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Grindelwald – L’Incanto delle Parole

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.

  – Sigmund Freud

 

 

Gellert Grindelwald, prima della sua ascesa, è un prigioniero del Ministero della Magia Americano. Nella sua cella oscura, siede immobile e solitario; non viene torturato né sbeffeggiato dalle guardie. A lui è destinata una sola punizione: essere privato  fisicamente della lingua.

 

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La lingua, il mezzo con cui proferiamo parole, il tramite per gli incantesimi, benevoli o malvagi. Tale è la loro potenza; possono sanare il più affranto dei cuori, o distruggere il più temprato degli animi.
E, in un mondo magico, più potente è uno stregone, più potenti saranno le sue magie, combinazioni di parole. Grindelwald è invero un grande mago, ma la verità è che ha poco bisogno di sortilegi metafisici, poiché il suo incanto è insito nel suo discorrere. L’ostacolo più grande per i buoni come Silente o Scamander non sono le sue maledizioni senza perdono, bensì la sua eloquenza.

Non siamo di fronte a un primigenio Lord Voldemort, un perfetto cattivo che recluta accoliti e accresce la sua forza con  la paura che instilla nei cuori. Grindelwald vuole rapire le folle, ammaliare la gente, renderla consapevole che vi è una nobile causa, la sua causa, da abbracciare: la supremazia dei maghi sulla terra. Da sempre considerati diversi, hanno vissuto parallelamente ai no-mag, ai babbani, agli esseri umani senza poteri, in pace. Ma vi sono regole ferree che distinguono i due mondi, che li separano, specie nei vincoli amorosi. Non è consentito, infatti, a due entità diverse di sposarsi. È una sorta di discriminazione; un uomo e una strega non hanno il diritto di stare insieme, non importa quanto possano amarsi.

La Magia fiorisce solo in anime prescelte. È destinata a coloro che vivono per un bene superiore. Quale mondo potremmo creare per tutta l’umanità. Noi, che viviamo per la libertà, per la verità… Per l’amore. È giunto il momento di sorgere e di reclamare il posto che ci spetta di diritto, in un mondo in cui i maghi possano essere liberi.

-Gellert Grindelwald

Grindelwald non è mosso dall’odio, non è spietato, o violento. Egli non fa altro che opporsi alla barbarie di cui gli uomini sono stati e saranno sempre capaci. E come contraddirlo? Due guerre mondiali, figlie dell’arroganza e della sete di potere, foriere unicamente di morte e desolazione. Quella di Grindelwald sembra quasi compassione.

Così diviene temibile, perché non lo si può biasimare. Non tortura le persone affinché lo assecondino, non usa incantesimi per comandarle. Usa le parole, il mezzo per giungere al significato.
Si insinua nei recessi dell’anima, nelle zone recondite, dove risiedono i desideri più intimi. Libertà, Verità, Amore,  per i quali da tempo immemore l’uomo insorge e combatte. Grindelwald può essere arrestato, fermato nel corpo; ma è la Storia dell’umanità a dargli ragione. E allora, è normale chiedersi chi sia davvero malvagio, se gli uomini che discriminano i maghi, o lui, il cui unico desiderio è vedere la sua gente libera di vivere e di amare.

Invero, è un personaggio ispirato ai grandi leader del popolo, la cui azioni sono a dir poco ripugnanti. Gente che sosteneva magniloquenti discorsi sulla supremazia della razza; eppure, folle intere li acclamavano, li seguivano, non importa di cosa fossero capaci.
Tuttavia, vi sono sfaccettature diverse e più interessanti in Grindelwald, che riguardano l’orgoglio della diversità; egli accusa la propensione degli uomini al fallimento. Il suo personaggio è una critica all’umanità fallace, debole e fragile.
Per quanto delle azioni possano essere giudicate deplorevoli, la linea sottile tra Bene e Male diviene evanescente, labile e impercettibile, e sfiora l’intimo e il quotidiano dell’esistenza.

Grindelwald è quasi più un antieroe, che non ha paura della sua diversità, che non cela i suoi sentimenti in un cuore pavido. Come molti è stato messo da parte, è stato sconfitto e rifiutato. Ha amato il suo amico Silente, con lui ha stretto un legame di sangue. Ma ha dovuto abbandonarlo, ha perso quell’Amore così intimo e abissale, e adesso combatte da solo per un bene superiore. Il suo sguardo è determinato, ma anche vuoto e lacrimevole, come se celasse una profonda angoscia.
Il mago più temuto della storia, ancor prima di Voldemort, è un reietto come tanti, che vuole la sua rivincita sul mondo deludente.

Le parole possono plasmare la realtà. Non importa quale sia la verità, non importa quali nomi decidiamo di dare alle cose; importa solo quello cui siamo disposti a credere. I fatti possono essere alterati, come per magia, dalle parole. Ogni definizione di reale crolla di fronte a personaggi come Grindelwald, e non perché siano potenti stregoni o esseri cosmici. Non servono spade laser, bacchette magiche o guanti dell’infinito quando sei capace di parlare bene.

Gellert Grindelwald è il direttore d’orchestra della realtà, i suoi discorsi possono decidere il destino del mondo. Il vero incantesimo è la sua retorica, che ha radici profonde nel suo animo oscuro e sofferente. È spaventoso quanto le sue ragioni siano comprensibili; affascinanti sono le sue considerazioni sulla diversità. Rimane una figura ambigua, in perenne bilico tra oppressore e oppresso, vincitore e vinto.

I più potenti maghi della Terra sono inermi di fronte alle sue sentenze, perché perfino i buoni sono disposti ad ascoltare e ad accogliere la causa di Grindelwald.
Giusto e Sbagliato, Bene e Male sono mere definizioni al suo cospetto, parole da utilizzare per ricordarci quanto siamo facili da ingannare, quanto siamo bravi a fallire.

 

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