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Brokeback Mountain – Storia di un amore proibito

Correva l’anno 2005 quando nelle sale di tutto il mondo approdava un film destinato ad entrare nella storia del cinema. Si tratta di Brokeback Mountain, pellicola diretta da Ang Lee tratta da un racconto firmato dalla scrittrice statunitense Annie Proulx.  In poco tempo Brokeback Mountain divenne un caso. Nessuna grande produzione hollywoodiana precedente aveva infatti affrontato la tematica dell’omosessualità in maniera così esplicita evidenziando il carattere bigotto di una società fondata sul culto della virilità maschile.

Siamo nel desolato Wyoming all’inizio degli anni 60. Il lavoro scarseggia e gli uomini sono costretti ricercare qualche impiego stagionale nel settore dell’allevamento di bestiame. Fra loro ci sono anche Ennis e Jack, due ragazzi assunti da un allevatore locale per condurre al pascolo di Brokeback Mountain un gregge di pecore. Ennis e Jack iniziano la loro avventura da completi estranei, ma la solitudine forzata di quel campeggio fra i monti li porta ad approfondire la loro conoscenza. I due non potrebbero essere più diversi. Ennis è schivo, taciturno e poco incline ad instaurare rapporti d’amicizia. Jack è invece un ragazzo allegro e solare che ama partecipare ai rodei e suonare la sua inseparabile armonica. Ma si sa, gli opposti si attraggono e fra le alture di Brokeback Mountain i ragazzi finiscono con l’innamorarsi. Terminata la stagione lavorativa, i due tornano a casa e riprendono le loro vite. Si sposano con le loro rispettive compagne, mettono al mondo dei figli e nessuno (o quasi) si accorge della passione che li lega. Per circa venti anni riescono a rimanere in contatto e a vedersi sporadicamente. Purtroppo però i tempi per un amore omosessuale non sono maturi, e Ennis e Jack sono consapevoli di non avere alcuna possibilità di vedere la loro storia terminare con un lieto fine.

Per quanto il racconto nato dalla penna di Annie Proulx non sia ispirato a fatti realmente accaduti, dipinge una realtà assolutamente verosimile per l’epoca. Un uomo nato e cresciuto nelle terre selvagge del Wyoming deve assolutamente essere un concentrato di rude mascolinità. Deve fare mestieri pesanti, non deve far trapelare il suo lato sensibile e da bravo capofamiglia deve saper gestire la sua stirpe in modo sicuro e deciso. L’omosessualità non è minimamente contemplata. Per il “vero” uomo, virile e sicuro di sé, sarebbe inaccettabile provare sentimenti per un altro uomo. Così, mentre Ennis caratterialmente sembra essere più incline a mantenere le sembianze del maschio alfa, Jack invece riesce ad accettare la sua identità sessuale, tanto da voler dare una chance alla loro storia. Anche lui però si ritrova a fare un passo indietro di fronte alla triste realtà e realizza quanto sia impossibile esprimere la propria “diversità” in una società fortemente maschilista in cui i ruoli di genere sono fissi e stereotipati.

La storia struggente di Ennis e Jack colpisce come un pugno nello stomaco e ci induce ad apprezzare le maggiori tutele contro la discriminazione su base sessuale introdotte negli ultimi decenni. Ma ad oggi siamo davvero sicuri che la società sia mentalmente progredita al punto da eliminare qualsiasi tipo di pregiudizio nei confronti dell’omosessualità? L’accoglienza riservata a Brokeback Mountain può rispondere a questo quesito.

Quando il film arrivò nelle sale conquistò subito il consenso di pubblico e critica. Tutti elogiarono la regia di Ang Lee e le straordinarie interpretazioni di Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, tanto da far guadagnare alla pellicola ben tre premi Oscar su otto nomination, quattro Golden Globe e numerosi altri premi. Al di là di questo successo soddisfacente non va dimenticato come la censura si abbatté come una mannaia sulla distribuzione del film. L’imposizione di divieti su pellicole contenenti scene di sesso è d’obbligo. Con Brokeback Mountain però si andò decisamente oltre. In alcuni Paesi il film non venne mai distribuito e persino negli Stati Uniti dei cinema rifiutarono di proiettarlo. Non c’è molto da aggiungere. Questa fu una chiara dimostrazione che in certi contesti la mentalità non era poi così distante da quella dei bigotti residenti del Wyoming di cinquanta anni fa.

In Italia le cose non andarono tanto meglio. In molti forse ricorderanno la polemica scoppiata attorno alla prima messa in onda televisiva di Brokeback Mountain. In quell’occasione vennero cancellate le scene dei baci e del rapporto sessuale consumato fra i due protagonisti, malgrado nessuna inquadratura mostrasse i due attori nudi. Michelle Williams e Anne Hathaway apparvero invece senza problemi a seno scoperto e le scene di sesso eterosessuale non vennero affatto rimaneggiate. A questo punto è evidente che i vertici dell’emittente che si occuparono della trasmissione del film non giudicarono il pubblico italiano pronto a vedere neanche un bacio fra due uomini, mentre la nudità delle due interpreti femminili e la scena di sesso più che esplicito fra Ennis e sua moglie Alma vennero considerate ampiamente tollerabili dagli spettatori.

Nonostante questi episodi non proprio encomiabili, Brokeback Mountain rimane ancora oggi una pietra miliare nella storia del cinema e rappresenta una svolta nel modo di raffigurare l’amore omosessuale. Già prima di Ang Lee altri registi avevano toccato la tematica. Qui però ci troviamo di fronte non ad un film indipendente, ma ad una grande produzione hollywoodiana con protagonisti due attori già molto conosciuti al grande pubblico. Ci troviamo di fronte ad un film che ha avuto la possibilità scatenare un eco più potente rispetto ai suoi predecessori e che magari è riuscito a scuotere almeno un po’ la coscienza di chi non è in grado di accettare che oltre al bianco e al nero esistano numerosissimi altri colori, e che ogni colore è bellissimo a modo suo.

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