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Madara Uchiha – Essere e Illusione

L’anti-eroe. È per definizione colui il quale dimostra di possedere tutte le qualità opposte a quelle dell’eroe: altruismo, coraggio, bontà. Lo stereotipo vuole che l’anti-eroe sia un vero e proprio antagonista, il più delle volte dell’eroe stesso, che tenta, nel corso di una narrazione, di concretizzare i suoi piani più nobili. Ma perché esiste? Per cosa combatte l’anti-eroe? Qual è la sua funzione, oltre a quella di essere il nemico principale dell’eroe?

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La filosofia che ruota attorno all’anti-eroe è mutata nel corso del tempo e, con essa, la nostra capacità di approccio e di percepire la sua figura. Ciò dovuto, principalmente, ad una qualità che l’anti-eroe ha saputo evolvere: l’intelligenza. Capovolgendo persino le aspettative narrative, per cui troviamo un anti-eroe intelligente, caparbio, dinamico rispetto a colui il quale deve essere il depositario di queste virtù. Trasmette delle simpatie al pubblico, che si (ri)trova a vedere il personaggio con fascino e ad avvicinarsi sempre più alla sua figura. A condividere, persino, le sue idee.

Più è diabolico e intrigante, più l’anti-eroe esprime tutto se stesso. E la percezione che comunica, offre una coloritura differente nell’apprendere la realtà, e, di conseguenza, come viverla e affrontarla. Con l’aggravante che possa essere portatore di tratti negativi – non necessariamente malvagi – e quindi possa assumere il ruolo di personaggio cattivo che si è opposto al bene per altre ragioni, mascherando una personalità positiva.

Volgiamo adesso lo sguardo ad un anti-eroe per eccellenza. Un personaggio su cui tracceremo una panoramica che riguarderà i punti cardini della sua personalità, mettendo in luce alcune importanti riflessioni. Parleremo di: Madara Uchiha.

Storia e antefatti

Madara è un personaggio del manga e anime Naruto, scritto e disegnato da Masashi Kishimoto. È uno (e forse l’) antagonista principale dell’intera trama.

Madara Uchiha fu uno dei cinqui figli di Tajima Uchiha e visse molti anni prima rispetto all’epoca in cui è ambientata la storia principale. Si distinse, all’interno del clan, per il possesso di un chakra molto forte e fu spinto, insieme al fratello Izuna, dal desiderio di aumentare la propria forza per proteggere il rispettivo gruppo d’appartenenza.

Un giorno, ancora bambino, incontrò un suo coetaneo: Hashirama Senju. Col tempo, i due instaurarono una forte amicizia, alimentata da un comune desiderio: portare la pace nel mondo e creare un villaggio in cui i bambini non dovessero più combattere. Ma i loro sogni di bambino furono infranti da un problema più grande: gli Uchiha e i Senju erano rivali storici, e sia Madara e sia Hashirama persero alcuni loro rispettivi fratelli in una guerra che proseguiva da tempo. Così i due furono separati, ma la loro amicizia non interrotta.

Divenuto adulto, Madara fu il primo, all’interno del suo clan, a risvegliare un ulteriore potere dello Sharingan, l’abilità oculare innata tipica degli Uchiha: parliamo dello Sharingan Ipnotico. Questo, però, guadagnato ad un prezzo molto salato: la morte di una persona a lui cara. Grazie a quest’abilità, oltre ad accrescere la sua forza, acquistò fama e influenza all’interno del clan, tanto da assumerne il comando.

Tuttavia, col tempo, Madara provò sulla propria pelle il punto debole di questo immenso potere: infatti l’uso prolungato dello Sharingan Ipnotico conduce il possessore ad una graduale cecità. Così, per evitare di perdere la vista, l’Uchiha ottenne gli occhi del fratello, Izuna, e le vicende che portarono a questo terribile gesto, nel corso del manga, si poggiano su due ipotesi:

  • secondo Itachi Uchiha, Madara ha strappato gli occhi al fratello minore con forza;
  • secondo Tobi/Obito Uchiha fu Izuna a donargli spontaneamente gli occhi, sacrificandosi affinché potesse proteggere il clan.
In realtà…

… sarà lo stesso Hashirama Senju, durante la Quarta Grande Guerra Ninja, a rivelare a Sasuke (e a noi) che fu il fratello, Tobirama Senju, ad uccidere Izuna, e che quest’ultimo abbia donato gli occhi a Madara prima di morire.

