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L’appartamento – L’amore ai tempi del capitalismo

“ Lo specchio è a pezzi ”  C.C.Baxter
“ Sì lo so, mi piace così: mi ci vedo come mi sento ” –  Fran Kubelik

 

L’appartamento di Billy Wilder è un film romantico e allo stesso tempo rivoluzionario.

C.C.Baxter è un umile impiegato in una enorme azienda di assicurazione, situata in uno di quegli enormi grattacieli americani che sembrano volere toccare il cielo per superare gli altri grattacieli a forza di colpi di cieca ambizione capitalistica e competizione sfrenata.
La storia si apre con la descrizione dei numeri dell’azienda, e dello stipendio del protagonista: come se Wilder ci volesse subito mostrare la dimensione da paraocchi omologante del mondo moderno. Nel piano del palazzo dove lavora Baxter gli uomini sono uno accanto all’altro, schierati come in un allevamento intensivo, senza nient’altro che possa distrarre.
Una scrivania, una macchina scrivente, un telefono, un blocco per gli appunti a testa. Nient’altro.
Gli uomini non devono avere una propria identità personale per l’azienda. Devono produrre. E tutto quello che gli serve è solo ciò che gli serve per massimizzare il profitto. Cinicità ed efficienza prive di umanità.
C.C Baxter guadagna 90 dollari a settimana, e ce lo dice subito. Come se Wilder volesse suggerirci che, in questo mondo, un individuo si identifichi col suo stipendio.

C.C. Baxter é un buon impiegato e un bravo ragazzo, ma vuole, come chiunque, fare carriera.
E casualmente si trova nella situazione di “affittare”, o meglio dare gratuitamente in prestito, il proprio appartamento ai suoi superiori di grado che hanno bisogno di un posto appartato dove consumare le proprie amanti.
Baxter si piega alle loro manie superficiali, egoiste ed egocentriche con le quali i suoi capi lo tengono fuori di casa sua anche oltre l’orario concordato, pur sapendo che Baxter non ha un posto dove andare. Ma Baxter sopporta tutto questo per farsi raccomandare e ottenere ciò con cui l’azienda tiene tutti li a lavorare come marionette: una promozione.
Un ufficio tutto suo, un piano più alto, la chiave della toilette per dirigenti.
E così Baxter accetta, controvoglia, di piegarsi.

Questo finché non perde la testa per la ragazza che fa l’ascensorista in azienda. Una Shirley MacLane bella, sbarazzina e un po’ malinconica.
La serie di eventi successivi lo porterà in cima al palazzo, di fronte al mega capo dell’azienda, una sorta di supermegadirettore galattico ante litteram (cit. Fantozzi), che finirà per usufruire anche lui del servizio/appartamento offerto da Baxter.

La storia prosegue, Baxter finisce col cuore spezzato, la ragazza pure.

E nonostante ciò, entrambi ne escono con una leggerezza romantica ineguagliabile. 
Una leggerezza che vi porterete dietro per un bel po’ dopo aver finito di guardare il film.
In un appartamento completamente avulso dal turbo-capitalismo privo di sentimenti in cui entrambi sono immersi nella loro vita quotidiana, i due giovani ci dimostreranno di avere un cuore. A differenza di molti altri: i dirigenti, che preferiscono passare da una ragazza all’altra trattando i propri sottoposti come esseri inferiori, e il super capo, a cui interessa di più la propria immagine e il proprio status che fare soffrire decine di giovani ragazze, cadute nella sua tela. La casa del capo è perfetta, la sua famiglia è perfetta, il suo albero di Natale potrebbe illuminare mezza New york.

C.c. Baxter non ha niente di tutto questo, ma almeno ha un’anima. Un’anima impacciata, così come impacciato è il tentativo di suicidio per amore, un’anima incerta, ma piena di vitalità. L’anima di lei è forse più malinconica, ma ugualmente dolce.
Ma alla fine entrambe le forze vitali esplodono. Quando lui decide che non si piegherà più, e molla tutto quello per cui aveva faticosamente lavorato per anni, solo per mantenere la propria dignità, senza guadagnare nulla, ma anzi perdendo tutto. Quando lei prende coscienza del fatto che per essere felice bastano un mazzo di carte e qualcuno con cui giocare a ramino, e manda all’aria tutto quello per cui aveva sofferto così tanto e per così a lungo, senza pensarci un secondo.

Rivoluzionare il mondo hollywoodiano fatto di commedie scontate, patinate e luci della ribalta che nascondono il vuoto assoluto di alcune persone, attraverso un romanticismo vero, autentico, fatto di gesti sensibili, altruismo, pugni presi per amore e racchette da tennis per scolare la pasta, è qualcosa in cui solo Billy Wilder poteva riuscire.
Il regista ci mostra la meschinità ordinaria e ormai accettata del mondo di oggi dei pochissimi sfruttatori sui tantissimi sfruttati, che inseguono un obiettivo fittizio che trasformerà alcuni di quei pochi individui in altri patetici e infelici padroncini, mentre gli altri si affannanno per compiacerli.
E scusate se è poco fare critica sociale con una commedia fatta di leggerezza e voglia di vivere, facendo ridere il pubblico.
Jack Lemmon aiuta.

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