Home News e Animali Notturni Archiviato A rainy day in New York, l'ultimo film di Woody Allen

Archiviato A rainy day in New York, l’ultimo film di Woody Allen

Woody Allen

Chiunque abbia mai amato Woody Allen ha sempre avuto una certezza: almeno una volta all’anno in sala esce un suo film. Infatti dal 1969 (Prendi i soldi e scappa, il suo debutto) al 2017 (Wonder Wheel) è sempre uscito un suo film ogni anno, con rare eccezioni. Perciò è allarmante sapere che il suo ultimo progetto, A Rainy Day in New York, finanziato da Amazon e pronto dallo scorso anno, non uscirà mai più.

A gennaio infatti il movimento #Metoo aveva spinto Amazon a sospendere l’uscita dell’ultimo lungometraggio di Allen. Ora però la sospensione è diventata definitiva, dato che il film non uscirà più. Film archiviato come si dice ad Hollywood: ritirato senza poter essere visto. Conseguenza forse inevitabile della nuova lotta alle streghe hollywoodiana perpetrata dai seguaci del #Metoo.Woody Allen

Tuttavia in questo clima di ostracismo generale in cui Kevin Spacey viene costretto a sparire nel nulla e James Gunn viene licenziato dalla Disney per un Tweet di 10 anni fa, ciò che più sconvolge è quanto le accuse verso Allen fossero datate. Fu infatti nel 92’ che l’ex moglie del regista, Mia Farrow, accusò il marito di aver molestato la figlia Dylan. Già allora, oltre 25 anni fa, Allen fu indagato e le accuse non furono comprovate, e non era mai stato incriminato prima d’ora.

Comunque ad Amazon sembra non interessare quale sia la verità, l’unica cosa che conta davvero è evitare eventuali polemiche e non esporsi a pubbliche critiche. Perciò meglio archiviare il film, per non fare la fine di Billionaire Boys Club con Kevin Spacey, condannato al flop finanziario con un incasso di appena 126 dollari. Pare inoltre che Amazon stia meditando di troncare il contratto a lungo termine con l’autore, anche a costo di pagare una penale, dopo che gli attori Chalamet e Hall, protagonisti del film archiviato, hanno devoluto il loro compenso a un’associazione antimolestie.Woody Allen

La sentenza quindi sembra essere decisa. I film di Woody Allen sono sempre stati un rischio economico: non sempre finiscono al primo posto al botteghino. Ma ora per un attore o un’attrice lavorare con lui significa risultare “complice del maniaco” agli occhi dell’opinione pubblica americana. L’unico modo per restare in gioco sarebbe cercare finanziamenti stranieri per progetti con attori non americani. Allen finora ha finanziato i suoi film vendendoli in anticipo ai distributori europei, mercato che gli è molto fedele.

Certo, è difficile che un autore del suo calibro si ritiri, ma pensare che non trovi più attori disposti a lavorare per lui e debba cercare altri produttori e altri distributori, è triste. Se poi pensiamo che uno dei più grandi registi viventi, che ha realizzato un film con Elle Fanning, Jude Law, Rebecca Hall e Timothée Chalamet è stato costretto a ritirarsi per delle accuse infondate e mai realmente accertate. Viene da chiedersi se saremo in grado di andare oltre il pregiudizio e considerare un film per ciò che è davvero: un prodotto artistico e non un banco di accusa per coloro che lo realizzano.

Leggi anche: Woody Allen- La trilogia della Giustizia metafisica

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