Madara riesce a progredire il potere dello Sharingan risvegliando il fatidico Sharingan Ipnotico Eterno, il cui uso non comportava la cecità.

L’accrescere della sua forza, portò numerosi committenti a rivolgersi agli Uchiha. Madara e Hashirama continuarono ad affrontarsi in battaglia, come segno di rispetto. Ma infine decisero di unire le proprie forze, realizzando il loro sogno tanto desiderato. Posero fine agli eterni conflitti tra i clan. Nacque il famoso Villaggio delle Foglia.

Alla scelta del capo che potesse guidare il villaggio, nonostante Hashirama votò lo storico rivale, venne scelto il Senju come Hokage perché godeva di ottima fama.

Questo portò l’Uchiha a nutrire dei sospetti su una eventuale marginazione del clan. Sospetti aumentati dall’astio che covava per Tobirama e dalla diffidenza di quest’ultimo contro lo storico clan rivale. Madara, da parte sua, mise in guardia i membri del clan, i quali, desiderosi della pace ormai raggiunta e stanchi delle continue guerre, per timore di un successivo conflitto, cacciarono il loro capo.

Madara ritornò, qualche tempo dopo, al villaggio e lo fece per vendicarsi del torto subìto. Fu durante questo periodo, inoltre, che Madara riuscì a controllare per la prima volta la Volpe a Nove Code, il più potente fra i nove cercoteri.

Hashirama si oppose alle mire distruttive dell’Uchiha. I due si affrontarono in una lotta all’ultimo sangue e fu Madara a soccombere, morendo. Il luogo dove si svolse il tutto venne chiamato Valle dell’Epilogo.

Ma Madara non era morto

Con la lettura del manga, apprendiamo che tutto rientrava in un preciso ordine. Madara Uchiha riuscì a sopravvivere allo scontro contro il Primo Hokage perché aveva predisposto che uno dei suoi occhi venisse attivato in un determinato lasso di tempo, cioè con la sua morte. Entriamo a conoscenza di un altro importante potere: l’Izanagi, con il quale egli poté trasformare la sua morte in un’illusione. Perché, allora, arrivare a tanto? Lo scopo di Madara era quello di impadronirsi di una parte del potere di Hashirama: l’arte del legno. Essa, in tutto il mondo di Naruto, è vista come una pratica sull’orlo del divino, dal momento in cui l’utilizzatore può convertire il chakra in sorgente di vita.

Dunque, da questo momento, ha inizio il piano vero e proprio di Madara che viaggia in sotterranea nell’universo di Naruto, fino allo scoppio della Quarta Grande Guerra Ninja.

Tuttavia, ciò che premeva di più all’Uchiha non si realizzò. Egli, infatti, sperava che con la sua morte si potesse attivare il Rinnegan, l’abilità oculare suprema. In realtà, lo sviluppo dell’occhio avviene una volta divenuto anziano e sul punto ormai di morire (veramente questa volta!).

Grazie, comunque, al Rinnegan e alla sua mente sempre più diabolica, Madara proseguì con il suo piano, portando delle variazioni e affidando a terzi il proseguimento del suo volere. Così facendo, evocò la Statua Diabolica, ovvero corpo del Decacoda, il famoso cercoterio ancestrale, l’origine di tutti i cercoteri. Inoltre, con l’arte del legno, creò gli Zetsu, suoi fedeli seguaci.

Durante la Terza Grande Guerra Ninja, al cospetto di Madara si presentò (quasi per caso!) Obito, giovane membro del clan Uchiha, il quale venne salvato dalla morte dopo una missione con la sua squadra. L’incontro con lui fu decisivo per le sorti della trama, dal momento in cui Madara gli affidò la metà parte del suo piano, spiegandogli tra l’altro in cosa sarebbe consistito.

Infatti…

… Madara inizia, come sono soliti fare i personaggi di Naruto, nei quali si perdono in lunghi monologhi, a parlare del progetto battezzato Occhio Lunare. Questo consisteva, principalmente, nell’utizzare il chakra del Decacoda, una volta che tutti i novi cercoteri fossero stati riuniti, col fine di creare lo Tsukuyomi Infinito, un mondo di pura illusione eterna.

