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Hooligans – Cosa ne è della violenza

Matt Buckner è un bravo ragazzo, studente di giornalismo ad Harvard. Viene espulso dall’università con l’accusa di spaccio di cocaina, la colpa è in realtà del suo compagno di stanza, il quale prova a rassicurarlo offrendogli del denaro. Matt quindi, disilluso e sconfitto, decide di andare a Londra da sua sorella Shannon, dove fa amicizia con il fratello di suo cognato, Pete Dunham, che lo presenta ai suoi amici. È il leader degli hooligans del West Ham United, football club londinese.

Da questo prologo si snodano le vicende del giovane, che  si ritroverà così catapultato in una guerra tra fazioni, vero e proprio motivo di vita per gli hooligans. E’ accolto nella “famiglia” e ne sposerà la filosofia, non tardando a rivestire un ruolo di rilievo tra i ranghi del gruppo.

Violenza: amica o nemica?

Essere un hooligan significa incontrarsi con altre persone con la stessa mentalità per combattere uno contro l’altro in uno scontro fisico, sotto  la bandiera di una certa squadra, o a volte di una città in generale. Significa provare odio verso altre persone, odio che merita di essere dimostrato ed inflitto. Odio che deve essere sfogato, nella sua forma più futile, che risulta essere la violenza.

È su questa traccia, che il film pone i suoi sviluppi. Il regista però, non si pone dalla parte di nessuno, mettendo semplicemente ciascuna pedina al proprio posto e analizzando e sviluppando ogni situazione. Vengono portati in scena i due volti della violenza: da un lato lo sbaglio di commettere atti barbarici verso il prossimo, dall’altro, l’immenso potere seduttivo che la violenza ha su ogni persona.

La trama gioca su questa ambivalenza, facendoci godere dei combattimenti più crudi per poi rivelarci i risvolti a cui portano. La violenza viene smembrata, presentandoci ogni suo lato ed ogni suo prezzo. Dalla dipendenza per il brivido da lei creato, allo spirito di gruppo che si ha quando si ha la sicurezza di altre persone alle spalle. Dalla trasformazione subita dal protagonista che acquista sicurezza, alle conseguenze disastrose che si riversano sulle persone a lui circostanti.

Amore ed odio

Il film infatti tratta temi molto importanti come l’amicizia, la lealtà verso il prossimo, la fiducia, l’opposizione all’emarginazione accettando in un solido gruppo un ragazzo straniero. L’essere uno “yankee” infatti, influisce pesantemente sull’integrazione di Matt nel gruppo. In particolare torna il sentimento dell’odio, provato da un ragazzo del gruppo, Bovver, che lo disprezza e ne è anche geloso. Odio contrapposto da Pete, che nomina lo yankee come suo “vice”.

Assistiamo ad un continuo alternarsi di odio e amore, del resto è questa la legge universale della natura. Il logos, così la definiva Eraclito già nel 550 a.C stipulando la sua dottrina dei contrari. I contrari, in quanto opposti, lottano fra di loro, ma nello stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro dato che vivono SOLO l’uno in virtù dell’altro. Niente esisterebbe se allo stesso tempo non esistesse anche il suo opposto.

L’odio, filone principale, non è soltanto verso altre squadre, ma si esplica anche all’interno della squadra di Pete e Matt (Green Street Elite, GSE). Infatti Bovver, sconvolto dalla gelosia e dal risentimento, si rivolge a Tommy Hatcher, violento capo degli acerrimi rivali, dicendogli che un giornalista infiltrato avrebbe creato problemi. Per incentivarlo ad intervenire contro Matt e gli altri membri del gruppo, Bovver confida ad Hatcher che nel loro pub, assieme allo Yankee, c’è “The Major”, col quale ha un conto in sospeso. Dieci anni prima infatti, il figlio dodicenne di Tommy, infatti, morì partecipando ad uno scontro con la GSE guidata allora da “The Major”.

Dalla micidiale rissa viene gravemente ferito Steve “the major”, fratello di Pete. Quest’ultimo organizza per il giorno dopo una resa dei conti definitiva. Ed è qui che entra di nuovo in gioco l’amore, contrapposto all’odio. Amore inteso nel senso di amicizia e fedeltà. Sentimento portato in scena da Matt che si unisce ai suoi oramai compagni di vita. Amore che esplode in Pete, il quale si sacrifica, rimanendo ucciso per salvare la famiglia del fratello da Hatcher, reso come folle dall’odio e intenzionato a procurare a “The Major” il dolore causato dalla perdita del figlio.

Il film risulta essere quindi un continuo susseguirsi ciclico di due sentimenti, tanto contrapposti, quanto complementari.

La pellicola affronta in modo patinato, ma onesto, il ben noto turbine di violenza ai margini degli stadi, contestualizzando la spirale di rabbia non solo come solito sfogo a frustrazioni quotidiane, bensì come catalizzatore capace di mascherare il vuoto esistenziale in senso più ampio. La componente violenta arriva ad essere completamente slegata da quella sportiva, ridotta a trascurabile pretesto.

Il cambiamento

Ciò che diviene fondamentale nel film, è quindi il cambiamento all’interno del protagonista. Da bravo ragazzo a hooligan sfrenato. Cambiamento, che di nuovo mostra le due facce della medaglia, infatti attraverso quest’esperienza, lo yankee impara la legge non scritta della strada, conosce i valori dell’amicizia, del cameratismo nel senso più valido che esista.

“Il bello non è sapere che i tuoi amici ti coprono le spalle, ma che tu le copri a loro.”

Prende fiducia in se stesso, impara a non indietreggiare  mai, neanche quando il nemico sembra più forte, numeroso o invincibile. Infatti tornato in America,il protagonista cercherà il suo ex compagno di stanza per riscuotere ciò che gli spetta.  Quando questo ammette di averlo illuso e di essere colpevole dell’ accusa di spaccio, registrando la conversazione, ha finalmente in mano la possibilità di riprendersi la sua vita. Il suo ex compagno lo colpisce alle spalle, non appena si accorge di essere stato incastrato, ma a differenza dal passato,il ragazzo questa volta con i riflessi pronti lo attacca e lo immobilizza. Nel momento in cui stava per colpirlo si ferma, SI FERMA! Non lo colpisce, ma potrebbe farlo. Ed è questa la chiave del film: non è più sottomesso e succube, ma non è nemmeno un picchiatore,nè perde il controllo.

Nella scena finale del film Matt si allontana, nel silenzio notturno, lungo una strada, intonando ad alta voce l’inno del West Ham United “I’m forever blowing bubbles”, tornando a respirare l’atmosfera tipica dei tanti pre-partita  vissuti assieme ai compagni di tifo.

Una bella occasione per Elijah Wood di liberarsi della piccola-grande ombra di Frodo.

 

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