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L’enciclopedia del Villain: Pt. 2 Il Folle

Inutile negarlo, ogni grande sceneggiatura si basa su grandi personaggi, in grado di bucare lo schermo e catturare lo spettatore. Ma se nel creare un eroe uno scrittore ha spazio di manovra limitato, nel dare vita all’antagonista può avere libertà totale. Semplici, complessi, psicopatici, manovratori, mostri, macchine, entità malvagie e chi più ne ha più ne metta. La categoria degli antagonisti cinematografici è estremamente ricca ed eterogenea. Il cattivo perfetto in senso assoluto non esiste, ma ogni grande storia ne ha uno iconico, capace di restare impresso nella mente dello spettatore e di accoppiarsi perfettamente alle caratteristiche del protagonista, mettendolo quasi in secondo piano nei momenti in cui è in scena. In questo viaggio cercheremo di passare in rassegna le varie tipologie di villain passate alla storia, sfruttando esempi concreti, mettendone a nudo le caratteristiche e analizzando le chiavi del loro successo.

Pt. 2: Il Folle

Quella di folle è una categoria estremamente ampia, oltre che diffusa, nella cinematografia mondiale. E’ difficile darne una definizione: tendenzialmente lo si definisce con qualsiasi personaggio con problemi psicologici ed una visione distorta della realtà. Il folle è di solito un personaggio estremamente imprevedibile, difficile da affrontare proprio per l’impossibilità di conoscere la sua prossima mossa. Può anche però essere un esempio di psicopatico classico, privo di qualsiasi forma di empatia e rimorso, che non si ferma di fronte a nulla. La follia stessa può diventarne il punto di forza o di debolezza, proprio per il suo modo diverso di giocare le proprie carte rispetto ad un eroe privo di questi disturbi.

Annie Wilkes (Misery non deve morire)

Annie è uno dei personaggi più riusciti nati dalla prolifica mente di Stephen King. Per uno scrittore, in caso di incidente, chi meglio come soccorritrice di una gentile infermiera fan dei suoi libri? Probabilmente chiunque altro, se si parla del personaggio meravigliosamente interpretato da Kathy Bates.

Sulle prime Annie si mostra come una donna premurosa, molto attenta nel prendersi cura del suo scrittore preferito. Quando però scopre che lui nel suo ultimo libro ha ucciso la protagonista delle sue storie, lo scenario cambia rapidamente e lei comincia a dimostrare tutti i suoi problemi. Annie è infatti chiaramente bipolare: soffre di evidenti sbalzi d’umore fin dall’inizio del film, può essere su di giri senza motivo e altrettanto facilmente deprimersi in una notte di pioggia, per poi avere forti attacchi d’ira. La recitazione della Bates è eccezionale nel mettere in risalto questo tratto della sua personalità, capace di passare in un attimo dalla donna più amorevole del mondo alla più pericolosa e inquietante.

Annie è ossessionata da Paul Sheldon e la serie dei libri di Misery. E’ infatti la scoperta della morte del suo personaggio a farla scattare e quindi a rivelare la reale situazione in cui si è cacciato lo scrittore. La donna infatti è innamorata di lui e lo ha rapito in seguito all’incidente in modo da tenerlo per sé a tempo indeterminato. E’ infatti convinta che Dio abbia mandato lo scrittore da lei in modo da poterlo salvare. La sua possessività arriva a livelli tali da portarla ad azzoppare il povero scrittore per evitare che lui possa riprendere a camminare e quindi fuggire. Non solo, è talmente legata all’idea di rimanere per sempre con lo scrittore, da essere persino disposta a ucciderlo per poi suicidarsi.

La sua è una follia caratterizzata da deliri cronici e scatti d’ira, con tendenze narcisistiche, che si manifestano nel suo totale egoismo e nella convinzione di essere una prescelta.

Anton Chigurh (Non è un paese per vecchi)

Il villain del celebre film dei fratelli Coen è stato considerato da uno studio il più realistico psicopatico cinematografico: totalmente desensibilizzato alla violenza, non mostra la minima forma di compassione o rimorso per le sue azioni. Viene presentato come un sicario per un cartello della droga del Texas. Chigurh però non si limita ad uccidere quelli per cui è pagato, ma sostanzialmente massacra quasi la totalità di coloro che che incrociano la sua strada.

Allo stesso tempo è però evidente come il personaggio segua un suo personalissimo codice etico. Pur uccidendo quasi tutti i personaggi che incontra nel film, lascia a coloro che non gli sono d’intralcio la possibilità di salvarsi. Ha infatti una visione del mondo in cui tutto è deciso dal destino, dalla sorte, di cui lui è solo un mero esecutore. Le possibilità di sopravvivenza di chi incrocia la sua strada, ma non lo ostacola, è legata infatti al lancio della moneta. Non solo, per esempio sceglie di non uccidere, in una sorta di atto di rispetto, l’albergatrice che si rifiuta di dargli informazioni sul suo obiettivo. La sua imperscrutabilità, unita ad una totale assenza di pietà, è ciò che rende il personaggio terribilmente inquietante.

Il più chiaro esempio della sua pazzia è la celebre scena del lancio della moneta. Finora Anton ha ucciso ogni personaggio che ha incontrato dall’inizio del film e lo spettatore si aspetta che il negoziante faccia la stessa fine, che il lancio della moneta sia solo un pretesto. Invece l’uomo indovina, Chigurh lo risparmia e sembra anche genuinamente contento della cosa.

La sua psicopatia si manifesta in maniera evidente per via del senso di normalità con cui approccia ciò che fa. Per lui uccidere è una routine, che non evoca in lui alcuna forma di emotività.

Norman Bates (Psyco)

Quando si pensa al tema della follia in campo cinematografico, è inevitabile pensare al villain di uno dei più celebri film del maestro del brivido Alfred Hitchcock. E’ un personaggio chiaramente disturbato, segnato in maniera pesante dai traumi infantili, in particolare dalla possessività di sua madre Norma e dalla morte di suo padre. Con sua madre sviluppa un rapporto morboso ed esclusivo che culmina con l’uccisione di lei da parte del ragazzo quando la donna decide di avere una relazione con un altro uomo. E’ in seguito a questo evento che Norman sviluppa una seconda personalità, appunto quella della madre.

Quello che incontra Marion Crane appena arrivata al Bates Motel è chiaramente il Norman bravo ragazzo, che la accoglie e le offre la cena. Ha un atteggiamento positivo nonostante una vita difficile, si occupa della madre, tiene in piedi il motel nonostante ormai abbia pochissimi clienti. Peccato che quella sia solo la superficie. La personalità madre è infatti quella più pericolosa e violenta, su cui Norman scarica tutti i suoi tratti negativi. Essa prende vita ogni volta che Norman prova attrazione per un’altra donna, finendo per ucciderla per gelosia. In questa dicotomia è la madre ad avere il sopravvento tra le due personalità ed alla fine del film, come spiegato dallo psichiatra, questa raggiunge il totale predominio azzerando quella di Norman.

Il personaggio di Bates è profondamente disturbato: il conflitto che è in lui lo porta ad uccidere apparentemente senza rimorso, ma allo stesso tempo a rifiutarne categoricamente l’idea, scaricando ogni sua colpa sull’identità della madre.

Leggi anche: L’enciclopedia del Villain: Pt.1 Il Calcolatore

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