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The Neon Demon – L’Incubo della bellezza

The Neon Demon è un film diretto da Nicolas Winding Refn, apparso alla 69esima edizione del Festival di Cannes nell’anno 2016. Film forte, provocatorio, è ambientato all’interno della celebre città di Los Angeles. Fin da subito, siamo immersi in una Città degli Angeli “vuota”, abitata da manichini, involucri di plastica che si avvalgono del titolo di esseri umani, tutti presi verso un unico obiettivo: raggiungere la perferzione estetica. 

Trama (in pillole)

Sulla scena compare una giovane modella, Jesse, che, a suo dire, non ha nessuna tipologia di talento: non sa cantare, ballare, recitare, scrivere; ma è consapevole di essere carina e vuole guadagnarci.

Viene notata per la prima volta da colei che risulterà essere la sua (perfida) truccatrice, Ruby, la quale convincerà la giovanissima Jesse a prendere contatti con il mondo della moda. Detto, fatto.

La giovane protagonista viene ingaggiata da una proprietaria di agenzie per modelle che le organizza un incontro con un celebre fotografo, Jake McCarther. Da qui, tutto per lei sarà sempre in discesa, coadiuvata da un fattore che tutti immediatamente notano: Jesse è una bellezza naturale. In lei non vi sono interventi della mano umana; è una bellezza pura al cento per cento. Come si potrà evincere, questo genera le più profonde antipatie tra le sue colleghe le quali faranno di tutto pur di rovinare la vita di Jesse e di impadronirsi del suo “siero” per l’eterna bellezza.

Copernicanesimo Estetico

Lungi dal proseguire con la narrazione del film (col fine anche di evitare spoiler per i più curiosi) ciò che traspare all’interno della pellicola è proprio la forza dirompente dell’immagine, sia da un punto di vista cinematografico (colori forti, accesi, trucchi molto appariscenti) e sia da un punto di vista ideologico, la cui immagine si tramuta in parvenza a cui tutti sono automaticamente soggiogati.

La cultura della forma diventa la portavoce di quell’estetismo asfissiante. Nella stessa Los Angeles tutti sono modelli, fotografi, stilisti, truccatori, ebbri di bellezza al tal punto da ergerla a sovrastruttura umana, in cui conta solo gareggiare ed essere primi nella vetrina della vita.

The Neon Demon lascia questo “amaro” insegnamento. Certo, si potrebbe criticare il film per i troppi cliché (ad esempio: le modelle magre che non posso mangiare per timore di ingrassare e rovinare il loro plastico corpo), per scene fortemente disturbanti. Ma, forse, non è proprio il mondo della moda ad essere impostato da cliché e da scenari alquanto inquietanti? A tali quesiti i più esperti possono essere d’accordo o meno.

Ad ogni modo, il film porta all’attenzione l’idea che tutto ciò che sta al di fuori della bellezza è superfluo, inutile… noioso. La bellezza è ciò che conta; rendere affascinanti spiana le porte verso il successo; essere belli e perfetti fisicamente è un obiettivo che dobbiamo raggiungere a tutti i costi.

Bellezza fatale?

Perché un oggetto piace? Perché un oggetto suscita quelle determinate sensazioni che rientrano sotto quel canone che prende il nome di bellezza? Perché è proprio quest’ultima che affascina, colpisce, cattura?

Tali domande sono state, da sempre, principio per le più importanti riflessioni filosofiche, artistiche, letterarie dell’intera cultura occidentale, tanto da poter affermare (senza alcuna eccessiva pretesa) che la bellezza (e la sua visione) è alla base della nostra stessa cultura.

Dall’idea che il bello (e le sue relative riflessioni) esuli una esperienza di natura sensibile, divenendo una conoscenza mistica in cui è necessario non solo la semplice osservazione, ma una condizione tale in cui tutti i rispettivi sensi siano protesi alla manifestazione di ciò che suggelliamo a divino. All’idea che la bellezza ha uno spazio limitato, la cui stessa esperienza estetica è un puro esercizio che serve a creare un modello.

C’è stato un mutamento diacronico che ha spinto le più importanti menti a domandarsi: cosa è bello?

Di certo possiamo discutere per ore e ore, mettere in mezzo tutte quelle teorie incentrate sulla soggettività e oggettività della bellezza. Tuttavia, è lecito porre un quesito (che in fondo è anche il focus di questo articolo): e se la bellezza persuadesse al tal punto da farci annebbiare ogni contatto con la realtà, divenendo una feticista (e cinica) parvenza del mondo?

The Neon Demon cerca proprio di dare una risposta a questa domanda, coerente, tra l’altro, con la società odierna, in cui prevale quel principio di copernicanesimo estetico.

Conclusioni

Per concludere, in The Neon Demon la bellezza risulta essere fatale; costringe a trasformare l’individuo in una marionetta, il cui scopo è solo quello di intrattenere, procurare piacere, attrarre ed affossare tutto quelle qualità che ognuno possiede.

La bellezza, filtrata attraverso il film è solo un baratro eterno in cui l’uomo sprofonda e come un Narciso resta ammaliato, per sempre, dalla propria fugace, superflua e vana parvenza.

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