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Perchè Superman non ha successo al cinema?

Siamo nell’era dei Cinecomic, l’era nella quale le persone fanno fatica a trovare esempi nella realtà, per cui qualunque loro variante è ben accetta.

Forse questo è un problema cronico nella storia dell’uomo, il bisogno di dilatazione oltre il reale dei propri sguardi, nel perpetuo bisogno di figurare e cercare esseri che possiedano a pieno qualità in noi sempre più oscurate. Oppure possiamo cercare un altro fine, la costruzione di un eroe come un portatore di un messaggio che l’autore ha a cuore e che vuole divulgare. Dunque non ci sarebbe una ricerca dell’eroe ma del significato verso cui l’eroe ci veicola.

E forse a volte lo è stato quel mezzo necessario, altre meno, perché di eroi in questo cangiante, ora grigio, Mondo ce ne so stati, forse alcuni ne abbiamo inventati perché speriamo fungano da preghiera che verrà esaudita.

Nel campo dei comics, fucina di talenti poi trasferiti su celluloide, il primo di tutti fu Superman, nell’anno del Signore 1933. Come molti primi amori è difficile da dimenticare ed il ricordo anziché sbiadire acquista nitidezza, tanto da dover essere dissetato con qualcosa di diverso dal fumetto. Fu così che dopo l’overdose dei 4 film con protagonista Christopher Reeve, l’Uomo d’Acciaio ha dovuto tirar fuori di nuovo il mantello dall’armadio, produzioni milionarie lo hanno preso e catapultato di nuovo sul grande schermo, sperando potesse essere adorato. Ma il destino è stato avverso al figlio di Krypton, non solo una volta, ma ben tre. Sembra essere un personaggio maledetto, un protagonista amatissimo che però non trova la sua strada, o la sua sceneggiatura. Ma al di là dei difetti cinematografici, data l’apparente impossibilità di non riuscire a partorire un prodotto efficace al cinema, sorge spontanea una domanda: e se Kal-el non fosse un personaggio da cinema? Se qualunque film si costruisse su di lui questo non risultasse credibile agli occhi di critica e pubblico?

Abbiamo sviscerato tre elementi che forse possono farci comprendere meglio il fenomeno del perché il primo, e per alcuni più grande, eroe dei fumetti non avrà successo al cinema.

  • Bisogna fare un breve excursus storico. Nel 1932 il neo presidente degli USA, il democratico Roosvlet, per risollevare gli Stati Uniti dal baratro in cui erano sprofondati a seguito della crisi del 1929, vara una serie di riforme economiche passate alla storia come “il New Deal”. Ma la portata di tali modifiche rese necessario un consenso popolare forte oltre a quello politico, una incondizionata fiducia che gli americani non avevano più per le istituzioni visto il loro stato di crisi. Fu così che avvenne la nascita di Superman, un fumetto sì, ma un fumetto di propaganda. L’icona dell’Uomo d’Acciaio doveva servire l’American Way, da qui il colore dei suoi abiti e il suo battersi per la causa presidenziale, dato che lo stesso Roosvelt è presente in vari albi di questo periodo. Ci piace indicare in Roosevelt uno dei padri di Superman e ci piace altresì vedere nelle strisce di questo massiccio eroe in calzamaglia una realizzazione artistica dello spirito di rinascita e vigoria che pervade i famosi “discorsi davanti al caminetto” di Roosevelt alla sua nazione. Questo legame non si è mai dissolto, non è mai venuto meno, ne è stato mai ridiscusso in nessun albo. I maligni diranno che anche la rivale Marvel con Captain America ha il suo prodigio a stelle e strisce ma di successo. In quel caso la genesi del personaggio e la sua storia è totalmente diversa, e l’aspetto patriottico è venuto meno dinanzi all’evoluzione della storia di Cap. Superman invece ne rimane zavorrato, troppo perfetto nella sua immagine di “mascotte”, senza mai una strappo, un rigurgito di ribellione. Questo aspetto potrebbe costituire il primo problema.