Obito viene persuaso dalle mire di Madara. Inizialmente rimane in un vago scetticismo, poiché il suo intento è di rimettersi in sesto e tornare al Villaggio della Foglia. Ma, dopo aver preso visione che la ragazzina tanto amata viene uccisa per mano del suo migliore amico (forse voluto dallo stesso Madara!), che Obito perde il lume della ragione e decide di lottare per la causa del suo, ormai, salvatore e maestro, il quale promette un mondo giusto ed equo.

Convinto, per tutti gli anni seguenti Obito si spaccia per Madara (ormai morto definitivamente), dando vita all’Akatsuki, creata per catturare i cercoteri.

Quarta Grande Guerra Ninja

E arriviamo al momento tanto atteso. Madara è solo un nome che viene pronunciato da pochi personaggi, sembra ormai un’antica leggenda. Finché, scoppiata la Quarta Grande Guerra Ninja, Kabuto Yakushi, storico braccio destro del temibile Orochimaru, resuscita il ninja assieme ad altri personaggi defunti.

Quel semplice nome ha di nuovo un corpo e tutti tremano dinanzi alla sua imponente figura. Persino i 5 Kage, si trovano in estrema difficoltà quando lo affrontano.

Tuttavia Madara è un non-morto e, come tutti i resuscitati, soggetto a scomparire quando Kabuto, a seguito di uno scontro contro Itachi, rilascia la Tecnica della Resurrezione Impura. Con una banale semplicità, riesce a liberarsi e diviene immortale. Sconfigge facilmente i 5 Kage e raggiunge Obito, il quale sta combattendo contro Naruto, Kakashi e l’intera Alleanza Ninja, ovvero l’unione di tutti i villaggi.

Riuniti, i due Uchiha decidono di dare il via al piano tanto organizzato. Obito risveglia il Decacoda e insieme si legano a quest’ultimo. Madara, in seguito, capisce che è arrivato il momento di diventare l’Eremita delle Sei Vie e ritorna in vita mediante la Tecnica della Trasmigrazione del Mondo Esteriore.

La trasformazione si completa dopo l’ottenimento del Rinnegan e l’assorbimento dell’intero chakra del Decacoda.

Il piano, infine, giunge al termine. A Madara gli spunta il Rinne Sharingan. Proietta l’occhio sulla luna e dà avvio allo Tsukuyomi Infinito. Tutti i ninja vengono colpiti dall’illusione e cadono in preda ad un mondo di sogni.

Realtà e illusione: la filosofia di Madara

Fermiamoci per un attimo e riflettiamo su alcuni concetti chiave. Si può indurre a pensare che Naruto sia un puro e semplice anime o manga di intrattenimento, la cui trama è segnata da una mera linearità. Eppure non è così. Molti fan e critici hanno notato come Naruto abbia una compenente teorica molto profonda, che attinge alle migliori filosofie orientali e occidentali. Basti pensare a Pain (Nagato) e alla visione superomistica di Nietzsche, ovviamente riadattata.

Ogni personaggio principale ha una profonda parte su cui riflettere. Madara non è certamente esente. L’Uchiha ci offre una prospettiva che si muove su un fondamento: il mondo, su un piano conoscitivo, viene dato mediante una rappresentazione che nasconde la vera sostanza. Ed essendo una rappresentazione, presuppone sempre un soggetto che lo rappresenti. Il mondo esiste solo in quanto è percepito. E l’uomo, quando si appresta a comprendere il mondo, è incapace di afferrare davvero la vera essenza dell’oggetto. Così gli resta solo la prospettiva di un occhio che vede delle immagini. E cos’è la rappresentazione, se non l’unione dell’esperienza e della conoscenza? Per Madara la rappresentazione di ciò che vediamo non è la realtà in sé. È fenomeno, quindi parvenza, illusione. Sogno.

Questa riflessione ritorna più volte all’interno del manga. Itachi, ad esempio, durante uno scontro/confronto contro il fratello Sasuke, afferma che tutto quello che vediamo è mera illusione:

Le persone vivono le loro vite aggrappandosi a ciò che conoscono e comprendono. E la chiamano realtà. Ma conoscenza e comprensione sono termini vaghi. La realtà potrebbe essere un’illusione. Tutti vivono in base alle loro supposizioni.

(Itachi Uchiha)

Al di là di tutto ciò, vi è la vera realtà.

