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Nobili bugie – Edificanti Risate sopra Drammi Storici

Sasso Marconi, 1944. Arroccati sui colli bolognesi vivono da secoli indisturbati i baroni Martellini, longeva dinastia aristocratica che è sopravvissuta fra alti e bassi al passare dei secoli. Il prestigio della famiglia però non si accompagna alla potenza economica. Infatti per la famiglia Martellini lavorare è considerato un sacrilegio. Né le feste sfrenate della marchesa Romola Valli né il vizio del gioco del capostipite Donato riescono a sanare i debiti della famiglia, costretta a pignorare qualsiasi bene di lusso per conservare almeno una parvenza di ricchezza. Tuttavia inaspettatamente il fragore della guerra si abbatte anche nella villa dei signori. Infatti una notte tre ebrei in fuga dai nazisti bussano alla porte della villa spoglia. Corrotti dal loro oro i nobili martellini decidono di ospitarli in cambio di un lingotto d’oro al mese.

Il film esordio di Antonio Pisu nasce come una commedia non convenzionale fortemente radicata nel suolo bolognese, ma con evidenti riferimenti al più internazionale cinema americano. La comicità della vicenda si snoda infatti fra il picaresco della tradizionale commedia dell’arte italiana, e fra il surrealismo grottesco del cinema spagnolo.

Il regista poi si serve di tecniche cinematografiche molto audaci, come per esempio il piano sequenza iniziale o la serrata sequenza a episodi che mostra la decadenza della famiglia martellini. Inoltre i numerosi effetti sonori innaturali e l’uso della musica rap conferiscono una vena ancora più goliardica a un film che sovraccarica volutamente il proprio registro stilistico per conferire alla narrazione una spinta verve surrealistica.

Questo sottotesto surreale però viene edulcorato dall’arrivo della famiglia degli ebrei all’interno della villa. Erano molte le famiglie che durante l’occupazione nazista ospitavano gli ebrei nelle loro case in cambio di un vantaggio economico e non certo perché mosse da nobili propositi. Perciò, la scelta di voler raccontare il lato più avaro della natura umana, conferisce alla vicenda un peso storico che la avvicina al melodramma.

Perciò la comparsa di questa verità storica cambia ulteriormente la natura della commedia. Inserisce infatti all’interno della narrazione un’elemento di realismo tragico poiché sceglie di mostrare un avvenimento storico senza ricorrere a versioni stucchevoli del fatto: i Martellini ospitano gli ebrei solo per i loro soldi. Questa scelta stilistica è coerente però con la narrazione perché conferisce una spinta propositiva della vicenda verso un conflitto.

La storia procede attraverso il conflitto che si crea fra i nobili impoveriti ma in una posizione di comando e gli ebrei ricchi ma perseguitati. Perciò il registro stilistico cambia ancora. Questo divario sociale che sfocia in una comica lotta per la sopravvivenza economica ricorda molto la comicità che sta alla base de La Secchia rapita: il poema di argomento eroicomico, scritto da Alessandro Tassoni nel seicento. La secchia rapita narra in modo tragicomico la storia del conflitto tra Bologna e Modena, quando i modenesi, dopo un’incursione a Bologna, portano via come trofeo di guerra una secchia di legno. Il furto genera innumerevoli conflitti che sfociano in avventure di carattere picaresco.

Tuttavia Nobili bugie procede con un plot twist inaspettato: un giorno viene annunciata alla radio la notizia della fine della guerra. I Martellini, inizialmente entusiasti, capiscono ben presto di aver perso la loro fonte di guadagno. Decidono così di segregare gli ebrei in soffitta e fargli credere che la guerra sia ancora in corso.

È qui che il film si colora di tinte dark. Con stratagemmi più o meno sottili i nobili riescono a ordire l’inganno. Però, col passare del tempo, gli ebrei iniziano a sospettare della sincerità dei nobili Martellini. Perciò un giorno decidono di evadere dalla soffitta, scoprendo così di essere stati ingannati.

nobili bugie

In preda alla collera sono pronti a uccidere i baroni. Ed ecco entrare in scena Giancarlo Giannini. In un finale degno dei migliori thriller, Giannini, evocando Al Pacino, scombina completamente le carte in tavola, rivelando la vera natura di quelli che fino ad allora sembravano essere delle vittime. Un finale dal gusto pulp trasforma quello che sembrava una commedia in un noir imbevuto di sangue.

Pisu punta molto in alto e lo fa con la consapevolezza dei mezzi artistici che la sua scrittura gli offre. La sua regia che mescola la commedia al noir e al film di genere, con echi musicali degli spaghetti western è fresca e innovativa. La recitazione degli attori può apparire teatrale, ma è volutamente sovraccaricata per conferire alla commedia quel humor surreale che la rende una commedia nera. A parer mio, la forza del film sta nel voler raccontare una storia perfettamente radicata nel territorio guardando sia al nostro cinema che a quello internazionale restando attaccato a una verità storica del passato che non può essere taciuta.

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