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Il Miracolo – L’uomo e l’inesplicabile

miracolo

Quando Alfred Hitchcock coniò il termine MacGuffin, sapeva che avrebbe attirato subito l’attenzione dello spettatore. Se ne servì per spiegare il ruolo della busta con 40000 dollari nel suo capolavoro, Psycho. Ma che cos’è un MacGuffin? E’ un mezzo, un qualcosa di importante per i protagonisti dell’opera in questione, ma che non possiede un vero significato per lo spettatore, e serve a fornire dinamicità a una trama come motore virtuale per un intrigo che solitamente si cela dietro la superficie. Un altro esempio può essere la misteriosa valigetta che percorre con noi gli episodi di Pulp Fiction, della quale non ci viene mai rivelato il suo luminoso contenuto.

Nella serie di Niccolò Ammaniti, possiamo chiamare in causa questa figura di MacGuffin, per spiegare cosa rappresenti l’oggetto che sta al centro di tutto, anche se, in fin dei conti e a giochi ultimati, resta da valutare se veramente non rappresenti un significato anche per lo spettatore.

Uomo di scienza, uomo di fede

 Miracolo

Una statuetta della Madonna inizia a piangere sangue nel nascondiglio di un boss e dopo il ritrovamento da parte delle forze dell’ordine, sconvolge la vite delle persone che entrano in contatto con questo fatto all’apparenza inspiegabile. L’essenza delle emozioni e delle azioni che Ammaniti ci vuole trasmettere, sbatte su di noi già dalla folgorante sigla di apertura. Sulle note de “Il Mondo” di Jimmy Fontana si sovrappongono immagini nette, chiare e precise che sottolineano la duplicità nello scontro tra due scuole differenti, due scuole poste agli antipodi e che sbattono tra di loro da sempre nella storia dell’umanità.

Istantanee di icone e oggetti sacri, insieme a frammenti di riti ecclesiastici di cardinali e preti davanti a folle di credenti, in contrapposizione a immagini al microscopio di esperimenti, analisi del sangue o di raggi x, per sottolineare la “guerra” che si combatte da millenni tra la fede e la scienza, tra il credere e il sapere, tra il bene spirituale e il bene materiale. Poi, i primi piani sulla statua della Madonna ci mostrano in controluce un sorriso sardonico e enigmatico, che ci ricorda immediatamente quello della Gioconda di Leonardo Da Vinci. Un mezzo sorriso, di chi vede questo mondo dall’esterno e si diverte nel vederlo rincorrere affannato un qualcosa che non sa neanche cosa sia. Come dice Jimmy Fontana nella sua canzone:

“…gira il mondo gira, nello spazio senza fine… un mondo, soltanto adesso io ti guardo, nel tuo silenzio io mi perdo… il mondo non si è fermato mai un momento”.

Vacillare davanti all’ignoto

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Davanti a una piccola statua della Madonna che piange sangue ininterrottamente (nove litri l’ora), girano e si intrecciano le vite di alcuni personaggi ne Il Miracolo, che nelle loro particolarità rappresentano perfettamente l’umanità contemporanea. La statua rappresenta quindi il vero motore scatenante della vicenda, mettendo in moto le azioni e le emozioni delle persone che vi entrano in contatto e che reagiscono nei modi più disparati.

Davanti all’inesplicabile e all’ignoto, o come ci suggerisce Ammaniti “al miracolo”, non reagiamo tutti allo stesso modo, ma ognuno si crea le proprie risposte, a stretto contatto con la propria personalità e la propria storia passata e presente. Accade così che un uomo egocentrico e che pensi solo per sé, si interroghi sul proprio ruolo nel mondo e sul compito che sembra gli sia stato affidato, per passare dal suo status di ateo fino al midollo, a uno più credente e laico. E un Padre, che conduceva una vita scandalosa e piena di vizi, che vede nel miracolo una via di redenzione verso tutti i peccati che ha commesso fino a quel momento nella via tortuosa della sua vita. In contrapposizione, una biologa affronta l’evento in maniera lucida, da vera donna di scienza, e intraprende un’indagine ossessiva per far luce sul mistero, facendo uso delle armi proprie della sua figura, le sperimentazioni.

Ma soprattutto c’è lo spettatore, che viene trascinato e sbalzato nei meandri della mente umana, un posto in cui risiedono mille sfaccettature della stessa creatura, ognuna plausibile e veritiera, ma profondamente diversa dall’altra che le sta accanto. Così viene da prendere le parti dell’una o dell’altro, della fede o della scienza, del credere ciecamente a qualcosa che ci è capitato dall’alto o indagarne puntigliosamente ogni piccolo particolare per arrivare a una spiegazione plausibile e reale.

Perché davanti ad un qualcosa che non ha spiegazione e che accade apparentemente per un potere inspiegabile, tutti diventiamo instabili, perché quelle che credevamo essere certezze vengono minate e gli appigli che prima credevamo saldi sentiamo sgretolarsi sotto le nostre mani.

Davanti all’ignoto e all’inesplicabile (al miracolo, appunto), l’uomo rimette in gioco sé stesso e le sue certezze, affrontando veramente i propri demoni interiori e il vero sé stesso. Chi è fortunato e forte ne esce cambiato e consapevole, mentre i deboli si perdono nella schizofrenia e in una strada senza ritorno verso l’oblio.

Leggi anche: Nella violenza ci dimentichiamo chi siamo Dogman –

Bonus Track:

  • Jimmy Fontana – Il Mondo – 2:46
  • Quasimodo Suite – The House Of The Rising Sun  – 3:43
  • Liquido – Narcotic – 3:54

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