Home Cinebattiamo Cinema e Letteratura L'Amleto e il Comico - La Letteratura del Fallimento

L’Amleto e il Comico – La Letteratura del Fallimento

L’opera di William Shakespeare, oltre che per la sua immensità, colpisce per l’universalità dei temi trattati, per l’eterna attualità di drammi e tragedie che più volte sono state riproposte, rielaborate, ristudiate dai più grandi scrittori della storia. In questo senso, il peso esercitato da un dramma come Amleto sull’intera produzione shakespeariana non lascia di certo indifferenti; un’opera unica, singolare, spesso fonte d’ispirazione per diversi autori di diverse generazioni, ma tuttavia integra ed eterna nella sua grandezza.

Sarebbe dunque azzardato porre sullo stesso parallelo un autore come Shakespeare ed uno come Alan Moore, o meglio un’opera come l’Amleto e un graphic novel come Watchmen. Azzardato, sì, per mille questioni; tuttavia, esistono legami nascosti, piccoli agganci che accomunano le due opere e più di quanto ci si aspetti.

Amleto e il Comico: Il rovesciamento del testo

L’Amleto, come Watchmen, è un dramma atipico, per il semplice fatto che le convenzioni della tragedia classica vengono completamente abbattute; non si può definire una tragedia per mancanza dell’elemento tragico, o meglio, sospensione dell’elemento tragico. Le vicende di Amleto ruotano intorno all’azione incompiuta: Shakespeare rovescia completamente il testo prestabilito dai canoni della tragedia umanizzando allo stremo la figura di Amleto, che da eroe vendicativo e convinto delle proprie volontà si tramuta in uomo dalle mille maschere e dai mille volti, lunatico, commediante.

Stravolge ogni data certezza, ponendosi domande esistenziali che sconvolgono ogni singolo personaggio con il quale entra in contatto. In Amleto non viene solamente messa in dubbio la struttura classica della tragedia, bensì il ruolo dell’uomo nel mondo, le certezze di una civiltà fragile, piena di contraddizioni e di verità nascoste, il significato stesso della vita. Amleto non può procedere all’azione perché troppo impegnato a porre in dubbio la necessità dell’azione, il suo reale valore e la sua centralità.

AmletoQuesto tempo è scardinato! Oh, maledetto destino, che mai io sia nato per rimetterlo in sesto.

Parallelamente, per l’appunto, Watchmen è un unicum nel suo genere in quanto decostruisce la struttura classica del fumetto supereroistico; a partire dal crollo totale della contrapposizione fisica tra eroe e malvagio. Nessun membro degli Watchmen possiede un’identità definita, un’etichetta che permetta agli spettatori di classificarlo buono o cattivo; ognuno dei protagonisti del graphic novel di Moore emerge da uno scenario estremamente ambiguo, il che rende sfumati i contorni tra i diversi aspetti delle loro personalità.

In Watchmen, i ruoli assegnati dalla tradizione fumettistica crollano, il dramma esistenziale di ciascuno dei personaggi si frappone tra loro e i loro propositi di giustizia. Se l’Amleto è il dramma sull’impossibilità di vivere la tragedia, Watchmen è il dramma sull’impossibilità di vivere l’epica supereroistica.

Ed ogni singolo membro meriterebbe un’analisi dettagliata, per quanto ogni risvolto delle loro personalità si riveli fondamentale nello svolgersi degli eventi. Non solo per quanto riguarda gli Watchmen, ma allo stesso modo per i Minutemen, l’originale formazione del gruppo la cui storia è raccontata nei numeri di Before Watchmen e, assai più brevemente, nella meravigliosa sigla iniziale del film di Zack Snyder; sigla che sulle note di Bob Dylan ripercorre 30 anni di storia americana, nella quale irrompono con violenza le vicende narrate da Alan Moore.

Ma torniamo ad Amleto, e al fil rouge che lo collega direttamente ad un membro in particolare del graphic novel in questione, curiosamente l’unico ad aver fatto parte sia dei Minutemen che degli Watchmen: il Comico.

Il crollo delle fondamenta

Perché il Comico?