Madara Uchiha…

… nella sua “perfida” intelligenza, arriva a comprendere, prima di tutti, il problema e pone una soluzione, pur drastica che sia. Il mondo sguazza nell’odio più totale, nelle continue guerre. La stessa abilità innata del suo clan, lo Sharingan, diventa più forte se più è denso il dolore che uno prova.

Tutto questo male è dettato dalla brama, dal desiderio di avere, per meglio dire dalla volontà, che è il vero motore di ogni essere umano. E non è un caso che è proprio un Uchiha a scorgere tutto questo. A colui che assapora la malvagità sin da quando è ancora giovane. I suoi occhi li permettono di capire la vera essenza di ogni uomo e porre un rimendio, perché da solo non è in grado di farlo.

Madara ci dice implicitamente che ci saranno sempre guerre, sempre sofferenze, sempre catastrofi. Ad un colpevole, se ne aggiungerà un altro, e così via.

Ogni volere scaturisce dal bisogno, ossia da una mancanza, ossia da una sofferenza. […] Per un desiderio che venga appagato, ne rimangono almeno dieci insoddisfatti; inoltre la brama dura a lungo, le esigenze vanno all’infinito, l’appagamento è breve e misurato con mano avara.

(Madara Uchiha)

Tsukuyomi Infinito

Questo mondo è pieno di cose che non vanno come vorremmo. Più a lungo vivi, più ti accorgi che la realtà è fatta solo da dolore, sofferenza e vuoto. In questo mondo, ovunque ci sia una luce c’è anche un’ombra. Finché il concetto di “vincente” esisterà, ci sarà anche quello di “perdente”. L’egoistico desiderio di mantenere la pace scatena le guerre. E nasce l’odio per proteggere l’amore.

(Madara Uchiha)

Tutto è dolore. È male. È sofferenza. Tutto è odio. Madara ha meditato a lungo su questi fattori e li ha sempre visti come concetti alla base di tutto. Giunge alla conclusione che si deve spezzare questo circolo di sofferenza. Come fare?

Appurata la convinzione che sia la volontà il vero motore dell’uomo, in quanto lo porta a desiderare, bramare, volere, e quindi ad odiare, Madara cerca di estirpare questo principio vitale. La liberazione dalla volontà si completa con un’ascesi, il cui risultato è il raggiungimento della noluntas, la non-volontà. In altre parole, lo spegnimento di ogni pulsione.

Porta, dunque, gli esseri umani a distaccarsi dalla propria individualità, usando il famigerato Tsukuyomi Infinito:

Attingendo alla forza della Statua Diabolica posso creare esattamente ciò che voglio, per quanto complesso o grande che sia. […] Questa tecnica illusoria è capace di plasmare un mondo ideale.

(Madara Uchiha)

Madara, in altre parole, decide di assumersi una grande responsabilità: fa piombare l’umanità in una eterna illusione, in cui gli esseri umani possono vivere felici per sempre, senza mai affannarsi. Chiunque può realizzare i suoi sogni, le sue speranze, i suoi desideri, senza mai soffrire.

Conclusione

A conti fatti, Madara realizza il suo piano. Tranne Naruto, Sasuke e Sakura, tutto il mondo sembra entrare nell’illusione creata. Ma (ahimè!) proprio nel momento in cui tutto sembra concludersi, avviene un colpo di scena: lo Zetsu Nero (personificazione della volontà di Madara), rivela che tutto faceva parte di un intento ancora più grande. Lo Tsukuyomi Infinito serviva, infatti, per ammassar una immensa quantità di chakra per dare vita a Kaguya, la madre del mondo ninja. Colpo di scena che ha diviso i fan, generando un fiume di critiche.

Comunque sia, Madara Uchiha è un personaggio ricco di significato. Apre vari spiragli di riflessioni tutt’altro che semplici. Lo Tsukuyomi Infinito poteva essere una risposta, una garanzia. Ma a che prezzo? Svuotare gli umani dalla propria volontà? Farli diventare dei semplici burattini felici? Naruto insegna che una soluzione drastica, per quanto giusta, resta difficile da accettare. Per quanto Madara abbia sofferto e si sia convinto che solo così l’umanità si potesse salvare, ha sorvolato l’idea stessa di umanità. Sarà pure sbagliata, errata, malvagia. Ma educata, forse, può offrire molto di più. La speranza per un mondo giusto.

Non sta a noi tracciare un bilancio positivo o negativo su Madara. Resta sempre un personaggio di profonda ammirazione e, soprattutto, di profondo rispetto.

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