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ANNUARIO: Inconsce allusioni artistiche: Tim Burton, Van Gogh e Munch

Tra le cupe ambientazioni timburtiane, tra le fosse dei suoi personaggi scheletrici e incredibilmente slanciati come chiese gotiche, si possono ravvisare le ombre dell’inconscio, della solitudine, dell’emarginazione. Quando ci si riduce a involucri, ormai defunti mentalmente (e non solo), vaganti in un mondo che suona le stesse note lugubri e indolenti, quando la disumanizzazione si rispecchia anche nell’estetica e la città e le strade continuano ad essere gremite di gente ormai annebbiata dalla società, quando la direzione assunta è una sola ed è quella imposta dai tempi, come è possibile rendere su tela queste emozioni forti ma svilenti che ruggiscono nel cuore dell’artista? L’espressionismo ha trovato la propria via d’espressione attraverso un punto di vista particolare, quello dell’interiorità. Le rappresentazioni sono filtrate dall’io umano, e la percezione non è più legata alla realtà oggettiva e retinica (come negli Impressionisti) ma alla soggettività: ogni evento, ogni soggetto viene percepito, interiorizzato e poi espresso secondo il proprio singolo ed assolutamente peculiare punto di vista.

La denuncia sociale di Munch, le figure allungate, pallide e dalle mani aguzze di Kirchner, ma anche la solitudine di Van Gogh -non propriamente espressionista ma a cavallo tra l’Impressionismo e l’Espressionismo per i soggetti, il colore e le tecniche impiegate – vengono traslate e portate anche al cinema, poiché si sa: l’arte è una malattia contagiosa. Ecco la settima arte indagare sul proprio tempo, rimuginarci su e dipingere capolavori quale Il gabinetto del Dottor Caligari di Wiene del 1920 e Metropolis di Fritz Lang del 1927, dove la critica alla “falsa scienza” e alla società sono ferrate ma traslate in un contesto dove sicuramente Freud ha giocato la propria carta dell’io e dell’inconscio: in questi film (espressionisti fin dalla copertina) si gioca tanto con il tema del doppio, della difficile distinzione tra allucinazione e realtà, tra lavoro e sfruttamento, tra due mondi inconciliabili eppur l’uno a un passo dall’altro.

Diversi sono i temi della peculiare espressione di uno dei registi dai film sicuramente più riconoscibili a primo acchito del mondo, Tim Burton. Soffermandoci infatti sulla sua produzione possiamo notare come il tema dell’outsider e del mostro siano portati all’eccesso, così come la dialettica vita-morte vista in una chiave completamente nuova (ne La sposa cadavere infatti il regno dei morti è colorato e allegro mentre quello dei vivi è livido e triste). Il gotico diviene poesia e l’espressionismo raggiunge il suo apice nei film d’animazione, dove il regista può sfogare la propria eccentricità: Victor sposa involontariamente un ramo contorto, suggellando un voto nuziale con il regno dei morti; Jack, nauseato dallo spaventoso Halloween cerca di portare il Natale nel cuore dei suoi concittadini, annebbiati dalle proprie tradizioni; Victor, depresso per la morte del suo Sparky, decide di rianimare il proprio cane (e per mantenere il segreto anche un pesce rosso, che diventa invisibile).

La fitta corrispondenza tra i vari film (Zero-Sparky, ad esempio) è indiscussa, ma quello che davvero colpisce è il fermo intento di voler presentare un mondo denso di figure sole, come lo stesso Van Gogh era, aggrappato a suo fratello o a Gauguin come Victor a Sparky; di luoghi cupi e vorticosi (chi non ha mai pensato al movimento vorticoso e alla luce della Notte stellata di Van Gogh guardando la copertina di Nightmare Before Christmas?); di concomitanza del mondo dei vivi e mondo dei morti, come nella Madonna di Munch o magari nell’opposizione simbolica dei colori del Campo di grano con corvi di Van Gogh, che presagiscono con quei corvi la propria imminente dipartita. È come se Tim Burton, inconsciamente, avesse appreso da queste opere d’arte restituendone in chiave cinematografica la propria carica espressiva. Egli vive l’angoscia esistenziale e trasfigura la realtà in incubo, come Munch e come le spaventose figure di Kirchner o Viani (La moglie del marinaio non può non destare il ricordo di Edward mani di forbice), e allo stesso tempo porta nel cuore l’interiorità e i disturbi allucinogeni della figura artistica più insana e allo stesso tempo più vitale e ipnotizzante: Vincent Van Gogh.

 

 

L’annuario sarà disponibile fino al 31 dicembre e le sorprese, non finiscono mai. Per saperne di più: https://www.produzionidalbasso.com/project/l-annuario-de-la-settima-arte/

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