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10 (+1) tra i Migliori Monologhi del Cinema

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10 (+1) tra i Migliori Monologhi del Cinema

5. Trainspotting – Alla fine cosa scegliamo? (di Carmine Esposito)

Scegli… scegli… scegli… ma perché bisognoa scegliere a tutti i costi? Che senso ha scegliere? Che senso ha scegliere per poi tuffarsi in un mare di aspettative disilluse, di promesse disattese, di futuri deludenti? Per andare incontro al disagio della precarietà di mille e uno lavori, alla corsa lungo la piramide sociale, alle crisi di mezza età, alle ansie da prestazione, ad un matrimonio fallito, a dei marmocchi urlanti e pedanti. Meglio l’eroina. È vero, ti uccide, ma almeno è un elemento talmente totalizzante nella tua vita, da non lasciare spazio a nient’altro. Almeno si può allagare quell’abisso che ci abita dentro con secchiate di limone e polverina bianca. Piuttosto che procedere a tentoni, in un mondo costruito su un volantino pubblicitario, tra telefonini ultima generazione o televisori ultra-piatti o macchine sportive o trapianti di capelli alla ricerca di pace. Alla ricerca di qualcosa che dia un senso a tutto questo sbattersi per nulla. Per smetterla di sembrare tanti piccoli scarafaggi che si agitano sulla schiena, incapaci di andare avanti ma anche indietro, completamente bloccati.

E poi che importa se chi ti vorrebbe costringere a questa scelta suicida sta ancora cercando la propria vita nel fondo di un bicchiere di whisky, nella posa di una ceneriera sporca, nell’inchiostro del pennarello al bingo. Che importa se tua madre, tuo padre, il tuo amico salutista, la tua fidanzatina della scuola, vivono come vacche indiane tra bar, fornelli e videopoker, in attesa che un tir li metta sotto per finirla con questa farsa. Che importa se sperano di chiuderti in una gabbia di noia borghese per sentirsi meno vuoti e meno autolesionisti, per mettere a tacere quella vocina che li spingerebbe sul baratro insieme a te con una vena nel braccio. Per loro devi solo scegliere. Non per te, naturalmente; non quello che vuoi, ovviamente; qualcosa di rassicurante e comprensibile, qualcosa che i tuoi genitori possono raccontare ai vicini sorseggiando thè con un goccio di gin. Oppure scegli la vita, e scegli di diluirla in un cucchiaino e sparartela in vena, un grammo alla volta.

 

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