Il Comico è un simbolo. Dal momento della sua misteriosa morte hanno inizio le vicende narrate, ed esattamente come lo spettro del padre di Amleto, la sua anima ed il suo ricordo aleggiano nell’aria influenzando le azioni dei protagonisti. Il suo volto è presente solo nei ricordi dei suoi compagni, che a turno evocano un episodio del loro reciproco rapporto dandoci il loro personale ritratto del personaggio, trascendendo dunque dalla reale natura dell’uomo. Il trionfo del relativismo che nell’opera di Shakespeare striscia tra i pensieri e le congetture dei personaggi che circondano Amleto, formulanti mille ipotesi sull’origine della sua follia (amore per Ofelia, disperazione per la morte del padre, nostalgia?), ma incapaci di afferrare il minimo lampo di chiarezza.

Questo perché non esiste chiarezza. Una volta che crollano le fondamenta, che si abbattono gli schemi prestabiliti, è il caos a regnare. Caos che trova nella smorfia irriverente e nel sorriso sinistramente marchiato sul viso il suo simbolo principale, come già ci è mostrato dai numerosi agenti del caos che hanno invaso il nostro immaginario (superfluo persino elencarne i nomi).

AmletoIl Comico: Ma cosa ci è successo? Cos’è successo al sogno americano? -Cos’è successo al sogno americano? Che si è avverato! Lo stiamo ammirando.

In Amleto e nel Comico, il caos emerge lentamente dalle macerie di un senso che non esiste più, di una moralità che ha perso completamente la sua raison d’etre: il fratricidio dello zio, che ha sottratto ad Amleto trono e padre, come la guerra, il marciume e l’ipocrisia che hanno trasformato il Comico da icona eroica americana degli anni ’40 a spietato killer dall’inquietante sorriso stampato in faccia.

Legame tra i due personaggi che assume contorni ancor più marcati se si risale ai fatti antecedenti le vicende di Watchmen, narrati in Before Watchmen, che ritraggono un Comico estremamente afflitto dalla notizia della morte del presidente Kennedy, al quale era legato in modo particolare (sebbene nella sigla iniziale della pellicola del 2009 sia proprio il Comico ad assassinarlo dalla collina). Sarà questo evento a segnare definitivamente il suo passaggio dal costume giallo sgargiante dei Minuteman a quello oscuro e cupo degli Watchmen.

La morte di un Re, dunque, da una parte, la morte di un presidente dall’altra. Simboli di sicurezza, moralità e giustizia che crollano dall’alto, abbandonando i protagonisti tra le rovine di un mondo oramai privo d’umanità e di speranza nel futuro.

La lacerazione del Senso

Perché il futuro non è che un illusione, volta a distrarre dalla totale mancanza di un reale appiglio alla limpidezza, alla rettitudine.

Nel rovesciamento del parodico, del grottesco, il Comico e Amleto abbracciano la consapevolezza di quanto tutto sia futile, di quanto sia impossibile ridere per ultimi, di quanto la vita finisca per svelarsi come enorme messa in scena, come l’esasperatamente irriverente maschera della morte. L’uomo è semplicemente troppo debole, troppo schiavo della sua natura, e sopraffatto dall’inesorabile ed eterno sembrare, apparire, che impedisce qualsivoglia contatto con la realtà oggettiva.

AmletoIl Comico: E’ uno scherzo, è tutto uno scherzo. Madonna perdonami.

Non rimane dunque che un contraddittorio senso di malinconia, di nostalgia per un tempo lontano, puro nella sua chiarezza e nei suoi principi, ma sfocato, forse mai realmente vissuto. Il dramma dei due personaggi sta proprio nel loro canzonare, parodiare, ma alla fin fine rivelarsi come due vittime, sopraffatte da uno scherzo enormemente più grande di loro (nello specifico, l’imbroglio finale dello zio Claudio e di Laerte ed il piano utopico di Ozymandias). Il loro è un percorso a doppia direzione: comica, nel ridicolizzare l’altrui ingenuità ed arroganza, e tragica, nella consapevolezza della morte delle certezze e della fuga degli ideali.

E’ la nostalgia dell’Essere idealizzato, della forma compiuta e della corrispondenza tra parola e azione, della purezza. Ma tale nostalgia idealizzata marca ancor di più la mancanza di valore e verità che pervade l’universo di Amleto e del Comico. Sono dunque portati a lacerare il Senso compiuto e tramandato, ricercando nella finzione e nella parodia le uniche tracce di verità, gli unici confronti con la realtà.

