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Pegasus e Achille – Superare la Gloria del Sé

Spesso come spettatori o lettori ci troviamo a pensare quanto un personaggio possa travalicare i confini della sua storia e possa calarsi altrettanto bene dentro una vicenda completamente diversa, lontana anni luce sia come tempo, sia come cultura rispetto a dove ci è stato presentato. A volte sono forzature, o capricci dei fan che vedono perfettamente calzante il loro nuovo idolo in una favola già amata, solamente per soddisfare un voyeurismo personale, non perché esista un concreto parallelismo. Ma non è questo il caso, perché sin dalla loro genesi è innegabile che esistano caratteristiche comune tra i “Cavalieri dello Zodiaco”, manga scritto da Masami Kurumada, e i più famosi eroi della cultura greca. In quest’ottica non si può non vedere Seiya (Pegasus nella traduzione dell’anime all’italiana) perfetto nella dinamica del guerriero greco e del filone epico di cui sono protagonisti.

Per i profani, spero pochi, i Cavalieri del manga sono guerrieri al servizio della dea Atena, inviata da una suprema divinità non indicata sulla Terra. La dea, signora della pace e della giustizia, dovrà ricondurre, in un’epoca semi apocalittica l’umanità sulla retta via, e i precitati cavalieri, paladini devoti a tale divinità, hanno il compito di proteggerla. Non dobbiamo immaginare tali cavalieri in maniera classica, guerrieri sulla scia di Lancillotto oppure di Orlando: la componete spirituale di questi eroi è ben presente ed essi possono essere paragonati a semi-dei, grazie ai poteri derivanti dagli astri.

Questa loro caratteristica spiega dunque anche il titolo dell’anime in questione. E’ lo zodiaco, infatti, a dare l’energia al cosmo (ovvero l’aura) di Pegasus e dei suoi amici cavalieri di Atena, in vari gradi e, a seconda del titolo, questi cavalieri presentato poteri sempre più vicini alla sfera divina.

Seiya è il leader dei cavalieri di Bronzo, i protagonisti della storia, ed è il possessore dell’armatura di Pegasus, conquistata dopo durissimi addestramenti a Nuova Luxor.  A livello caratteriale risponde perfettamente ai canoni dei protagonisti degli anime giapponesi: testardo, caparbio, impulsivo, ricalca lo stereotipo adolescenziale, è meno intuitivo dei compagni ma, per sorte o forza di carattere, è sempre l’ultimo ad arrendersi, ed è sempre lui a sconfiggere il nemico finale di ogni serie. All’inizio il suo unico obiettivo è quello di indossare l’armatura per uno scopo personale: trovare la sorella da cui è stato separato e della quale si è persa ogni traccia. Ma con l’avanzare del manga viene conquistato dagli ideali di giustizia di Atena, e arriva a votare la propria esistenza al servizio della divinità, reincarnata in Saori Kido (sebbene nel manga inizialmente rifiuti di riconoscerne l’autorità) anteponendo la salvezza della dea, che rappresenta la giustizia e la salvezza dell’umanità in Terra, alla realizzazione di ogni altro suo desiderio.

La sua lealtà nei confronti del gruppo di cavalieri (Shiryu “Sirio” Il Dragone, Hyoga “Cristal” Il Cigno, Shun “Andromeda”, Ikki “Phoenix” della Fenice) e la profonda amicizia che li lega è stata fonte di ispirazione per chiunque abbia letto o visto l’opera. Spesso pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro, hanno portato all’estremo il concetto di “tutti per uno e uno per tutti”.

Ma Seiya solamente nel proseguire della storia diverrà il cavaliere più vicino alla dea Atena, consacrando la propria attività di guerriero ai dettami indicati dalla divinità della giustizia: rispetto nella lotta, onore per gli avversari, mai abusare dei propri poteri. Pegasus è istintivo e presuntuoso, vuole battersi, misurare le proprie abilità, ottenere la gloria per sé, cavaliere della costellazione di Pegaso. A servire la causa di Atena giungerà in un secondo momento. Egli inizialmente è egoista come molti guerrieri, brama di sublimare la sua sete di fama.

Ed è qui che è presente il link con la cultura greca, ed in particolare è possibile fare un parallelo con il più grande eroe dei poemi bellici: Achille.

La figura chiave della mitologia, ma anche della società della Grecia antica, è il guerriero. I Greci sono costantemente in guerra gli uni con gli altri, e non stupisce che la cultura greca si basi su racconti inneggianti al conflitto come l’Iliade, ma anche l’Odissea aiuta a comprendere perché l’eroismo e l’onore devono essere riconosciuti ai soldati. Il guerriero è colui che per una causa superiore, un valore o la Patria – comunque mai un interesse personale – è pronto a sacrificare tutto, in primis la propria vita.  Ogni guerriero in un attimo può perder tutto se stesso, ma solo dimostrandosi pronto a questa estrema rinuncia potrà ottenere “Kleos”, uno dei temi comuni dell’Iliade e l’Odissea.

Kleos (in greco antico: κλέος) può essere tradotta in “fama” o “gloria”, ed è legata ad un altro termine, Klyo (κλύω, dal Greco “ascoltare”), il cui significato implicito si sintetizza nell’espressione “ciò che gli altri sentono dire di te”. Un eroe greco ottiene dunque il Kleos solo attraverso gesta gloriose, o addirittura con la sua stessa morte. Nei poemi è lo status a cui ambire. Nell’Iliade il Kleos è guadagnato dagli eroi combattendo sul campo (ad esempio Ettore prima di morire contro Achille), mentre nell’Odissea esso rappresenta idealmente gli onori ricevuti da Ulisse al momento del ritorno, dopo la decennale ricerca della sua Itaca. Il concetto di Kleos è spesso correlato a quello di Aidos (il senso del dovere).

