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L’ultima parola: La vera storia di Dalton Trumbo – Una parabola hollywoodiana di libertà e coraggio

Trumbo

Tratto dall’omonima biografia scritta da B. A. Cook, L’Ultima parola- La vera storia di Dalton Trumbo narra la vita dello sceneggiatore Dalton Trumbo e la sua lotta contro la Hollywood maccartista del dopoguerra. Nel 1947, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i rapporti fra gli Stati Uniti e l’URSS iniziano già ad incrinarsi. Di questo ostile clima politico risente anche l’opinione pubblica interna, con una crescente fobia di massa nei confronti del comunismo e dei suoi possibili sostenitori. Inizia così una caccia alle streghe nella quale Trumbo, già iscritto al Partito Comunista americano da prima della guerra, si ritrova immischiato. I personaggi dello spettacolo, più conservatori, come John Wayne e Hedda Hopper, subito si schierano dalla parte della maggioranza. Trumbo, all’apice della sua carriera di sceneggiatore, viene chiamato a testimoniare di fronte alla Commissione per le attività antiamericane e viene dichiarato colpevole di oltraggio. Viene quindi condannato alla prigione; perde il lavoro, la casa e la reputazione.

Ma, una volta uscito, comincia a lavorare sotto pseudonimo, riuscendo anche a vincere 2 Oscar. Uno per il film Vacanze romane e un altro per il film La grande corrida. I sospetti sulla sua attività di ghost writer crescono, ma vengono smentiti. Tuttavia, nel 1960, viene assunto da Otto Preminger e da Kirk Douglas, per scrivere le sceneggiature di Exodus e Spartacus. Entrambi annunciano poi pubblicamente che Trumbo è l’autore delle due opere. Questo contribuisce alla disfatta della lista nera degli autori comunisti. Kennedy stesso poi andrà a vedere Spartacus, e lo elogerà pubblicamente, insieme al suo autore.Trumbo

Questo biopic movie segna il battesimo di Jay Roach, affermato regista di commedie, nel cinema drammatico. Il risultato è un film interessante e ben realizzato, non esaltante, ma nemmeno monotono. L’ultima parola si inserisce in parte nella tradizione del biopic americano, un genere tipicamente hollywoodiano che fa capo al film Emilio Zola del 1933. Nel biopic viene narrata infatti la vita di un personaggio, generalmente intellettuale, che ha la forza di andare fuori dagli schemi e combattere in nome delle sue idee, rischiando più volte la sua reputazione e la sua stessa vita. Tuttavia L’ultima parola si estranea dalla tradizione del biopic perché sceglie di mostrare la storia di un personaggio che va contro il sistema hollywoodiano stesso a cui egli appartiene e a cui appartiene anche il genere del film. Perciò, il film  appartiene a un genere preciso, ma ne scardina anche gli elementi costitutivi.trumbo

Inoltre è significativo il fatto che la storia di Trumbo sia fin troppo reale e contemporanea. In un’epoca come la nostra in cui la caccia alle streghe maccartista è stata sostituita dalla caccia alle streghe perpetrata dal movimento #metoo, il triste destino a cui vengono condannati Trumbo e i suoi amici (non poter scrivere e creare capolavori artistici) non può non ricordare quello che viene riservato oggi a molti registi e attori. Perciò il film è ancora più estraneo alla tradizione del biopic perché critica il sistema Hollywoodiano nelle sue contraddizioni interne non solo in un determinato momento storico ma anche in chiave politica moderna. Tuttavia il film ha un problema fondamentale: la costruzione drammatica del protagonista.trumbo

Per quanto sia stato criticato per essersi troppo concentrato sulla vita privata di Trumbo e troppo poco sulla sua vita lavorativa, tuttavia questa non è la principale mancanza del film di Jay Roach. Certo, non si può criticare la performance di Cranston. L’attore di Breaking Bad dà vita a un personaggio febbrile, geniale. Trumbo è incredibilmente affascinante nella sua maniacale devozione alla scrittura, ma non è mai veramente in pericolo. Egli è sì un personaggio che sfida la morale comune e che lotta per le proprie idee, ma non diventa mai veramente un martire della libertà di parola. Trumbo si trova sempre in una comfort zone. Non soffre mai per la sua condizione e, anche quando viene attaccato dai suoi nemici, riesce sempre a cavarsela brillantemente senza mai rischiare di non farcela. Perciò il pubblico non si identifica mai in lui e non riesce a provare empatia. Trumbo è un personaggio che non commuove, perché non soffre e, per quanto la sua storia sia affascinante, pecca sempre di un mancato realismo che l’avrebbe resa più autentica.

Dunque il film è convincente nella sua critica al sistema hollywoodiano, ma fallace nella sua costruzione di un protagonista fin troppo eroico e poco realistico.

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