News

L’Ultimo atto dell’Ultima Tragedia

Una gomma appiccicata, infine, sotto la ringhiera del balcone. Un segno indelebilmente insignificante, di un uomo che non lascerà segni alla sua morte, nell’anonimato in un istante, dopo esser stato tutto per un’intera storia. Ed è lei a deciderlo, lei che lo amato, lei che gli ha concesso di distruggerla, quasi del tutto, quasi fino alla fine, prima di compiere ciò che era destino fosse tragedia.

“Alla fine è la storia di uomo che va verso il suo destino e, forse, sa già quale sia” ha dichiarato il maestro Bertolucci, parlando della sua opera più potente se si parla di passionalità divoratrice.

In quel tango che per tutto il film va avanti, tra eros e thanatos, dove ella cerca l’inizio, la creazione ed egli vuole che ciò soccomba nelle temere, nella distruzione. Ma solo alla fine, nel “vero” tango, già preavvertiamo che è finita, così ci viene mostrata l’ultima complicità, degenerata, alcolica e folle, di un vaso ormai rotto, a disagio con il suo realizzare l’essenza radicalmente malsana del suo essere, per un istante, esistito.

Folle danza la passione primordiale, capace di affondarci senza parole che lo esplicitino. Se fu amore non è detto, ma tragicità, umana e mortale, eterna e dimenticata.

Così, inviene, avviene un’insana epoché, dimenticante della follia corrosiva che l’uomo ha cercato e la donna subito. Tutti e due si ritrovano in un culmine finale, di due cicli agli antipodi, lei pronta a governare il tragico realismo della curiosità amorosa, non più vessata all’ingenuo ma all’uomo miserabile. Lui, totale nella miseria della fine, impossibilitato a liberarsi della stigma della sua tragedia, condannato infine a danzare sui detriti di ciò che ha dovuto distruggere, ha dovuto impossibilitare, perché lei inizi la vita e lui termini, eternamente, in un sol istante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.