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Dialogo immaginario tra Hannibal Lecter e Jean-Baptiste Grenouille

Vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se due assassini si mettessero a colloquiare?

Quali aberranti ragionamenti ne verrebbero fuori e quali vergognose pulsioni potrebbero venire alla luce dagli abissi dell’animo umano.

Ecco, ora provate a immaginare che a colloquiare siano non già due “semplici” assassini, ma due menti immonde appartenenti a due tra gli esseri umani più osceni e ripugnanti che la Terra abbia mai partorito.
Eppure, eppure, affascinanti…

Jean-Baptiste Grenouille

e

Hannibal Lecter

Se l’identità di “Hannibal the cannibal” certamente non lascia spazio ad ombre, quella del protagonista di “Profumo – Storia di un assassino” e originariamente dell’opera letteraria Das Parfum, forse può non essere nota ai più.

Ma avviciniamoci ad ascoltare da vicino cosa i due stanno dicendosi, dimodochè le ombre sulle loro esistenze per noi potranno dissiparsi.

  • G – …e così il vecchio amico per cena è stato letteralmente la vostra cena.
  • H – Ragazzo, parlando del caro Dr. Chilton è proprio il caso di dire che non sai quanto è buona una persona finché non vedi com’è fatta dentro.
  • G – Si, conosco la storia… è stato il vostro carceriere nel manicomio in cui vi hanno rinchiuso.
  • H – Bravo Jean-Baptiste… che bel nome, nientemeno da colui il quale battezzò Gesù Cristo, un bell’onore! Ad ogni modo, il mio vecchio amico Chilton fu direttore dell’ospedale psichiatrico, come tutti i mediocri con un ruolo di potere era convinto di essere depositario della verità assoluta.
    Nulla di più patetico
  • G – E quindi?
  • H – Quindi ho reso dignità alla sua futile esistenza, ho banchettato con dell’ottima andouillette ricavata dalle sua budella. Che prelibato retrogusto amarognolo… Quell’omuncolo aveva stipato così tanta bile durante la vita, da conferire alla mia cena un tocco davvero unico.
  • G – Che… che profumo aveva?
  • H – Sapevo che me l’avresti chiesto. Vedi, sulla griglia gli intestini umani emanano un odore ben più pungente di quelli animali. E nel caso del mio amico era un odore talmente potente da avermi costretto ad aromatizzare subito il preparato, con del finissimo vino champagne. Giacché bisognerebbe attendere almeno metà cottura…
    Avresti dovuto sentire che buon profumo mio caro Jean-Baptiste… le note dolci e frizzantine dello champagne hanno avvolto l’amarognolo delle viscere e si è sprigionato un odore rotondo… solo gli aromi del timo e del pepe verde hanno potuto impreziosirlo ulteriormente. Davvero superlativo!
  • G – Mmm… posso sentirlo.
  • H – Ma dimmi Jean-Baptiste, descrivimi il tuo straordinario talento; personalmente non amo indulgere in autocelebrazioni.
  • G – Dottor Lecter, io… io vivo di odori. Gli odori sono tutto per me… non esistono odori brutti. Esistono gli odori e basta…. ed io ho sempre voluto sperimentarli tutti. Fin da bambino. Non mi importava di vivere nell’orfanotrofio e nemmeno, poi, di essere stato venduto per lavorare nella conceria.
    Volevo provare tutti gli odori del mondo.
  • H – Hai un naso sopraffino vero? Puoi sentire gli odori a distanze considerevoli.
  • G – Si, posso sentire l’odore della pietra bagnata o del legno di quercia da chilometri.
  • H – Hai anche la capacità di riprodurre fedelmente la composizione delle essenze profumate, soltanto con l’ausilio del tuo naso!
  • G – Certamente, l’ho fatto per anni da Monsieur Baldini, lui mi insegnava come comporre un profumo, come ricavare le essenze dalle cose in natura ed io creavo per lui più essenze profumate di quante ne riuscisse a vendereDa lui, dottor Lecter, ho imparato che un profumo è fatto di accordi proprio come una canzone musicale!
    Ogni profumo ne ha tre ed ogni accordo è composto da quattro note o essenze. L’accordo di testa si sente a primo impatto, dura pochi minuti, poi si avverte l’accordo del cuore, il tema fondamentale del profumo e dura alcune ore, infine l’accordo di base, la scia, che dura alcuni giorni.
  • H – Sembra proprio che il buon Dio abbia studiato accuratamente i modi per non smettere mai di stupirci, ragazzo mio.
  • G – Dottore, non può immaginare cosa si può fare con un profumo. Il profumo è fratello del respiro! Possiamo coprirci gli occhi… possiamo turarci le orecchie… ma non possiamo impedire al nostro naso di catturare gli odori

