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Il Padrino e la Femminilità

Parliamo della saga “Il padrino”, ognuno di noi ne avrà certamente seguito la visione a modo proprio. C’è chi si sarà concentrato sugli intrighi malavitosi e le scene d’azione, chi sarà sicuramente stato trasportato dall’affascinante ambientazione nella Little Italy degli anni ‘40 e ‘50 prima e dei ‘20 nel secondo film, chi infine avrà invece prestato attenzione passo dopo passo agli intrecci, per coglierne tutti i risvolti.

C’è chi avrà addirittura optato per tutte le alternative insieme…

Certo… e c’è chi ha analizzato il rapporto dei protagonisti maschili con il genere femminile.

Strano ma vero, è ancora possibile dire qualcosa di nuovo (forse) attorno l’incredibile saga diretta da Francis Ford Coppola ed ispirata all’omonimo romanzo firmato da Mario Puzo.

Se vogliamo, questa fornisce numerosi spunti socio-antropologici che è possibile carpire durante il corso dei tre film e degli anni che passano.
Per focalizzare un’analisi di questo tipo però, poco ma sicuro, bisogna esser dei fissati per “Il padrino”… oppure dei fissati e basta.

Andiamo a scovare il primo.

 

1. Ruolo della donna e mutamenti dei rapporti familiari nella società patriarcale italoamericana:

Come visibile già dalla prima scena del primo film, la donna in quella società ha un ruolo marginale dal punto di vista patrimoniale e decisionale. Il padrino è in summit per rendere favori agli invitati come da tradizione, mentre la moglie canta e si diverte durante i festeggiamenti del matrimonio della figlia Connie.
Ma per tutto il corso del primo capitolo ed in parte anche del secondo, è palese quanto la figura di moglie e madre all’interno della famiglia fosse sacra.
Forse perché ad essere sacro era proprio l’amore e il calore familiare: culto indiscutibile per chi ne condivideva le gioie (e i dolori).

Ma probabilmente qualche meccanismo deve essersi inceppato nella seconda generazione.
Quel che la famiglia ha rappresentato per Vito e Carmela Corleone, come per tutte le persone della loro generazione a quel tempo, non è più risultato valido per la progenie.
Così osserveremo come il concetto sacro di famiglia è, dai giovani Corleone, verificato soltanto a ritroso lungo l’albero genealogico.

Nei propri personali esperimenti di famiglia invece, l’Io faticherà a mettersi da parte in favore dell’unità familiare. Questo sospingerà difatti ognuno di loro a inseguire le pulsioni del proprio ego a scapito dei familiari!
Probabilmente la mentalità della società americana, nella quale sono nati e cresciuti, ha attecchito nei ragazzi al punto che l’eredità dei valori e del culto della famiglia di origine siciliana è andata totalmente perduta trai corridoi e le stanze di casa Corleone a Little Italy.

Il primo film, ma anche e soprattutto il secondo ove a interpretare il giovane Vito è De Niro, offrono l’immagine di una famiglia Corleone unita, alla vecchia maniera dove l’uomo e marito si occupa di portare il pane a casa (più o meno onestamente) e di onorare la moglie, la quale invece si occupa della casa e dei bambini.
Andando avanti con gli anni e ritornando al primo film, invece, notiamo che a distanza di una sola generazione i figli di Don Vito Corleone, padre di famiglia esemplare, vivranno situazioni familiari ben differenti.

Connie, il cui matrimonio apre la saga intera, presto andrà incontro a seri problemi coniugali, col marito che la disdegna e preferisce a lei altre donne. Non rinunciando a colpirla fisicamente addirittura durante gli aspri litigi.

Lo stesso Sonny, Santino Corleone, non pare avere la stessa concezione di famiglia del padre Vito. Un chiaro esempio ce lo offre la scena in cui, al termine del colloquio con Sollozzo, il giovane viene redarguito dal padre per aver commesso un’ingenuità in presenza del protetto dei Tattaglia. Ingenuità la cui responsabilità viene dal Don attribuita alle poco onorevoli distrazioni che il figlio si concede ai danni del proprio matrimonio.

2. Clemenza e i cannoli:

anche un altro personaggio, molto caratterizzato, quale Peter Clemenza dimostra come l’essere uomini “alla vecchia maniera” comprendesse badare alla famiglia coi riguardi che le competono. Sebbene mantenendo le mogli relegate ad un ruolo casalingo.

La scena dell’assassinio di Paulie (accusato di aver appositamente disertato la guardia al Don il giorno dell’attentato) è un fine ossimoro tra il calore familiare e la spietatezza della vita da gangster. Appena cominciata siamo nel giardino di casa di Clemenza, sull’uscio la moglie saluta il marito con un bacio volante e gli raccomanda di non dimenticare di comperare i cannoli.

Lui entra in macchina ed insieme a Paulie e Rocco, un altro scagnozzo, parte alla volta di una nuova giornata di lavoro. Questa si sarebbe dovuta realizzare alla ricerca di alloggi in incognito per i soldati della famiglia, essendo ormai prossima una nuova guerra tra le famiglie di New York. In realtà il lavoro consisteva nell’assassinio dello stesso Paulie… che viene freddato da Rocco con tre colpi di pistola nella macchina in sosta, mentre Clemenza “fa un poco d’acqua”.

Ora il clou degli opposti: Peter Clemenza avvicinandosi alla macchina raccomanda allo scagnozzo di lasciare la pistola sul luogo dell’omicidio, ove il corpo di Paulie giaceva esangue, e di passargli i cannoli.

