News

The Prestige – La Riscoperta dell’Io tramite lo svelamento delle Illusioni di cui è vittima

Non è un caso, a mio parere, che l’ambientazione di “The Prestige” sia un contesto storico quale l’Inghilterra vittoriana, in cui la prudery, ossia il moralismo imperante, risulta essere la maschera sotto la quale si celano lo sfruttamento della prostituzione e del lavoro minorile. Il tema della rispettabilità della propria immagine sociale proprio di questo macrocontesto va infatti ad essere generatore del gioco su cui si fonda il microcosmo della lotta tra i due illusionisti Robert Angier (Hugh Jackman) e Alfred Borden (Christian Bale).

La prima enorme rappresentazione del disvelarsi emotivo nolaniano in questa pellicola cinematografica risiede proprio nell’aver divinamente dipinto i contorni di due personalità che hanno consumato e proprie esistenze in nome della platea, impegnandosi per rendere le illusioni da loro messe in scena il più credibili possibili grazie al nascondimento dei propri scheletri sotto le botole del palcoscenico: queste due figure rappresentano dunque lo specchio rovesciato delle vite ordinarie degli esseri umani poiché, come questi ultimi, necessitano dello sguardo altrui per autoriconoscersi nella loro suprema capacità di simulare.

the prestige

Il prestigio risulta essere la terza parte  della triade di cui è composta l’illusione costruita con lo scopo di stupire il pubblico e di ingrandire la propria immagine:  nominando circolarmente questo meccanismo triadico all’inizio e a conclusione del film, la voce narrante sembra cominciare a tracciare il contorno del cerchio magico entro il quale il pubblico sta per essere inghiottito, per poi fare ritorno alla fine per la chiusura del cerchio e lo spiegamento di una verità che, essendo figlia di due illusionisti, ha così troppi doppi di se stessa da non poter mai essere detta tale.

Il primo momento del meccanismo triadico è la promessa con la quale l’illusionista mostra un oggetto ordinario che sia un uomo, un mazzo di carte etc. e chiede al pubblico di ispezionarlo per provare la sua presunta normale ordinarietà. La seconda è la svolta, momento di trasformazione che l’illusionista mette in atto volgendo l’ordinario in straordinario. Per svelare il segreto è necessario ma non sufficiente cercarlo, perché nei fatti il pubblico, assistendo ad uno spettacolo di questo tipo, firma inconsciamente una sorta di contratto per il mantenimento del regime di finzione, volto a non attuare quel pirandelliano “strappo nel cielo di carta”. Secondo volto del disvelarsi emotivo nolaniano consiste dunque anche nella messa in scena estremamente realistica di come, in realtà, gli spettatori si illudano di voler sapere, ma di fatto inconsapevolmente volgano lo sguardo nella direzione opposta rispetto al luogo in cui l’illusionista ha nascosto la soluzione, in quanto bramano l’inganno come unica possibilità per loro rimanente nel grigiore di una fredda ordinarietà.

the prestige

La parte più dura della magia è per l’appunto la terza, il prestigio, poiché non è sufficiente far sparire una cosa per suscitare sorpresa: gli spettatori desiderano essere illusi con una forma posticciamente vera che permetta loro di soddisfare quell’inaggirabile tendenza propria dell’uomo in quanto tale all’unità, alla compiutezza, al senso. Questa è dunque la ragione per cui la cosa o la persona in questione, alla fine dei giochi, è fatta riapparire e poco importa se è solo un doppio di quella iniziale, perché, come già detto, ciò che conta è regalare alla ragione una figura posticcia, una metafora a cui questa possa anche per un solo istante appellarsi. In questo senso, le immagini posticce, doppioni di quelle reali, nella fase del prestigio  risultano essere non solo necessarie, ma anche sufficienti per il conseguimento delle illusioni, e svolgono lo stesso ruolo delle parole create dagli uomini, nietzscheanamente intendibili come “un esercito di metafore”, come bandierine poste per segnare i confini della propria ignoranza, cioè dell’umana impossibilità di configurare linguisticamente il reale senza attuare livellanti approssimazioni che appiattiscono il mutamento di una cosa o di una persona alla costante del suo nome.

E’ emblematico come il termine “parte” sfumi in quello di “atto“. Essi sono interscambiabili nella misura in cui la magia sembra rientrare nello stesso regime di finzione di uno spettacolo teatrale, per l’appunto solitamente suddiviso in atti. Così come la recitazione si svolge abbracciando parti definibili “atti”, allo stesso modo lo svolgimento di una magia segue il suo corso nella fluidità di un cattivo divenire, perchè cristallizzato al fine della sua stessa messa in scena: quest’ultima presuppone infatti una composizione che, per essere tale, deve essere fondata sulla possibilità di essere scomposta in sezioni più piccole dai suoi fruitori.

Nolan sembra quindi ricordarci che tanto la magia quanto gli spettacoli teatrali, pur costituendo un’onirica parentesi nella realtà, sono capaci di riconfigurarla, traendo da questa i suoi molteplici volti, capaci di essere tutti falsi nella misura in cui ognuno di essi è in parte vero: in quest’operazione di ridefinizione del reale, la magia produce effetti devastanti, arrivando al punto da farsi immagine della morte nella misura in cui la anticipa, la simula e, in questo suo pericoloso avvicinarsi asintoticamente a questa, spesso la realizza.

the prestige

Il disvelarsi emotivo riscontrabile in questa grande pellicola cinematografica risiede all’n-esima potenza nel modo in cui la morte è non solo rappresentata, ma spesso attuata nella magia: sognando come se fosse un personaggio di “Inception”, Nolan si disimpegna divinamente nella costruzione di questo sogno a matrioska, non limitandosi a mettere in scena la generazione di un sogno dall’altro ad infinitum, ma intrecciando i molteplici livelli onirici in un’unica dimensione temporale, grazie all’assunzione di una posizione degna di Cooper, protagonista di “Interstellar”; come in quest’ultimo, infatti, in “The prestige” i vari piani onirici sono sovrapposti come se i loro personaggi si incontrassero in un buco spazio temporale in cui sono annullate tutte le distanze fra luoghi ed epoche.

– Il Nostro primo Annuario affronterà tante connessioni del Cinema con le arti, le scienze e le indagini dell’uomo e della mente. Clicca qui per saperne di più: https://www.produzionidalbasso.com/project/l-annuario-de-la-settima-arte/ – 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.