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La meglio gioventù e Romanzo criminale- raccontare il sogno di una generazione

Romanzo

Spesso ci si sofferma ad immaginarla, la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni, ad idealizzarla, a fantasticarla; a desiderare, in qualche modo, di averla vissuta, respirata, assaporata, mossi da un contraddittorio e quasi insensato sentimento nostalgico.

La meglio gioventù e Romanzo Criminale, affreschi di una giovinezza che si arrampica su se stessa alla ricerca di un’identità. Da una parte, una medio-alta borghesia italiana in crisi di valori e d’ideali, dalla quale emergono i volti dei giovanissimi fratelli Carati, dall’altra una nidiata di ragazzi cresciuti nella malavita romana durante gli anni di piombo italiani.

Stessa generazione, stessa città, stesso fermento d’idee che avvolge i protagonisti nel medesimo scenario d’estremo cambiamento sociale. Un ventennio decisivo della nostra storia (sebbene i racconti de La meglio gioventù si protraggano fino ai primi 2000) esplorato con gli occhi di due classi contrapposte, ma accomunate da un solo sguardo, nel profondo legate dall’unico grande sogno d’essere  normali.

ANNI ’60

RICERCARE SE STESSI

Conosciuti dal pubblico quasi in contemporanea (il film di Marco Tullio Giordana è del 2003, il romanzo di Giancarlo De Cataldo del 2002, con successiva trasposizione cinematografica nel 2005), le due opere trovano in un tratto fondamentale il legame narrativo forse più evidente: entrambe partono inquadrando dall’alto un momento storico, il periodo dei grandi cambiamenti sociali, per poi restringere la prospettiva sul percorso personale di ognuno dei protagonisti. Elemento in continuità con quel cinema italiano che predilige la soggettività del singolo all’esplorazione generale dello scenario al quale appartiene.

Tra valori…

E’ la (in)consapevole necessità di conoscere se stessi che spinge i fratelli Carati, distinti studenti romani, ad abbandonare il nido familiare protetto e circoscritto che li ha accompagnati dall’infanzia alla giovinezza. Così Matteo (Alessio Boni), indecifrabilmente attratto da Giorgia, una ragazza dal labile equilibrio psichico, decide di sospendere esami ed impegni universitari per aiutarla a ritrovare l’ambiente familiare che le aveva voltato le spalle; dal canto suo, Nicola (Luigi Lo Cascio), rinuncia a partire con gli amici pur di seguire il fratello.

Dall’inizio della loro spedizione ha origine un viaggio quasi spirituale, durante il quale i due fratelli si separano, si spediscono lettere, si addentrano in ricerche vaghe quasi senza apparente motivo. La prospettiva di un ritorno alla loro precedente vita si fa sfocata, irraggiungibile; e mentre Matteo decide di arruolarsi nell’esercito, segnato dall’esperienza che l’ha legato a Giorgia, Nicola parte per la Norvegia, assaporando forse per la prima volta un’aria diversa da quella romana. Da lì in poi, le loro strade scorrono parallele, scandite da brevi e fugaci ricongiungimenti che riflettono le loro quasi opposte personalità.

L'enigmatico rapporto tra Matteo e Giorgia; in quel lungo sguardo è celata 
tutta la loro incapacità di avvicinarsi, di addentrarsi nel contatto, immobilizzati 
in un'inconcretizzabile attrazione.

…e disvalori

C’è un rapporto di fratellanza che allo stesso modo lega i celebri protagonisti di Romanzo criminale, il Libanese, il Dandy ed il Freddo. E come lo stesso De Cataldo affermerà, da romanzo storico immerso nella malavita romana del ‘900, l’opera assumerà i tratti di un autentico racconto di formazione, ruotante intorno alla crescita, all’evoluzione e alle diversità dei tre protagonisti.

Sospinti dall’odio e dall’efferatezza di chi è cresciuto in strada durante gli anni di piombo, i tre ragazzi metteranno su una delle più feroci bande criminali mai esistite in Italia. La volontà e la megalomania del Libanese, la vanità e l’egoismo del Dandy, la maschera di ghiaccio del Freddo; ingredienti, questi, decisivi nello sviluppo dei loro percorsi, esteriori ma al tempo stesso interiori. Cementati dalla violenza, dall’ambizione e da un odio radicato per la società che li circonda.