3. Michael Corleone e le donne:

Questo è un paragrafo che a dir la verità meriterebbe un capitolo intero per essere presentato nel migliore dei modi…

E, pensandoci, è meglio che sia così.

Michael Corleone e le donne

Michael, figlio terzogenito di Vito e Carmela Corleone, è un ragazzo pacato e tranquillo a differenza del primogenito Santino, ma sveglio ed intelligente al contrario dell’altro fratello Fredo.

Il suo di rapporto con il genere femminile è davvero molto controverso se osserviamo attentamente la trilogia.

Sebbene parrebbe il più “illuminato” dei Corleone; da ragazzo abbandona l’università desiderata dal padre e sceglie di arruolarsi nei Marines e ancora, rimane fuori dagli “affari di famiglia” per anni, poi invece dimostrerà nel corso dei tre film di essere esempio implacabile di spietatezza.

Nella prima pellicola lo vediamo, appena congedato, al matrimonio della sorella Connie in compagnia della fidanzata Kay Adams. In quei tempi è un ragazzo appassionato e innamorato, non ancora indurito dagli eventi che presto gli si sarebbero parati dinanzi.
Il primo, l’attentato ai danni del padre Vito Corleone che lo condurrà a vendicare l’atto uccidendo personalmente i mandanti Virgil Sollozzo e il capitano McCluskey, e in un secondo momento ad abbandonare New York e la fidanzata Kay per fuggire in sicilia.

Qui abbiamo modo di osservare un Michael diverso, forgiato in due delle più importanti qualità che lo distingueranno: la fermezza della volontà, l’implacabilità della sua mano.
Nella terra d’origine della sua famiglia non lascerà che le retrograde tradizioni dei siciliani lo dissuadano dall’ottenere la mano di Apollonia, bellissima giovane della quale si è invaghito.

Nemmeno quando il padre della ragazza si appresta ad imbracciare il fucile per salvarne l’onore, minacciato com’è da un forestiero.
Quindi la sposa e insieme a lei costruisce un rapporto spontaneo e gioviale: non si cura della vita lasciata in stand-by a New York, inclusa la fidanzata Kay.
Il destino di sua moglie è però un nefasto presagio di quello che capiterà alle donne nella vita del giovane Corleone. Una bomba installata nell’auto di Michael capita sotto il sedere sbagliato e a saltare in aria è proprio Apollonia.
Successivamente a questa sciagura e ad un altro periodo trascorso in sicilia, Michael torna a New York, senza indugio si mette in contatto con Kay che però rimane dubbiosa causa i diversi anni in cui non ha ricevuto sue notizie. Ciononostante tornano insieme ed insieme avranno due figli.
Il primo capitolo termina con una porta chiusa davanti il muso della nuova moglie, estromessa dagli affari del marito e padrino.

Nel secondo film un attentato in casa Corleone, ormai trasferita in Nevada, persuade Kay a volerla finire con quel tipo di vita, perciò chiede a Michael di interrompere i suoi affari sporchi e passare a business puliti. Lui acconsentirà, più per tranquillizzarla che per reale decisione.

Le fitte trame della seconda pellicola si dispiegheranno, riveleranno gli oscuri nemici di Michael: gli amici, gli stessi consanguinei dimostreranno quanto in realtà hanno ostacolato e attentato agli affari e alla sua stessa vita.
La sua opera continua però senza conoscere tregua ed infine ineffabilmente trionfa. Il Padrino fa persuadere Frank Pentangeli a uccidersi ad un passo dalla disfatta, fa sparare il fratello Fredo reo di aver venduto il suo stesso sangue al mafioso Hyman Roth, il quale pure viene ucciso su ordine di Michael Corleone, segnando la vittoria definitiva sugli avversari.
Ma i successi in campo “d’affari” risultano però inversamente proporzionali all’andamento del suo matrimonio. Kay è stanca di sentirsi ripetere che i Corleone presto si occuperanno di business leciti, di dover credere alle menzogne che Michael le ha sempre propinato.

Decide di abortire il terzo figlio che portava in grembo, con la convinzione che sarebbe stato meglio che mettere al mondo un altro mafioso e assassino come Michael.

Appresa la notizia, il Padrino non la prende affatto bene, aggredisce fisicamente la moglie e la caccia di casa strappandola ai suoi due figli.
Ancora una volta una profonda sofferenza incombe sulla sorte delle donne che gravitano attorno la vita di Michael Corleone. E ancora una volta Kay riceve una porta in faccia quando lui la scoprirà clandestinamente in casa, passata a far visita ai propri figli.

Se crediamo che le sventure siano tutte qui ci sbagliamo di grosso.

Difatti nemmeno la figlia Mary sarà esentata dalla scure della più pesante sofferenza.
Nel terzo capitolo della saga, ormai giovane adulta, intrattiene una relazione col cugino Vincent Mancini di cui si innamora profondamente.
Il giovane, figlio illegittimo di Sonny Corleone, ricambia i sentimenti della ragazza ma rinuncia a lei su pressione di un anziano Michael, preoccupato di tenere la figlia fuori dagli ambienti più pericolosi dell’attività di famiglia, in cambio del ruolo di Padrino.
Mary rimarrà ineluttabilmente delusa ed affranta dalla perdita dell’amato Vincent e tenterà di far comprendere ciò al padre al finire della pellicola, che però ha ancora da rivelare il peggio per lei.

Un sicario assoldato per eliminare Michael esploderà due colpi di pistola sulla scalinata del teatro Massimo di Palermo, ferendo ad un fianco l’ormai ex Padrino e colpendo a morte Mary che, dinanzi al padre, crollerà incredula invocandone il nome.

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