  • H – Assolutamente straordinario… E come hai iniziato a congegnare la tua stupefacente opera?
  • G – Intende il profumo perfetto?
  • H – Certamente.
  • G – Lo concepirono gli antichi egizi. Un profumo che avrebbe fatto innamorare chiunque. E faceva al caso mio.
  • H – Avresti fatto innamorare le persone di te.
  • G – Proprio così…
  • H – Sei un ragazzo onesto Jean-Baptiste, il tuo cuore voleva soltanto essere sfiorato da qualcuno. Neanche tua madre lo fece mai neppure per un secondo e tu desideravi solo un po’ d’amore. Parlami di lei… parlami di tua madre, Jean-Baptiste.
  • G – Non l’ho mai conosciuta.
  • H – Questo lo so… Parlami di cosa ti è stato detto.
  • G – Era una pescivendola. Mi ha partorito sotto il banco del pesce e mi ha lasciato lì a morire
  • H – Sei stato salvato dal mercato del pesce e dai suoi odori nauseabondi. La curiosità di conoscere il mondo attraverso la tua dote sopraffina ti ha tenuto in vita per tutto questo tempo. Non è vero?
  • G – Si. I profumi mi hanno portato a conoscere ogni cosa esistente dottore. Ogni cosa… fuorché l’amore.
  • H – Ragazzo, al mondo esistono individui costretti dalla vita a patire sofferenze inenarrabili… e come se ciò non bastasse la società riserva loro il trattamento destinato agli squilibrati e ai pazzi.
    Jean-Baptiste, tu come loro ti sei aggrappato all’esistenza nell’unico modo che conoscevi. Con ferocia.
    E’ stata la smania di esistere a condurti verso il tuo grande scopo: a tenerti attaccato alla vita… non biasimarti. Ti sei elevato al di sopra della massaLa sofferenza è stata una benedizione per te!

G – Il profumo perfetto… ho aggiunto una nota. La tredicesimaHo creato un profumo capace, versando una sola goccia, di far innamorare di me la folla che voleva vedere il mio cranio fracassato. E, versandone una di più, di indurla in un’orgia clamorosa.

  • H – Stupefacente… sei riuscito in ciò in cui Dio ha fallito! La tua opera ha portato l’amore tra le persone; le barriere sono cadute e la sincerità ha vinto. Persino il vescovo, dall’alto del suo scranno è sceso trai comuni mortali ed è stato coinvolto nell’amplesso di gruppo. Ti rendi conto di aver compiuto qualcosa di magnificente ragazzo?
    Hai reso sublime ciò che era dozzinale e mediocre. Apprezzabile ciò che era miserevole. Rallegratene e non tormentarti col passato.
  • G – La mia opera, dottor Lecter, mi ha fatto conoscere l’amore, certo… Ma non mi ha insegnato ad amare. Io non so affatto cosa si provi, potete comprenderlo?
  • H – L’amore… un sentimento fragile ed evanescente. La perfezione edifica veramente l’Uomo! Quando guardi la Pietà di Michelangelo, ascolti la messa in do minore di Mozart, quando leggi la Commedia… Allora puoi dirti elevato. Solo allora puoi scorgere il divino.
    Il mondo non è un bel posto Jean-Baptiste, occorre sollevarsi al di sopra di esso per non sporcarsi con la sua volgarità. Mentre le persone vivono come codardi, si ripetono quotidianamente che infondo dovrà pur esserci del bene. Da qui la disgustosa moraleVacuo artificio dell’Uomo per confezionare l’esistenza come egli vorrebbe che fosse… come in realtà non è affatto.
    Ambire a ciò che è giusto, a ciò che è bene… quando la vita stessa o meglio, Dio in persona ci recano il più tetro dolore! Chi diavolo siamo noi per andare contro natura e contro il Grande Architetto? Crediamo forse di esser migliori di Lui? Di poter rendere il mondo migliore di come Lui lo ha plasmato?
  • G – Quindi state dicendo che è meglio farsi una ragione delle sofferenze e del male piuttosto che lottare contro i mulini a vento.