Con l’emersione della Polis, nel periodo classico della storia greca, che si colloca dopo la cosiddetta “Età Buia” (che va dal 1000 al 750 a.C), l’etica del guerriero omerico si trasforma in un ethos in cui la città-stato va a sostituire l’individuo stesso, divenendo il vertice dei valori. Essendo spostato l’accento dall’individuo alla collettività, l’obiettivo di un’oplita della Polis in quest’epoca diventa quello di guadagnare kleos per la sua città natale e, nel contempo, portare in alto l’onore sulla sua famiglia.

Achille è precedente a questa “nuova visione” del kleos. Era un semidio, essendo figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della nereide Teti, egli combatte principalmente per sé stesso, per la sua fama: è il miglior guerriero e vuole costantemente provarlo, cerca il suo limite sfidando chiunque, conscio che queste sue gesta, qualunque conclusione abbiano, morte o trionfo, accresceranno la sua kleos, non curandosi mai del suo popolo.

Il primo Seiya agisce esattamente come Achille, pur se immerso in un gruppo e in una causa non si batte ancora per essa, ma per lui e la sua armatura, combatte esclusivamente per il gusto di farlo, magari perseguendo fini personali. Entrambi si beano della loro forza: Achille, semi dio e re dei Mirmidoni discendenti diretti di Mirmidone, figlio di Zeus, e Seiya cavaliere di Pegasus, il cosmo più vicino alla dea Atena.

Il loro egoismo cessa solo davanti le persone che amano, Achille è amorevole nei confronti dell’amico fraterno Patroclo, mentre Seiya è profondamente legato ai cavalieri con cui difende Atena. Entrambi godono della vicinanza di diverse figure femminili, eppure mai sono soggiogati o influenzati dai loro sentimenti verso queste. Le loro prodezze sono anteposte a chiunque di esse, in una sorta di “machismo” estremizzato sembra quasi che esse siano un semplice svago, mai parte reale del loro essere guerrieri. Solo in seguito Pegasus maturerà, ma l’indole, l’istinto puro del guerriero lo porta a cercare ciò che cercava Achille.

Ma perché la kleos aveva per Achille, e quindi per i greci, così come per Pegasus, questa cruciale importanza nella formazione e nella vita di un guerriero?

In un’era in cui non esisteva un concetto di continuazione dell’individualità dopo la fine della vita (sia greca che nella finzione del manga), l’unica speranza era quella di raggiungere una “fama che non decade”. In un universo dove la materia impersonale esiste per sempre, mentre l’esistenza personale si estingueva alla morte, il più che poteva sopravvivere di quest’essere era una voce, una reputazione. Per questo il desiderio di immortalità – condizione propria solo degli dei ed antitetica all’esistenza umana – era affidato solo ai poeti e alla poesia, oppure agli eroi e alle loro gesta.

Seiya e Achille hanno entrambi questa voglia, scolpire il proprio nome nella storia e sono numerose le caratteristiche che li legano.

Ma se gli eroi omerici erano piatti nello sviluppo dei propri tratti, non lo sono quelli odierni. Pegasus si evolve, diventa ciò che Achille non potrà mai essere, diventa un possibile eroe della sopracitata polis greca, ossia un guerriero che combatte per una causa oltre che per sé stesso.

Vale ancora il concetto di kleos per Seiya, così come un altro caposaldo del mantra greco il concetto di timè (τιμή), il senso dell’onore dell’eroe omerico, che viene riconosciuto ad Achille esplicitamente da Platone nella “Apologia di Socrate” quando fa pronunciare a Socrate, nel dialogo con il suo accusatore Melèto “…secondo il tuo ragionamento sarebbero da stimare poco quei semidei e tutti gli altri che sono morti davanti a Troia, e in particolare i figlio di Tetide, il quale preferì affrontare la morte piuttosto che il disonore.”

Ma per Pegasus “fama” e “onore” passano in secondo piano, convinto dalle parole della dea, egli si rende conto che, qualora avesse agito tutta la vita come Achille, non avrebbe aiutato Atena a riportare pace e giustizia nel suo mondo. Avrebbe contribuito alla sconfitta e alla morte dei suoi amati compagni. Seiya intuisce il segreto più importante dei guerrieri: per quanto valorose siano le tue gesta, per quanto tu possa essere fedele al tuo onore, se ciò non ti conduce alla vittoria finale non è degno di essere seguito, poiché un vero guerriero non è egoista, ma altruista, poiché è pronto a sacrificare la vita per qualcosa di cui non potrà godere.

Il fascino della storia di Seiya e dei cavalieri, legati tanto alla mitologia greca quanto al misticismo, tramite fusione di citazioni, dettami e rimandi alla religione greca, al Buddhismo ed al Cristianesimo, lo rende un‘opera intramontabile: è ancora oggi uno dei manga più seguiti dagli amanti del genere. L’Iliade dei fumetti, appunto, pronta ad insegnare quella lezione che Pegasus è riuscito ad apprendere e che Achille, invece, no.

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