Droga, gioco d’azzardo, prostituzione, estorsione; passa da qui l’opera sovversiva perpetuata dalla banda della Magliana per quasi vent’anni. Ma nonostante gli anni successivi all’uscita del romanzo, soprattutto grazie al successo ed alla diffusione dell’omonima serie TV di Franco Sollima, abbiano consacrato i protagonisti del romanzo come veri e propri archetipi di una criminalità senza scrupoli, categorica, oramai riconoscibile, sono pur sempre le loro fragilità e le loro vulnerabilità umane a dettare le tappe del loro percorso. Sullo sfondo delle violenze e delle sommosse studentesche degli anni ’70, sfociate spesso in veri e propri atti di terrorismo.

Romanzo
La banda della Magliana nella Serie TV di Franco Sollima.

ANNI ’70

 TACERE IL PROPRIO NOME

Un fermento vivido, contagioso, incontrollabile. L’impegno militare di Matteo, ne La meglio gioventù, lo porta guardare in faccia un’umanità dalla quale egli stesso decide di fuggire, tra contestazioni, intolleranze, abusi. Contrapponendosi nuovamente alla figura di Nicola, che al contrario, insieme all’amata Giulia, si schiera con forza dalla parte delle proteste, coltivando la sempre viva speranza di un futuro senza più violenze.

Ma il carattere profondamente diverso dei due uomini, non più ragazzi, li porterà su strade sempre più distanti. Nicola, preso da doveri genitoriali (nel 1974 nasce sua figlia Sara) e professionali (specializzandosi in psichiatria ritrova in circostanze inumane Giorgia, la ragazza problematica che diede inizio al loro viaggio), si allontana dal mondo delle contestazioni e delle rivolte, contrariamente a Giulia, che ne è ancora profondamente coinvolta.

Romanzo

La parallela fuga di Matteo, rifugiatosi in Sicilia, renderà la sua fredda corazza esteriore sempre più inscalfibile, tanto da rifiutare ogni tipo di rapporto umano e da non rivelare il proprio vero nome ad una ragazza casualmente conosciuta a Palermo. Fino ad arrivare a fine decennio, uno dei momenti centrali dei loro rispettivi percorsi: Giulia decide di abbandonare Sara e Nicola per perpetuare l’ormai deviato ideale delle Brigate rosse, Matteo fa ritorno a Roma, rendendosi dolorosamente conto di non riuscire in alcun modo a ristabilire un contatto con gli affetti che aveva abbandonato. Ma l’evento chiave e maggiormente segnante per i due fratelli sarà la morte del padre, sconfitto da un cancro, al quale Matteo non riuscirà a dire addio, facendosi così travolgere da ulteriore sconforto. Fuggirà di nuovo, diretto verso Torino.

URLARE IL PROPRIO NOME

Durante gli anni ’70 la banda della Magliana è oramai una delle più temute e considerate organizzazioni criminali d’Italia. Di questo periodo le tappe più iconiche dell’odissea dei personaggi di De Cataldo, tra cui l’uccisione d’Er Terribile, i primi contatti col mafioso Zio Carlo, la crescita tumultuosa dei giri di spaccio, d’estorsione e di riciclaggio. Il Libanese, leader assoluto, calca con fierezza la strada della perdizione nella quale scivola immancabilmente ogni singolo protagonista dell’opera.

Ma è a questo punto che sopraggiunge nuovamente il lato umano dei personaggi, che darà nuove svolte inaspettate all’epopea archetipica dei giovani criminali romani. Il Freddo s’innamora di Roberta, una ragazza semplice e completamente estranea a quel mondo, mentre il Dandy precipita sempre più inesorabilmente nel vortice di vizio, vanità ed egoismo che non gli permette di guardare oltre se stesso e l’ossessione carnale, ma allo stesso tempo psicologica, che nutre nei confronti della prostituta Patrizia.

