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10 (+1) tra i Migliori Monologhi del Cinema

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10 (+1) tra i Migliori Monologhi del Cinema

4. Bill, la Sposa e la filosofia di Superman (di Andrea Martelli)

Bill, la Sposa e la filosofia di Superman

La Sposa sussulta sul divano. In piedi davanti a lei c’è Bill che le ha appena sparato un dardo nella coscia. La sostanza contenuta in esso, che inizia a farsi largo nelle vene,  è un siero della verità più potente del pentothal. Secondo Bill le donne sono solite mentire su certe questioni personali, specialmente se si rivolgono a persone per loro speciali. Ma “prima di arrivare al punto”, mentre il siero della verità circola nel corpo della Sposa penetrando in ogni angolo, Bill fa una lunga digressione, tirando in ballo persino i fumetti.

Quando si sceglie una storia da seguire si può essere catturati dai disegni e dalla minuziosità con cui sono riportati i particolari, oppure si può rimanere colpiti dalle scene di azione o di comicità spesso presenti nei fumetti contemporanei. Ma ciò che ha catturato Bill e lo ha fatto innamorare della storia di Superman è un’altra cosa: la sua mitologia e la morale che ci vuole insegnare. Negli altri fumetti il protagonista ha più o meno dei superpoteri (li ottiene nel corso della storia) e si crea un alter ego per “mascherarsi” e affrontare i propri nemici: Peter Parker diviene Spiderman e Bruce Wayne diventa Batman. In Superman invece la storia si rovescia. Quando i Kent lo trovano, avvolto nella coperta rossa che poi utilizzerà come mantello, è già in possesso dei suoi superpoteri: è già un supereroe dalla nascita, perchè non appartiene alla razza umana. Quindi per sopravvivere sulla Terra, è costretto a mescolarsi con gli umani confondendosi tra loro. In questo specifico caso quindi avviene la creazione di una maschera umana, Clark Kent. Per amalgamarsi bene, il Clark Kent immaginato da Superman è goffo, insicuro e codardo, a immagine e somiglianza di come ci vede l’uomo di Krypton. Arrivati quindi “al punto”, con questa splendida metafora Bill vuole far capire alla Sposa che la sua fuga da lui e il tentativo di rifarsi una nuova vita lontano, non avrebbe mai soffocato la sua vera natura. In pieno stile Tarantiniano, con uno splendido monologo ricco di pathos e colmo di riferimenti pop, Bill ci insegna che è inutile fuggire di fronte alle difficoltà che la vita ci pone davanti. Così come è inutile fuggire dalle persone scomode. Perchè alla fine i conti vanno sempre fatti con sè stessi, dai quali è impossibile fuggire o nascondersi.

 

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