colorati, tagli fuori schema, orecchini e abbigliamento diversificato. Il Sannoh rappresenta invece quel collegio privato, probabilmente collegato ad una prestigiosa università, dove sono ammesse solo camicie bianche e capelli rasati.

Slam Dunk
Slam Dunk

Altro tiro, altro giro, altro regalo (SPOILER ALERT)

C’è chi sostiene che, per potersi definire un capolavoro, un’opera deve avere un finale degno di essa. C’è invece chi sostiene che il vero capolavoro viene segnato dalle emozioni che provi durante il viaggio, indipendentemente dalla meta finale. In Slam Dunk queste due scuole di pensiero potrebbero andare a braccetto insieme, visto che il genio di Inoue ci regala una chiusura da manuale.

Dove gli altri manga precedenti come Holly & Benjy portavano i protagonisti a dei mondiali con squadre con un solo campione, dove il team inspiegabilmente faceva di nuovo fatica, o Ken il Guerriero, che si inventava una seconda serie in contraddizione a quanto già fissato nel canone solo per allungare il brodo e vendere maggiormente, Slam Dunk ci regala un finale brusco e realistico, lontano dallo scopo di sfruttare la popolarità per compiacere l’industria editoriale.

Dopo la partita epica contro il Sannoh, i ragazzi dello Shohoku sono esausti e a pezzi ed escono dalle nazionali contro una squadra anonima. Addirittura il match non ci viene nemmeno mostrato, ma descritto solo nel risultato  in una singola e solitaria vignetta. D’altronde si tratta solo di basket a livello liceale, che rappresenta il ricordo di una breve stagione della giovinezza di un gruppo di ragazzi comuni.

All good things must come to an end.

 

Shohoku: #10 Hanamichi Sakuragi (ala grande), #11 Kaede Rukawa (ala piccola), #4 Takenori Akagi (centro), #7 Ryota Miyagi (playmaker), #14 Hisashi Mitsui (guardia tiratrice) – Sesto uomo, #5 Kiminobu Kogure (ala, guardia) – Coach, Mitsuyoshi Anzai.

Bonus Track:

  • Fort Minor – Remember The Name – 4:04

  • Kelly – I Believe I Can Fly  – 5:23

  • Space Jam – Theme Song – 4:11

 

LEGGI ANCHE: PSYCHO PASS – L’ ETERNA ILLUSIONE DI UNA SOCIETA’ PERFETTA

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