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Il Realismo Emotivo: Amour – Amor vincit omnia

Amour

Amour narra la storia di Georges e Anne, due anziani maestri di musica in pensione. La loro esistenza scorre serena e tranquilla fra concerti, visite di vecchi allievi e teneri momenti di intimità. Tuttavia questa dolce vecchiaia viene improvvisamente travolta da una malattia: un ictus cardiaco che lascia Anne paralizzata per metà. Georges però non si dispera e continua ad accudire la moglie convalescente con l’aiuto di una badante. Ma proprio quando Anne sembra guarire, viene colpita da un altro ictus che la trascina in un coma vegetativo da cui non c’è ritorno. Devastato dalla condizione della moglie ridotta a un vegetale, Georges compirà un gesto estremo per preservare la dignità di Anne.

LA MORTE DI UN CORPO

Ci voleva un regista freddo e implacabile come Haneke per descrivere una coppia di ottantenni che guarda con dolore lo spettacolo della propria estinzione. Il regista tortura la sua protagonista introducendo nella sua vita un senso di precarietà costante. Infatti il suo dolore non è diretto e fulminante, ma graduale e umiliante. Lentamente la malattia si impossessa di lei privandola della sua vera essenza: il suo corpo. Dalla concezione del dolore all’invalidità motoria, Anne sperimenta l’agghiacciante sofferenza di vedersi privata della propria libertà fisica per essere ridotta a un vegetale amorfo, incapace di mangiare e respirare senza l’aiuto di qualcuno.

Amour

Per questa concezione fisica della vecchiaia come decadimento del corpo, si potrebbe fare un parallelismo con il romanzo di Pennac, Storia di un corpo. Nell’ultima parte del romanzo, infatti, il protagonista si trova a vedere la totale sconfitta del proprio corpo di fronte alla vecchiaia e di conseguenza sperimentare fisicamente la fine della propria libertà. In una lotta implacabile in cui la vecchiaia si diverte a privarlo via via dell’uso degli organi e a lasciarlo nella totale invalidità, il protagonista rimpiange la propria giovinezza e i momenti in cui era ancora padrone di sé.

In Amour, questa decadenza fisica non passa attraverso la descrizione delle parole ma attraverso la crudezza delle immagini. Lo stile documentaristico di Haneke, così austero e geometrico in ogni inquadratura, non risparmia allo spettatore alcun dettaglio. Anne infatti viene lasciata in totale balia della malattia, senza avere la possibilità di esprimere la propria sofferenza, ma solamente mostrandola in tutto il suo orrore. E, anche se l’angoscia di ciò che viene mostrato viene edulcorata dalla sublimità della messa in scena, la sofferenza della visione è assoluta. Infatti il dolore di Anne è sia visivo che uditivo: visivo nella percezione del suo corpo immobile e uditivo nell’ascolto dei suoi gemiti involontari che ci accompagnano come un lamento tragico.Amour

Il Sacrificio di un corpo

Di fronte a questo massacro fisico, Georges si trova a cavallo fra la vita e la morte. Inizialmente accetta senza remore il proprio ruolo di martire: decide di accudire la moglie e starle accanto durante la malattia, di vivere unicamente per lei. La scelta di Georges di annullarsi e di sacrificarsi, eclissando la propria esistenza, per salvare un’altra persona, ricorda molto la scelta di Alcesti.

Alcesti è un’eroina tragica moglie del re Admeto. Dato che Admeto è perseguitato da Thanatos, la morte, che lo reclama nel mondo dei morti, Alcesti decide di propria iniziativa di concedersi a Thanatos al posto dell’amato. Per questo gesto così nobile, l’eroina muore sacrificandosi per il marito. E così fa anche Georges. Fra farmaci, visite, medicinali e complicazioni di ogni tipo, sceglie di subire anche sul suo corpo il dolore fisico della moglie. E questo ruolo di martire è sopportabile per Georges, perché egli è spinto dall’amore a sopportare l’insopportabile pur di stare accanto ad Anne.

Tuttavia, quando la donna è colpita dal secondo ictus e diventa incurabile, il marito non riesce a sopportare più il dolore di vedere la moglie ridotta a un oggetto senza vita. Così, decide di consacrare il suo amore per lei nella morte, ponendo fine alle sue pene. Georges uccide Anne. L’uomo si fa carnefice di una donna destinata a morire e assume in sé il doppio ruolo di martire e carnefice.

Perciò Georges supera la figura di Alcesti: se quest’ultima infatti si sacrificava concedendosi alla morte, quindi di fatto uccidendosi, per amore del marito, Georges invece infligge prima a se stesso una morte psicologica e poi alla moglie una morte fisica. Alcesti si suicida per amore, Georges invece uccide per amore. E dopo l’omicidio della moglie, mentre il suo amore abbraccia la morte, Georges capisce che non ha più alcun motivo per stare al mondo. Perciò sigilla ogni fessura della casa, apre il gas e si addormenta accanto a Anne soffocando. Nell’ultima scena i due coniugi, ancora vivi e in forze, si ritrovano nell’aldilà e, dopo essersi preparati escono dal loro appartamento, verso una nuova vita.Amour

Conclusione

In un’angosciante tortura psicologica e fisica Haneke, seppur così freddo, fa nascere sentimenti di pura estasi. La perfetta estetica del regista austriaco però viene sovrastata dalla perfezione dei due attori protagonisti, immensi nella loro interpretazione. Amour fa tremare, rabbrividire, piangere ed emozionare, per poi liberarsi da ogni illusione.

Amour infatti mostra una via d’uscita, ma solo dopo aver scavato nel dramma esistenziale dell’uomo e nella corporeità della vita. infatti nell’epilogo, dopo tutto il dolore, immersa nel vuoto dell’esistenza resta soltanto la figlia Eva, ultimo emblema della speranza di vita. Nella silenziosa morte di quell’appartamento, invece di Georges e Anne resta solo l’ombra di un antico assoluto amore.

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