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Quel Sorpasso che fu Presagio

C’è stato un tempo in cui il cinema italiano si addentrava nei nuclei della sua storia, narrandone la poetica ma anche osservando le parabole che la società novecentesca stava compiendo. 

Tra tutti i grandi temi, uno fu da Dino Risi captato nella sua tragica lungimiranza: il capitalismo, nella sua estetica non necessitante di un affondo culturale, affascinava coloro che ancora indagavano la conoscenza. Ma non solo: in un mondo sempre più prossimo ad un determinante sorpasso, dai vecchi Dei ai nuovi, coloro che invano seguivano ideali moribondi, non sarebbero sopravvissuti.

Con quell’esperienza del comico, che fa ridere ma non si deride, Risi scaglia una pietra verso il nuovo peccato italiano, quello del consumismo frettoloso, quello del giudicare ciò che è bello come ciò che è vacuo, superfluo, rapido ed inconsapevole. Il fluttuare del fascino superficiale, dell’uomo dalla retorica pompata ma vuota, dell’homo novus come una figura lontana dal quella ciceroniana.

Così  Bruno Cortona, alias Vittorio Gassman, assorbe Roberto Mariani nella turbolenta fascinazione del Benessere Capitalista, così pieno di vita, così povero di struttura. Ma Roberto, archetipo del passato, seppur infatuato da tale vita, seppur oramai voglioso di velocità, non può davvero sopravvivere al Nuovo Mondo, perché proprio per far sì che tale mondo trionfi, chiunque possa capirne la chimera, deve soccombere.

Perché corrono corrono in una giornata di vacanza, trasformando la dialettica di un contrasto di prospettive, nell’assemblare nel nuovo quel noioso vecchio. Ma la corsa è per chi non ambisce a comprendere il viaggio, non ambisce a fermarsi per connotarne i significati, ma semplicemente rincorrere il più veloce, il plus illimitato, il plus presupposto senza saperne nulla.

E chi, in vero soffre dinnanzi a tale assopirsi, anche inconsapevolmente, deve soccombere.

Quel finale che fu del sorpasso, semplicemente, è uno dei più grandi manifesti della fretta che rincorre se stessa senza neppur più riconoscere la propria coda, la propria partenza, il proprio arrivo. Solo chi non ha mai cercato può viverci, ma, chiunque abbia ambito a qualche forma di consapevolezza, soccomberà sempre ad una fretta maggiore.

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