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Ratatouille – Il Sapore Agrodolce della Malinconia

 

Se amate il cibo e amate i film della Pixar allora anche voi avrete senz’altro amato Ratatouille, film del 2007, scritto e diretto da Brad Bird, premio Oscar nel 2008 per il Miglior Film d’Animazione, e non poteva essere altrimenti.

La ricetta di questo film è semplice, ma efficace, i due ingredienti preferiti dalla Pixar. Remy, il protagonista, è un topo che ha il sogno di cucinare, e un’improbabile amicizia con Alfredo Linguini, un essere umano, gli permetterà di raggiungere il suo scopo. Il tutto avviene nella città che rende l’ordinario straordinario: Parigi.
Ratatouille è un film senza tempo; non è il passato, non è il nostro presente, poiché essi si fondono in un istante che è sia Belle époque sia un giorno qualunque, un giorno d’oggi con suoni e sapori di ciò che ormai è remoto, divergenze che creano armonia e una piacevole nostalgia.

Il cibo e la cucina sono i veri protagonisti, l’emblema fondamentale, la metafora essenziale per ciò che avviene nella vita; sono musica, sono arte, rendono la pellicola un concerto di sapori dissonanti, ed è il nostro Remy che ci guida e mostra la melodia del tutto, che è delirante, ma, per questo, meravigliosa. Ratatouille ci porta ad assaggiare la musica dell’esistenza, assaporarla lentamente mentre ci porta via, lontano.

Un film come pochi

La Pixar ci ha donato un film sull’importanza dell’inseguire i propri sogni, ma, come al solito, non lo ha fatto in maniera banale.

Chiunque può cucinare

-Gusteau

Calandosi nelle atmosfere delle migliori pellicole francesi d’altri tempi, la storia di Ratatouille sembra presentarsi in maniera quasi scontata, esaltando fin da principio l’importanza e la forza dei desideri, che nulla può fermare, l’importanza del non guardare ciò che ti sei lasciato indietro, perdendoti così ciò che hai davanti.

Ma questo non è un film come tanti, questo è un film consapevole della realtà e del mondo in cui ci troviamo, che spesso ostacola coloro che hanno un sogno: il retrogusto amaro della vita.

Tutto questo è vissuto da un topo, una scelta intrigante, e un messaggio forte, che verrà più volte ripreso nella narrazione; un protagonista piccolo, di origini umili e dimesse, perché un grande talento può celarsi davvero in chiunque, nel più recondito e nascosto degli animi. E’ necessario essere intrepidi, avere coraggio, e anche se il nostro contesto di origine ci sbarra la strada “il cibo trova sempre coloro che amano cucinare” (Gusteau).
E così, qualunque sia la nostra vocazione, essa ci troverà se davvero l’amiamo.

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Remy

Il protagonista di Ratatouille incarna una metafora perfetta: conscio delle sue condizioni e del suo stesso essere, piccolo e indifeso, Remy sfida il mondo e cerca di raggiungere il suo obiettivo; così facendo affronta ogni le avversità, quelle contro le quali ognuno di noi si scontra nel momento in cui decide di inseguire il proprio sogno.
Il film vuole dirci anche questo, che la vita non è facile. A cominciare dalla famiglia, un nucleo che cerca di proteggerti perché sa quanto sia spaventosa la realtà, e così cerca di trascinarti indietro e rinchiuderti nel nido, finché non dimostri tutto il coraggio che hai. Ma anche questo potrebbe non bastare. Le difficoltà sono tali che si fa presto a perdere l’appetito.

Remy è l’emblema di come sia facile sentirsi un topo in trappola, in un mondo che cerca di schiacciarti e dove tutto è fragile. Basta poco perché qualcosa si rompa. Ci sentiamo topi perché siamo vulnerabili e abbiamo paura, ma forse proprio per questo dobbiamo andare avanti, con un po’ di fortuna, per aggiungere qualcosa di nostro a questo vecchio mondo stanco.

Bisogna saper dare un sapore nuovo alle cose.

Potrebbe essere, inoltre, un modo per trovare sé stessi e allontanare il dubbio che fino a ora si abbia solo finto. Remy ha paura di fingere di essere qualcuno che non è, fin quando non capisce che sono la sua vocazione e il suo talento a definirlo, non il suo passato o la sua natura, ma ciò che lui sceglie di diventare.

Cambiare fa parte della natura, è la parte della natura che possiamo influenzare e comincia quando lo decidiamo noi

-Remy

Una persona, una decisione, una pietanza, per piccole che possano essere possono cambiare tutto, perfino l’acre umore di Anton Ego, personaggio fondamentale che rende Ratatouille un autentico capolavoro.

Il Tempo Perduto di Ego

Questo film non vuole essere solo un omaggio al cinema della Francia, ma anche alla sua letteratura. Vi è una scena nel film che ne rappresenta l’essenza stessa e, inoltre, ne spiega il titolo. Vediamo Anton Ego, il famigerato critico gastronomico, pronto ad assaggiare il piatto che Remy gli ha preparato, e si tratta, guarda caso, della ratatouille. Proprio quel suo sapore delicato lo trasporta indietro nel tempo, quando era piccolo e triste e la mamma gli preparava la ratatouille per farlo felice; lo riporta quindi al tempo della felicità, un tempo che reputava ormai perduto, ma ora, grazie a quel piatto semplice e povero, lo ha ritrovato.

E’ questa una citazione al grande capolavoro letterario di Marcel Proust, Alla Ricerca del Tempo Perduto, in cui il protagonista, un uomo sconfortato dalla sua realtà, assaggia una madeleine (un dolce) che lo riporta con la memoria alla sua infanzia, spensierata e felice, e in quei ricordi comprende che la gioia che ha provato era reale. Secondo Proust non sai di essere felice, finché non ricordi di esserlo stato.
Entrambe le opere ci stanno dicendo che basta davvero poco, un piatto povero o un piccolo dolce, per suscitare in noi un tripudio di emozioni e sensazioni, sinfonie e sapori, che spesso appartengono al nostro passato e, ricordandoli, li riviviamo.

Ratatouille

Un titolo semplice, un piatto semplice, un’essenza profonda, che ci sprona a difendere ciò che è nuovo, imprevedibile, sorprendente. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: il nuovo ha bisogno di sostenitori.
Anche un’opera mediocre ha più anima dei giudizi che la definiscono tale: servono talento e dedizione, e si può arrivare a qualcosa di eccezionale.

Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque

-Anton Ego

Ratatouille, e questo articolo che vuole sostenerlo, come Ego elogia la ratatouille di Remy, si rivolgono ai cuori infranti, alle occasioni perdute, a quelle che ancora devono arrivare, ai malinconici e ai nostalgici, a quelli che hanno una passione e a tutti coloro che, nonostante tutto, hanno ancora il coraggio di avere un sogno.

E quale posto migliore di Parigi per sognare?

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