H – Pensaci, noi siamo il frutto delle esperienze che viviamo, tu ed io siamo nient’altro che la naturale e legittima conseguenza di quello che la vita ci ha riservato. Non ti vergognare della tua sofferenza, non avere paura di guardarla negli occhi. La paura è un’inutile zavorra ragazzo, abbandonala, lasciala cadere alle tue spalle e prosegui per la tua strada.

  • G – Comincio a capire dottor Lecter…
  • H – Abbraccia il passato e, per quanto tremendo, potrai sentire finalmente la quietela pace nell’animo. Vuoi conoscere il perchè?
    Grazie all’accettazione. Prendere coscienza che all’abiezione umana non v’è limite alcuno. E di converso, secondo il logos, non ve n’è all’altezza sublime.
    Perciò se ti farai sintesi della Vita stessa: dalle più profonde bassezze alle eccelse altezze, non potrai mai provare pauradi te stesso.
  • G – Dottor Lecter sapete così tanto di me… Ma voi, voi come avete potuto personificarvi sino a questo punto nelle leggi della Natura?
  • H – Mio caro, ti ho accennato che non amo raccontare di me, preferisco invece conoscere le profondità di originali meravigliosi come tu sei.
  • G – Vi prego, raccontate come avete raggiunto l’equilibrio di cui mi dite. La vostra incrollabile filosofia
  • H – Mio caro ragazzo, chiedi molto. Ad ogni modo, ti racconterò il mio passato non prima di aver appreso come hai dato vita al profumo superiore. E ti prego di non tralasciare alcun particolare.
  • G – D’accordo. Come vi dicevo, Monsieur Baldini mi ha insegnato l’arte della profumeria e il metodo della distillazione. Questo però non era in grado di estrarre il profumo dalle persone. Ed il mio profumo dipendeva da questo. Così mi recai a Grasse per apprendere la tecnica dell’enfleurage: estrarre gli odori attraverso l’immersione nel grasso. Fu lì che sentii l’odore più celestiale mai provato. Il profumo di Laure.  La sua pelle, i capelli, anche le sue unghie emettevano degli effluvi unici ed irripetibili.
    Sarebbe stata la tredicesima nota del mio profumo perfetto.  Così cominciai a sottoporre all’enfleurage le prime donzelle: ognuna di loro aveva colpito il mio senso per un particolare nelle note profumate. La raccoglitrice di boccioli aveva fatto proprio l’odore dei narcisi, lo esalava naturalmente dalla pelle. La prostituta aveva un aroma dolce ed acre al contempo. Come lo è la strada. Le gemelle mi colpirono invece per il profumo identico ma risultante da combinazioni differenti delle note essenziali.
  • H – Per questo le hai uccise.
  • G – Dovevo estrarre loro l’essenza.
  • H – …descrivimi il procedimento.
  • G – Le ho colpite sulla nuca, appena esalato l’ultimo respiro poi ho proceduto a cospargere il grasso sul loro corpo. Per estrarre il profumo. I capelli li ho trattati a parte, per miscelare in un secondo momento gli odori e non confonderli.
  • H – I corpi. Dei corpi che ne hai fatto?
  • G – Li ho abbandonati… non servivano più. L’essenza delle ragazze era mia e viva nel profumo.

