Home Settimane a Tema Il Cinema Biografico Morte di un matematico napoletano - L'equazione differenziale della vita

Morte di un matematico napoletano – L’equazione differenziale della vita

[…] Ed ecco che il disordine è oggi soprattutto un atteggiamento del cuore e della mente per resistere alla morte per banalizzazione, alla desertificazione degli spiriti e dell’intelligenza critica. Il disordine non è per forza nemico della disciplina e dell’impegno. Anzi esiste una disciplina dell’impegno e del disordine, nel senso dell’autonomia del giudizio e dell’azione rispetto agli ordinamenti costituiti che andrebbe insegnata nelle scuole.

Roberto Gramiccia – La regola del disordine

In matematica, il concetto di equazione differenziale viene utilizzato per studiare sistemi complessi e dinamici, che variano e si adattano ai mutamenti delle variabili descritte nelle equazioni stesse. È come un triangolo che ha un triangolo su ogni lato, e da lì si procede all’infinito. Visualizzare un qualcosa di simile nella propria mente non è semplice, ci vuole una buona dosa di immaginazione; vuol dire racchiudere in una forma geometrica chiusa, un concetto come l’infinito, come il caos. Ma pensandoci, un’equazione differenziale è simile ad un bimbo che cresce e diventa uomo; cambia a seconda degli stimoli che riceve dall’ambiente circostante e a sua volta cambia l’ambiente in cui è immerso. E proprio questa è stata la vita di Renato Caccioppoli: il caos di un’esistenza, il disordine della mente di un genio, racchiuso sotto le falde di un trench lungo e spiegazzato con una gardenia appuntata al bavero.

La vita quotidiana di Renato è un caos calmo. Un girovagare che, per chi non lo conosce, può sembrare casuale e confusionario, ma che invece rappresenta al meglio la sua natura, un genio che supera i limiti. Le sue giornate sono così, si dividono tra: le lezioni e gli esami all’università, in aule traboccanti di studenti curiosi e affascinati dal personaggio; le chiacchierate nei circoli culturali e politici della città; e le serate nei bar malfamati dei quartieri spagnoli, dove parlare di filosofia tra un cognac e una sigaretta fino a notte fonda, ingannando l’attesa prima di tornare a insegnare. In fondo non potrebbero essere altrimenti, perché il professore vuole incontrare la cultura in tutte le sue sfaccettature, e non pone confini alla sua fame di sapere. Il matematico è un vulcano in continua ebollizione, pronto a esplodere da un momento all’altro. Gli arde nelle viscere il fuoco eterno della conoscenza rubato da Prometeo, che dirada le tenebre della città dilaniata dalla guerra e rosicchiata dalle occupazioni militari.

E proprio nei colori della pellicola si riflette questo fuoco, che cammina per le strade al fianco del protagonista. È la luce del fuoco rivoluzionario che scorre nelle vene di Renato, quella fiaccola dell’anarchia che il tedoforo partenopeo ha ereditato dal nonno, Bakunin, e ha portato con sé per tutta la vita. La politica rimarrà, insieme alla matematica, un pilastro imprescindibile che lo impegnerà sempre e lo trascinerà nel gelo di un manicomio, ma che non riuscirà a chiuderlo dietro le sbarre delle segreterie di partito. Non si possono costruire barriere attorno al caos, non si può dare una regola al genio, bisogna solo osservarlo mentre si svolge libero proprio come un’equazione e godere della meraviglia che dispiega. Renato fonda circoli, giornali, raccoglie attorno alla sua figura passione, sostegno, masse; e mai soffrirà l’isolamento a cui condurranno le sue scelte. Il suo suicidio, infatti, è atipico. Non è spinto da sofferenze umane, assomiglia di più allo spegnersi naturale di una stella.

A spingere Caccioppoli a premere il grilletto in quel maggio maledetto non è la solitudine, l’abbandono degli affetti o le incomprensioni con gli allievi, i colleghi e i compagni di battaglie. Ad esplodergli nel cervello sono la normalità, la standardizzazione, la quiete. Non appena Renato si è trovato nella pace, dell’occhio di quel ciclone che era stata la sua vita fino a quel momento, ha capito che non poteva esistere nulla al termine del caos. Ha inserito un ultimo calcolo in quel sistema infinito di equazioni che è stato il suo cammino: una retta perfetta che dalla nuca è uscita da un foro al centro della fronte. Una retta per rompere il disordine di quel sistema complesso di equazioni differenziali, dare un equilibrio all’intreccio di numeri e variabili, su di un baricentro che annulla l’infinito e uccide il genio.

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