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Bojack Horseman e Patrick Melrose – Crudele, Deprimente Libertà

Bojack Horseman

Durante la vita ci capita spesso di sentirci tristi, soli, stanchi, arrabbiati e senza via di fuga. Quello che sembra essere solo un semplice momento di tristezza poi diventa una situazione normale. E lentamente proviamo un incredibile dolore. Sentiamo un peso dentro di noi che continua a sprofondare nell’anima e ci trascina sempre più giù, verso l’indifferenza. Ma cos’è quel peso? Da dove arriva? E soprattutto, si può combattere? Quel peso ha vari nomi: spleen, taedium vitae, nausea, depressione, ma ha sempre una caratteristica comune: fa soffrire. Sia noi che gli altriPatrick Melrose e Bojack Horseman sono forse gli antieroi che meglio rappresentano la condizione umana della depressione: alcolizzati, egocentrici, frustrati, perennemente sull’orlo del suicidio, sociopatici e misantropi. Il peggio che un essere umano possa diventare. Nessuno di noi potrebbe mai dire che siano dei modelli di comportamento, tuttavia continuiamo a identificarci in loro.

 

 

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 bojack Horseman
Patrick Melrose

Perché li amiamo così tanto? Perché nella loro instabilità, essi rappresentano la nostra parte più umana: quell’anima fragile, debole e ferita che ognuno cerca di nascondere sotto una corazza di cinismo. E quando quell’anima così fragile e sensibile si scontra continuamente, ogni giorno, contro la durezza della realtà, è allora che si perde ogni speranza di vivere. Allora si diventa Bojack Horseman o Patrick Melrose. Perché in fondo la vera condanna di questi due antieroi è la stessa: essere troppo ambiziosi per accontentarsi della banalità quotidiana e così intelligenti da comprendere subito l’irrealizzabilità del loro proposito. I sogni contro la vita. La speranza contro il Vero.

In fondo Bojack Horseman (leggi un approfondimento qui) e Patrick Melrose non sono altro che la rappresentazione su schermo di una riflessione che aveva già fatto Giacomo Leopardi. Se consideriamo la poesia A Silvia, infatti, gli ultimi versi si focalizzano proprio su questo concetto:

Anche peria fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la giovanezza. Ahi come,
come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? Questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
tu, misera, cadesti e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.

Per Leopardi, Silvia, giovane ragazza da lui amata, rappresenta i desideri giovanili. Nello specifico, l’ultima parte della poesia inquadra il momento della morte della ragazza e quindi, fuor di metafora, la caduta di ogni illusione. Alla figura di Silvia dunque si sovrappone la speranza stessa, che indica la tomba come destino comune dell’umanità. L’apparir del vero è il crollo delle illusioni nutrite in gioventù, che le sofferenze della vita adulta hanno distrutto definitivamente. Il Vero infine è la manifestazione della Natura che da sempre opprime gli uomini.

 Bojack Horseman
Bojack Horseman

La speranza in Patrick e Bojack è rappresentata dalla loro infanzia: momento felice, spensierato e pieno di pulsioni vitali. Quel periodo così idilliaco però è stato totalmente compromesso dai genitori.

I genitori di Patrick Melrose e Bojack Horseman rappresentano l’apparir del vero, la manifestazione della realtà. Essi hanno un ruolo cruciale nel determinare i traumi dei figli. Infatti, fin dall’infanzia, hanno riversato le loro frustrazioni, sia fisiche che mentali, sui figli usandoli come valvola di sfogo. I genitori hanno così instillato nei figli dei demoni da cui essi tentano di liberarsi senza successo.

Entrambi sono infatti consapevoli del loro passato, ma continuano a fare gli stessi errori dei loro padri e a rimanere in quel dolore da cui vorrebbero liberarsi. Perché?

Si potrebbe pensare che lo facciano perché non conoscono il loro dolore oppure perché sono vittime del dolore tanto da non riuscire a liberarsi da esso. Certo, la depressione è sicuramente una malattia debilitante, ma non è un deterrente della natura umana. Un essere umano depresso è comunque capace fare del male sia a sé stesso che agli altri. Patrick e Bojack infatti potrebbero suscitare compassione all’inizio, ma c’è qualcosa di crudele nella loro depressione che li rende tutt’altro che semplici vittime. In che senso? Mi spiego meglio. Facciamo un passo indietro però.

Nella Roma repubblicana, Catullo scrisse una delle poesie più celebri della classicità, che ancora oggi stupisce per il suo ermetismo:

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento

Catullo fu uno dei primi poeti a parlare dei propri sentimenti, mentre, nella maggior parte dei testi romani, i temi prediletti erano la politica e la guerra. Il poeta infatti passò dieci anni a consumarsi in un amore non ricambiato e in questa poesia esprime l’apice della sua agonia. Catullo evidenzia un aspetto importante. Odio e Amo. Odio e amo la mia condizione. Io sono consapevole del fatto che una determinata situazione mi faccia star male, ma a quella stessa sofferenza è anche connesso uno strano piacere. Catullo non sa spiegare questa contraddizione. La mentalità romana è troppo votata alla logica e al pragmatismo. Per capire meglio di cosa si tratti bisogna attendere Petrarca.

