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Tutti gli Uomini del Presidente – Coraggio, eterna ossessione

Esistono storie che non sono semplici racconti ma poemi che erigono eroi, narrano battaglie, rivelano imprese magari sconosciute. È così fin dai tempi di Omero, ed è ancora così nei tempi dei Lirio Abbate o Paolo Borrometi. Difatti alcune storie sono più importanti di altre in virtù non solo dell’avvenimento in sé, ma anche della gloria che circonda colui che la racconta. Certo, se poi quella storia porta alle dimissioni dell’uomo più potente del mondo, va da sé che i loro cantastorie rimarranno nell’immaginario popolare.

È proprio così che l’inchiesta Watergate, che porterà alle dimissioni del Presidente Nixon, diviene più di una semplice indagine giornalistica. È qualcosa di inimmaginabile, di indefinibile, di totalmente astruso per chi, erroneamente, dà per scontato tutto e troppo.

Sì, perché ciò che appare scontato in realtà non lo è.

Basti pensare alla libertà di stampa, perennemente sott’attacco, o a qualsivoglia garanzia costituzionale, principio cardine di qualsiasi Stato di Diritto. Sembrano diritti così ovvi da non dovervi lottare , ma poi la cronaca dimostra che così non è.  È quindi allora che quei pochi guerrieri che lo fanno diventano i nuovi eroi, i nuovi Woodward e Bernstein. Due uomini qualunque che, come chiunque giunga alla vetta della propria arte, saranno ossessionati dal raggiungere la perfezione. In questo caso, nient’altro che la verità.

tutti gli uomini del presidente

Nixon Resigns

Dunque, siamo negli anni 70′, l’America è in piena età repubblicana e l’anticomunismo è un dovere più che un sentimento. Il Watergate Hotel, situato nel pieno centro di Washington, è la sede principale del Comitato Nazionale Democratico, l’organizzazione responsabile per la campagna e la raccolta fondi dell’omonimo partito. Lì, una calda sera di giugno del 72′, è accaduto qualcosa che mina:

il Primo Emendamento della Costituzione, la libertà di stampa e, forse, il futuro della nazione.

Che cosa di così grave potrà mai essere successo?

La polizia sorprende cinque uomini nel tentativo di intercettare le conversazioni che avvengono in quelle stanze. Tutti, in qualche modo, sono professionisti del settore, chi come ex agente CIA, chi come capo della sicurezza al Comitato per la Rielezione del Presidente Nixon. La vicenda è intricatissima, oltre che piuttosto riservata.

Ma la stampa in un primo momento non sembra essere interessata alla notizia. Fatta eccezione per il Washington Post, che invia il neoassunto redattore Bob Woodward nelle aule dove i cinque dovranno convalidare l’arresto. Luogo ove il mistero si infittisce ancor di più.

Qui si scoprirà che sul taccuino di uno degli scassinatori è presente il nome di un ex impiegato alla Casa Bianca e che i mandanti dell’effrazione sembrerebbero essere in qualche modo i vertici del Partito Repubblicano. Ma questo deve esser dimostrato e le prove paiono essere inaccessibili. O per lo meno, paiono essere davvero scottanti.

Ciò intimorirebbe chiunque non fosse capace di elevare il proprio spirito a quello dei valorosi guerrieri orientali d’un tempo, i samurai, maestri di perseveranza e disciplina. Ma sicuramente non Woodward e Carl Bernstein, la mano e la spada della redazione del Post. I due giornalisti che, complementari l’uno all’altro, indagheranno e, tassello dopo tassello, riusciranno a giungere a ciò che nemmeno lontanamente potesse essere immaginato: gli Stati Uniti come tutt’altro che la patria della libertà.

tutti gli uomini del presidente

Come detto inizialmente però, ciò che rende questa storia diversa da un semplice racconto giornalistico è il coraggio, o meglio ancora l’ossessione, che i due mostreranno nelle proprie parole. Quest’ultime, vista la loro portata, tutt’altro che semplici lemmi ma piuttosto raffiche che renderanno nudo il vero volto del potere (quel suono della macchina da scrivere che somiglia all’esplosione di un proiettile…).

Woodward e Bernstein divengono così la raffigurazione moderna degli Sherlock e Watson del Mastino di Baskerville. Sono uno spalla dell’altro, pronti a sorreggersi nel caso in cui uno dei due cadesse. Sono così diversi ma così simili, così impetuosi ma così razionali, così irruenti ma così obbedienti. Sono sé stessi, ognuno con la sua fonte anonima, ognuno migliore rispetto all’altro, ma ciascuno  consapevole della forza della propria scrittura. Ed è innanzitutto per questo che tutti sembrano fidarsi di loro, anche quando fidarsi equivale a diventare ciechi dinanzi a pericolose conseguenze.

Così mentre Bernstein è un accanito fumatore, a tratti isterico, ma dotato di una penna migliore di Woodward, quest’ultimo è un abile segugio, razionale, leader indiscusso dei due. Un mix letale che fa sì che entrambi possano andare oltre i propri limiti, sfidando anche le minacce del potente di turno. La paura diventa così coraggio, il coraggio si tramuta in tormento.

La verità diventa una forza motrice che spinge i due nelle stanze segrete della White House. Un mondo dove ogni passo in più vale un passo indietro, dove ogni domanda ne cela un’altra. Un mondo dove le risposte si faranno attendere, arrivando anni più tardi, sotto l’impeto delle sentenze che tempestano le redazioni di tutto il mondo al titolo:

Nixon Resigns.

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La forza di questo capolavoro, però, è sopratutto negli interpreti, forse ciascuno alla migliore apparizione delle rispettive carriere. Redford (che per chi scrive è il suo attore preferito…) e Hoffman funzionano come poche altre coppie nella storia della Settima Arte. L’ineffabile ma saggio direttore Jason Robards vincerà l’Oscar come miglior attore non protagonista. Hal Holbrook è la magnifica Gola Profonda (che successivamente si scoprirà essere l’allora numero 2 del FBI, Mark Felt) che si nasconde nelle oscure tenebre dei garage di Washington. L’unione fa la forza, e mai come questa volta fu così vero.

Lo scandalo del Watergate segnerà una delle tappe fondamentali dell’Occidente così come All the President’s Men la pietra miliare del cinema sul giornalismo investigativo. Un sasso su cui coraggio ed ossessione divengono un unicum su cui fondare le proprie certezze. Perché tanto il cammino verso la verità, pur tortuoso e impervio, sarà sempre l’unico possibile.

L’unico per cui ne sarà veramente valsa la pena.

Leggi anche: The Meyerowitz Stories –  Ritrarre un’umanità disfunzionale, osservare l’emotività, darsi una possibilità.

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