“Ho sentito che creature colpevoli, assistendo a un dramma, son state colpite fin in fondo all’anima dallo stesso inganno della scena, al punto da rivelare subito le loro malefatte: perché l’assassino, anche se non ha lingua, parla con un organo miracoloso. A questi attori farò recitare qualcosa di simile all’assassino di mio padre, davanti a mio zio. Il dramma è la cosa dentro la quale catturerò la coscienza del Re.”
(le parole proferite da Amleto poco prima dello spettacolo teatrale, volto ad impressionare lo zio mostrandogli la pantomima delle sue stesse riprovevoli azioni; atto II, scena II)

“Il Comico aveva capito. Lo trattava come uno scherzo, ma aveva capito. Aveva visto il vero volto del XX secolo e aveva deciso di diventarne un riflesso, una parodia. Nessun altro aveva capito lo scherzo, per questo era solo. Ho sentito una barzelletta: un uomo va dal dottore. È depresso. Dice che la vita gli sembra dura e crudele. Dice che si sente solo in un mondo che lo minaccia e ciò che lo aspetta è vago e incerto. Il dottore dice: “La cura è semplice. In città c’è il grande clown Pagliacci. Vallo a vedere e ti tirerà su”. L’uomo scoppia in lacrime. “Ma dottore”, dice, “Pagliacci sono io”. Buona questa. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.”
(Rorschach ricorda il Comico; capitolo 2)

Amleto e il Comico: La morte come fine unica del dramma umano

E alla fine, cos’è che resta? Un paradiso popolato di orrori, un’umanità mutilata, un esercito di attori diretti alla loro tomba come a un letto, illudendosi di trovare significato in ciò per cui combattono. Ma che significato potrebbe mai esistere in tutto quel caos? Che senso potrebbe mai avere lottare contro la fortuna, contro la fatalità, contro la pioggia che cade sul giusto e sull’ingiusto ugualmente? Non esiste significato. E’ tutto un’eterna battuta, tutto uno scherzo. Uno spettacolo teatrale che si protrae fino al confronto finale con la morte, puntuale e spietata, al cui cospetto ogni maschera cade inesorabilmente.

Amleto

“Essere, o non essere, questa è la domanda: se sia più nobile per la mente sopportare i sassi e le frecce della oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, finirli. Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire fine alla stretta del cuore e ai mille tumulti naturali che eredita la carne.”
(Amleto, atto III scena I)

“Gente, siete ridicoli. Pensate che serva ancora a qualcosa giocare a cowboy e indiani? Pensate di risolvere qualcosa? Non serve a niente, e vi faccio vedere perchè non serve…
(dà fuoco ad una mappa degli USA con un accendino)
…perché tra trent’anni le armi nucleari voleranno come moscerini. Tutto finito, saremmo tutti polvere. E Ozymandias sarà l’uomo più intelligente sulla cenere.”
(Watchmen, capitolo 2)

 

La sospensione dell’azione, il porre in dubbio la reale consistenza dell’intervento umano, desolato e debole di fronte alla travolgente spietatezza della fatalità.

Per arrivare poi al pentimento finale. La catarsi, l’apice, il culmine della battuta; il sorriso tirato fino allo stremo che si tramuta di colpo in smorfia di dolore e rimpianto. Oramai soli, sprezzanti nei confronti di una natura umana maligna e peccatrice, orfana di qualsiasi tipo di modello da seguire. Consapevolezza, questa, che segna il punto cruciale del loro percorso, del loro tramutarsi in immagine distorta ed ironica di un’umanità ipocrita, falsa, debole. Fino al calare del sipario della morte.

Tutto il resto è silenzio.

 

Leggi anche: L’Era dell’Antieroe – Deadpool, Rorschach e Enzo di Jeeg Robot

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Billy Butcher – Amore e Guerra

Billy Butcher, un nome e un destino: butcher, infatti, significa macellaio. Ed è così che si presenta il personaggio interpretato da Karl Urban in...

Perché Joel Miller? | The Last Of Us

Bill: «Ti racconto una storia. C'era una volta qualcuno a cui tenevo davvero, una persona... qualcuno di cui mi prendevo cura. Ma in questo...

Tenet – Nolan e Rancore nella Macchina del tempo

Nolan e Rancore. Il primo dietro una macchina da presa, il secondo dentro la macchina del tempo: entrambi riavvolgono la storia del mondo. Esattamente...

Le notti bianche di Lost in Translation – L’intraducibilità della solitudine

Lost in Translation e Le notti bianche. «La poesia è ciò che si perde nella traduzione. Ed è anche ciò che si perde nell'interpretazione».  (Robert Frost) La...