  • Anche i più dormienti tra noi avranno inteso la traduzione di “Superuomo” di nietzscheana memoria, ma le caratteristiche dei suoi poteri lo pongono su un piano differente. Se quando ci viene presentato Superman non ha altri poteri che peculiarità umane ma in forma super (superforza, superudito, supersalto, superintelligenza, ecc), nel corso dell’albo arriva ad ottenere poteri illimitati, divini senza mezzi termini. Proprio questa sua elevazione, e non evoluzione, lo distacca completamente dal panorama dei comics. Il pubblico è privo di empatia nei suoi confronti in quanto è un Dio, non un uomo. Per quanto voglia apparire sensibile e impacciato da Clark Kent e far palpitare i cuori con la sua storia d’amore con Loise, Superman rimane un Dio. E la sua divinità è difficile da rendere in un film, da rendere credibile su pellicola e fruibile a tutti. Perché di base gli Dei non si amano, si temono, e si spera sempre che sia sconfessata la loro divinità. Il recente duello con Batman ha rappresentato un errore madornale. Il Cavaliere Oscuro non solo è un protagonista cinematografico di successo, ma la sua storia è una storia di vicinanza addirittura di immedesimazione del pubblico. Un bambino rimasto orfano, testimone dell’assassinio dei suoi genitori, privo di alcun potere che combatte a rischio della propria vita contro ogni tipo di minaccia. Non c’è partita, né confronto. L’Uomo d’Acciaio anche se è stato confrontato come uomo non può reggere il duello, perché è divino.

  • Esiste purtroppo ancora una distanza tra Superman e il suo potenziale pubblico: il Perché. Perché mai egli abbia anche solo considerato di intraprendere un percorso di altruismo. È un individuo che potrebbe avere qualsiasi cosa desideri, dai poteri divini, immortale ed invulnerabile. Quindi perché? Qual è stato il trigged di Superman? Bisogna ri-narrare il mito di Superman per il pubblico moderno e rispondere alla domanda su chi egli veramente sia: un essere alieno ed è probabilmente più solo in questo mondo di chiunque altro mai. Questa è la chiave. Il desiderio di appartenenza è un aspetto fondamentale della natura umana e Kal-El prova lo stesso basilare bisogno di comunità condiviso da tutti quelli che lo circondano. Come si connette Kal-El con il mondo intorno a lui? Non voltando le spalle alla sua eredità aliena, ma abbracciandola: solo agendo nel pieno del suo potenziale, piuttosto che nascondendosi nelle retrovie dietro un paio di occhiali finti, egli può autenticamente partecipare nel mondo. Solo essendo apertamente kryptoniano può anche essere terrestre. Quando vive come chi veramente è, pienamente e autenticamente, egli occupa il giusto posto nella comunità, nella quale può infine trovare appartenenza e soddisfazione. Indossando un’uniforme che con orgoglio celebra e onora la sua razza – essendo realizzata sulla base della bandiera che i suoi genitori gli hanno lasciato per accompagnare il suo viaggio – vola nei cieli saldo e senza vergogna. Il paradosso risultante è che Superman può essere un lampante esempio del valore dell’eroismo altruistico, ma realizza ciò agendo nel proprio stesso interesse personale.

L’ultimo punto è quello chiave. Non si può presentare il personaggio di Superman fatto e finito, è necessario scavare dentro Clark, spogliare la divinità di tutti i suoi poteri, renderla umana e poi ri-elevarla. Un lavoro simile a quello fatto dalla serie Smallville (no, non sono impazzito). Smallville non sarà un prodotto raffinato al pari di seri tv odierne, ma resta l’opera che ha avvicinato una generazione a Superman senza mai mostrare l’eroe nella sua forma finita ma rivelando ogni fase del processo che c’è dietro. Senza blasfemia, l’unico modo per seguire ciecamente un Dio è renderlo umano. In fondo nella realtà sembrerebbe sia stato fatto una volta, più di due millenni fa, e pare che abbia funzionato. Potrebbe funzionare ancora.

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