 Bojack Horseman
Bojack Horseman nella quarta stagione

Petrarca ha sempre detto che il male cosmico non esiste. Il male, sulla scia delle teorie di Sant’Agostino, è causato da un’insufficiente volontà di fare il bene. Infatti, è proprio l’uomo che, annebbiato dalle passioni terrene, sceglie di non agire. Infatti Petrarca affermava di essere contraddistinto dal peccato dell’accidia: quel torpore fisico e mentale che impedisce all’uomo di agire attivamente per riuscire a superare le proprie insicurezze e giungere a un risultato definitivo. E proprio qui Petrarca ha una rivelazione. Petrarca teorizza la Voluptas Dolendi, ovvero la volontà di soffrire. Egli vuole mantenere uno stato di accidia per non affrontare i problemi che lo affliggono e combattere le sue insicurezze. Perciò il poeta non può guarire, perché non vuole guarire!

Per spiegare meglio la dinamica di questo meccanismo, che contraddistingue anche Patrick e Bojack, si potrebbe usare una sempre efficace citazione di Walter White:

L’ho fatto per me. Mi piaceva farlo. Ed ero molto bravo. E… mi sono… sentito… mi sono sentito vivo.

Nella celebre dichiarazione finale infatti (quella che potremmo considerare il sugo della storia per citare Manzoni) Walter confessa a Skyler il vero motivo per cui ha iniziato a produrre metanfetamina: puro autentico narcisismo. È stato lui che ha deciso di produrre metanfetamina. È stato lui che ha deciso di mettere la sua famiglia in pericolo. È stato lui che ha fatto decine di morti.  Non perché non aveva scelta, ma perché voleva farlo. Tutto per compiacer il proprio egoismo.

E così Patrick e Bojack! Essi scelgono di continuare a soffrire perché non vogliono alterare il loro stato depressivo. Vogliono continuare a soffrire per non affrontare i loro demoni. Certo non li si può accusare di aver scelto di essere depressi. I genitori a tal riguardo hanno avuto una certa dose di responsabilità. Tuttavia i genitori non hanno fatto che dare il la alla depressione dei figli. L’utilizzo di droghe, l’alcolismo, la mancanza di legami e l’incapacità di condurre una vita serena non dipende dai genitori. In particolare, la scelta di non affrontare direttamente le radici dei loro traumi infantili, ma insabbiarli e nasconderli è sicuramente una loro scelta. Essi sono responsabili della loro sofferenza.

 Bojack Horseman

Il che ha due implicazioni. La prima: Patrick Melrose e Bojack Horseman sono dannosi per gli altri. Per perorare il loro obiettivo ( mantenere uno stato di depressione), finiscono per creare delle barriere nei loro rapporti interpersonali. Queste barriere non solo li isolano dagli altri ma gli impediscono anche di ricevere aiuto. Infatti, quando qualcuno tenta di farli uscire da questo stato, viene trascinato nella loro depressione, inglobato nella loro volontà di soffrire. Ecco perché risultano caustici per chiunque. Dato che non vogliono uscire da questa condizione, fanno soffrire gli altri, costringendoli a convivere con i loro demoni irrisolti e a subire la loro volontà.

Seconda implicazione: Bojack Horseman e Patrick Melrose sono indistruttibili. Proprio perché essi scelgono di autodistruggersi, lo fanno in maniera consapevole. Anche quando sono sull’orlo dell’autodistruzione, restano comunque illesi perché di fatto non vogliono morire. Morire implicherebbe la fine della sofferenza, implicherebbe smettere di essere vittime. La depressione di Patrick e Bojack diventa quindi nella maggior parte dei casi un pretesto per non affrontare le loro paure e le loro incertezze.

Quindi qual è l’insegnamento che Patrick e Bojack ci vogliono dare? Che siamo noi gli artefici del nostro destino. Nonostante tutto siamo noi che scegliamo di soffrire, di vivere, di morire, di fare il bene o il male. Non siamo mai realmente vittime del mondo ma anzi siamo sempre liberi di fare le nostre scelte. E questo ci fa capire tante cose. Abbiamo un’assoluta libertà e una profonda crudeltà nel compiere ogni efferatezza, pur di mantenere quella libertà.

 

 

 

 

– E’ forse il Cinema (e le serie Tv) l’unico luogo dove oggi possiamo accedere e comprendere le arti dimenticate? Filosofia, letteratura, poesia: sono sempre attorno a noi, dobbiamo ricominciare a guardarle, dobbiamo ricominciare a riconoscerci. Il cinema come arte della critica alle arti è la prima sezione del nostro Annuario, dove ci saranno tantissimi articoli. Se vuoi saperne di più, leggi qui: https://www.produzionidalbasso.com/project/l-annuario-de-la-settima-arte/ –

 

Leggi anche: Patrick Melrose 1×01- The classic english style of Depression

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