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Mr. Glass, David Dunn e Split – 24 variabili nell’equazione fra bene e male

Anno nuovo, nuovi cattivi. Il 17 gennaio nelle sale italiane uscirà Glass. Il film che si configura sia come sequel che come crossover di Unbreakable – Il predestinato (2000) e di Split (2016). Entrambe le pellicole sono dirette da M. Night Shyamalan. Ecco il trailer del prossimo film:

 

Nello stesso universo narrativo, a distanza di anni, Philadelphia è stata teatro di due eventi ben diversi. In primis del classico confronto dialettico fra bene e male, rispettivamente rappresentati da David Dunn (Bruce Willis) e Elijah Price (Samuel L. Jackson). Poi ha accolto la lotta più intima e sbiadita, ma non meno decisiva, tra le personalità che governano il corpo di Kevin Crumb (James McAvoy).

Shyamalan ha probabilmente voluto prima gettare le basi per la creazione di un villain fuori dagli schemi (Elijah Price), che solamente alla fine della pellicola del 2000 rivela la sua natura. Non solo, quello che sarà Mr. Glass forgia il suo scopo nella ricerca e nella scoperta dell’eroe che avrebbe dovuto combattere (David Dunn). Un po’ come il Joker non potrebbe uccidere Batman, pena la perdita del senso della propria esistenza.

In questo senso, Kevin Crumb, protagonista del film del 2016, rappresenterebbe la variabile in grado di complicare un’equazione già di per sé tutto fuorché banale. Anzi, visto che si parla di disturbo dissociativo d’identità, sarebbe più corretto dire le variabili, 24 per l’esattezza, tante sono le sue personalità.

C’è un elemento estremamente interessante che accomuna i tre personaggi ed è la loro presa di coscienza. Quella di David Dunn è la più limpida, un uomo dalle straordinarie capacità che solo grazie all’insistenza di Elijah scopre di possedere. La presa di coscienza del futuro uomo di vetro consiste invece nel realizzare nel tempo, attraverso i fumetti, che bene e male sono due elementi distinguibili ma inseparabili. Non potrebbe esistere l’uno senza l’altro.

Infine, la consapevolezza raggiunta da Kevin è sviluppata su un piano diverso, dal quale non è il corpo che illumina la mente – come nei due casi precedenti – ma è la mente che modella le capacità fisiche.

Se Cartesio tornasse in vita, sono sicuro che rimarrebbe affascinato dal tentativo di Shyamalan di creare un punto di contatto fra mente e corpo. La ghiandola pineale resa cinematograficamente.

 

Leggi anche: Arya Stark – L’identità è una menzogna?

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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