H – Bene Jean-Baptiste, ora la tredicesima nota

  • G – Laure. Il profumo più soave di tutti… Ha rischiato di sfuggirmi sul più bello. Ero quasi pronto per estrarre anche il suo di profumo, quando mi accorsi che non era più in città. L’ho rincorsa per chilometri, ma poi sono riuscito a fare mia anche la sua essenza.
    Ho cosparso la sua pelle dall’aroma di velluto, le sue labbra che sapevano di violetta, i capelli… i capelli erano l’incontro di melograno e rosmarino e il muschio a legarli. L’ho cosparsa del grasso che avrebbe catturato il suo profumo unico… sapevo che stavo raggiungendo il mio sogno.
  • H – Jean-Baptiste l’immensa mancanza dell’amore materno ti ha reso quel che seiTormentato dal dramma di essere invisibile da un lato, artista sublime e individuo d’eccezione dall’altro.
    Credi sia tua la responsabilità della negazione dell’amore materno. Credi che tua madre ti abbia abbandonato poiché sei sprovvisto di odore. E continuamente rifuggi da quel che è stato…
    Invece io ti dico: scegli di essere ciò che hai vissuto una volta per tutte! Continuare a negarlo non ti porterà che ulteriore frustrazione.
  • G – Io… Io…
  • H – Sii libero di incarnare l’atrocità che la vita ti ha inferto.
  • G – Dottor Lecter pensate che se avessi avuto odore, mia madre mi avrebbe abbandonato comunque, sotto quel banco del pesce?
  • H – La tua mamma, Jean-Baptiste, non è stata altro che una delle minuscole pedine nella triste e mediocre scacchiera in cui giocano gli esseri umani. In cui si affannano una vita, per poi lasciare questo mondo con in mano un pugno di moscheTu, ti sei elevato rifiutando queste ridicole regole. Creando qualcosa di sublime e sacrificando ciò che non lo era. I miei complimenti ragazzo.
    Ora non rimane che mantenere la parola data: conoscerai la mia storia.
  • G – Grazie di tutto Dottore…
  • H – Anch’io ho avuto una famiglia, Jean-Baptiste, dei genitori e una sorellina.
    All’età di otto anni la guerra ha spietatamente inghiottito tutto quello che amavo. Uccise i miei genitori e fece cadere me e mia sorella Mischa nelle mani dei Volksdeutsche, collaborazionisti tedeschi.
    In quei tempi, durante il rigido inverno lituano, i nazisti rinculavano davanti l’avanzare dell’armata rossa e la pattuglia che ci teneva in ostaggio scelse di disertare.
    Pativamo il freddo e la fame, tutti quanti.
    Non c’erano più conigli e i ratti che alloggiavano nella nostra dimora erano già stati catturati e cucinati tutti.
    Accadde l’inevitabile: decisero di cucinare e mangiare me e mia sorella.
    Come puoi dedurre, l’intento fallì per quanto riguarda me. Ma non per Mischa

  • H – Fu fatta a pezzi con un’accetta che la mia famiglia usava per la legna, fu cucinata in una brodaglia di erbe di cui ancora ricordo l’odore intenso e mentato. Oh se lo ricordo…
    I Volksdeutsche ebbero l’accortezza di non nasconderci cosa ci aspettava.
    Mi strapparono dalle braccia Mischa mentre la pignatta era già sul fuoco
    Jean-Baptiste, io stesso consumai il pasto composto dalla carne di mia sorella!
    Mentre deliravo per la febbre mi fecero ingollare quelle orride cucchiaiate, dovevano tenermi in vita per sopravvivere all’inverno e mi sottoposero, sghignazzando, al più terrificante dei peccati.
    Questa è la mia storia Jean-Baptiste, questa storia è ciò che la gente ha imparato a chiamare col nome “Hannibal the cannibal”.
  • G – Che ne è stato dei disertori dottor Lecter?
  • H – Morti. Li ho sentiti urlare ogni tipo di preghiera con queste orecchie mentre prendevo le loro funeste vite. Comprendi che…

Bene. E’ giunto il momento di allontanarci dalla nostra posizione privilegiata e dire addio ai nostri due riprovevoli protagonisti. Le loro chiacchiere ci hanno aperto le porte verso gli anfratti più oscuri dell’animo umano, ma sono realmente degli esseri così eccezionali?
Oppure qualcosa, anche solo un piccolo frammento delle loro esistenze, vive dentro di noi? Adagiato sul fondo dell’inconfessabile e dell’impronunciabile che celiamo all’interno?

A voi l’ardua sentenza.

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