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Il Sacrificio del Cervo Sacro – L’Horror della Borghesia

La cosa più importante nella vita è avere buoni amici

Dopo pochi minuti di buio, sulle note dello Stabat Mater di Schubert, il  Sacrificio del Cervo Sacro si apre con l’immagine di un intervento a cuore aperto. Il primo piano di un cuore palpitante, in tutta la sua naturalezza, ci trascina in una tragica vicenda di vendetta e sacrificio, in cui nulla è come appare. Steven, cardiologo dell’alta borghesia newyorkese, vive serenamente con la moglie Anna e i figli Bob e Kim. A loro insaputa, però, si incontra frequentemente con un ragazzo, Martin, a cui è legato da un passato fosco e misterioso, che nessuno conosce. Un giorno Bob comincia a presentare una strana malattia ed è allora che la verità su Steven e Martin verrà alla luce.

Il Sacrificio del Cervo Sacro

Come nel suo esordio internazionale, Kynodontas, Lathimos agisce con la freddezza di un chirurgo: con precisione spietata e senza alcuna discrezione, il regista sviscera la tipica famiglia neoborghese in ogni suo aspetto più grottesco e perverso, mostrandone l’ipocrisia e l’eccessiva sicurezza. Come fece Pasolini in Teorema, l’inserimento di un elemento anomalo dentro questo nucleo compatto cambierà per sempre le vite di tutti i familiari.
Il titolo del film è chiaramente ispirato alla tragedia di Euripide, l’Ifigenia in Aulide, tuttavia nella struttura rimanda molto di più a un altra tragedia dello stesso Euripide: le Baccanti.
Il film infatti è diviso in due parti: la prima parte potrebbe benissimo essere considerata un thriller psicologico, in perfetto stile hitchcockiano, mentre la seconda potrebbe ricordare una vicenda biblica, da un terribile presagio per l’avvenire all’esplosione di una disperata, crudele violenza.

Nella prima parte, Lanthimos ricorre a una fotografia impeccabile, fatta di immagini curatissime e disposizioni geometriche degli oggetti, esteticamente ispirate ai quadri di Hopper. Tuttavia ogni scena nasconde sempre qualcosa di inquietante che trasmette una sensazione di pericolo. Spesso le immagini, apparendo senza musica o suoni, lasciano un segno più profonodo nella mente dello spettatore, diventando così iconiche. In questa prima parte più ordinata e compatta, Lanthimos si rifà a Kubrick e a Haneke, adottando uno stile molto freddo: il ritmo è lento e gli attori recitano in maniera quasi meccanica, controllando gesti ed emozioni.

Il Sacrificio del Cervo Sacro

Nella seconda parte invece, questo perfetto equilibrio viene distrutto dall’ irrompere di elementi soprannaturali che sconvolgono la vita di Steven in un modo che non avremmo mai potuto immaginare. Il Sacrificio del Cervo Sacro si trasforma in un horror psicologico: il ritmo diventa sempre più incalzante e gli attori sempre più coinvolti emotivamente nella vicenda. Una menzione speciale va fatta alle musiche di Gyorgi Ligeti che riescono ad accentuare ancora di più la suspense. Il risvolto surrealista che assume il film era veramente difficile da prevedere. Lanthimos ricorda molto anche Buñuel in questo suo dramma dai toni dark, così grottesco e dissacrante. Lentamente il caos prende il controllo della realtà, il fantastico si mescola al reale e le pulsioni più recondite dei personaggi si scatenano. Ma alla fine è il reale a mettere davvero paura.

Il Sacrificio del Cervo Sacro

Dunque che cos’è il Sacrificio del cervo sacro? Un thriller? Un horror? Un dramma? Forse tutti e tre, forse nessuno. Non c’è né compiacimento né odio nel vedere la rovina di questa famiglia borghese.
Lanthimos fa un film scomodo e non teme di imporre la propria visione di cinema allo spettatore, costringendolo a prendere parte alla vicenda. Il Sacrificio del Cervo Sacro è infatti da interpretare, digerire e assimilare. Simboli, metafore, rimandi, frasi criptiche. Bisogna prestare attenzione ad ogni dettaglio per riuscire a cogliere ogni sfumatura, ma, se si riesce ad entrare nel racconto, il film coinvolge, spaventa, e lascia dentro un senso di vuoto e di malessere, difficile da mandare via.

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