Il rapporto tra i tre s’incrina; sullo sfondo della guerra ideologica che portò all’omicidio di Aldo Moro e alla successiva strage di Bologna, il Freddo comincia a nutrire dei dubbi sulle idee megalomane del Libanese, tanto da compiere un fatale passo indietro. Il valore della fratellanza, l’unico fino allora sopravvissuto ad ogni tipo di avversità, comincia a traballare. E come il crollo di un pilastro nelle fondamenta, ne risentirà inevitabilmente l’intera costruzione.

Il Freddo ed il Libano nel film del 2005, interpretati rispettivamente 
da Kim Rossi Stuart e Pierfrancesco Favino.

ANNI ’80

SACRIFICARSI

Vittime

Gli anni ’80 sono il palcoscenico dello snodo principale di entrambe le trame. Ne La Meglio gioventù, Nicola acconsente che Giulia riveda sua figlia, concedendole un breve sguardo che la piccola ricambierà senza riconoscerla; Matteo torna nuovamente a Roma, ritrovando la ragazza conosciuta a Palermo, Mirella, e lasciandosi andare ad un fugace momento di passione. Ma il suo stato d’animo sempre più frustrato, sempre più tormentato dall’incapacità di rapportarsi e di succedere nei suoi obiettivi, lo porta ad interrompere la relazione nel più violento dei modi.

E a capodanno dell’83, dopo una visita di sfuggita alla casa dove fratello, madre, amici e parenti giocano allegramente a mercante in fiera, egli rivolgerà un ultimo, iconico sguardo a Nicola, prima di uscire in silenzio dalla porta dell’abitazione e recarsi al suo piccolo e oscuro alloggio. Allo scoccare della mezzanotte, tra fuochi d’artificio, celebrazioni televisive ed urla di gioia per le strade, si butterà dal balcone, in una delle scene dall’impatto emotivo più significativo di tutto il film.

Romanzo

Un distrutto Nicola, demolito dalla consapevolezza d’aver potuto salvare il fratello da se stesso, decide di far arrestare la latitante Giulia, ancora invischiata nella lotta delle brigate rosse contro cui lo stesso Matteo combatteva.

di se stessi

Dall’altra parte del Tevere, il Libanese si rende conto giorno dopo giorno che la strada della grandezza da lui stesso intrapresa lo porterà ad un’inevitabile solitudine. Frustrato da ciò, si scaglia contro uno dei suoi uomini durante una partita di poker, rifiutandosi di pagargli la posta. La notte stessa, verrà ucciso in strada da due colpi di pistola, senza aver modo di reagire. Nel 1980, dunque, la banda della Magliana perde l’uomo che a tutto diede inizio.

Da lì in poi, a stabilire il destino della banda intera non saranno altro che le conseguenze delle evoluzioni dei loro reciproci rapporti. Il Freddo si schiera in prima linea nella ricerca degli assassini del Libanese, ovvero i fratelli Gemito; durante l’agguato, il Dandy fugge all’arrivo della polizia, condannando due compagni, Ricotta e il Bufalo, alla galera certa. Uno dei fratelli Buffoni, membro tra i più anziani, si mette in proprio derubando i compagni, arrecandosi l’odio del Freddo che lo ucciderà con rimorso.

Si erano innamorati del sangue e avevano smesso di pensare.
(Il Nero- seconda parte, capitolo III)

Sangue, rancore, instabilità, impulsività; elementi che sgretoleranno dall’interno l’intera struttura. Fino al momento in cui il Sorcio, uno dei membri minori, tradisce i compagni rivelando alla polizia ogni reato perpetuato dalla banda nel decennio precedente; finiranno tutti in galera, ad eccezione del Dandy, sempre più protetto per via dei legami con la mafia siciliana. Il fiume in piena navigato con ardore ed ambizione sfocia così, miserabilmente, in un immenso abisso.

Romanzo

EREDITA’

La conclusione dei due viaggi ci offrirà sguardi e prospettive diverse, com’è naturale. La morte di Matteo cementerà ulteriormente i legami tra i membri della famiglia; Nicola, rimasto legato a Giorgia, trova una foto del fratello scattata dalla ragazza di Palermo ed esposta ad una mostra di fotografia. Conoscendola, se ne innamorerà, scoprendo inoltre l’esistenza di un figlio nato dal suo amore con Matteo.

Si arriva ad inizio 2000; sua figlia Sara sta per sposarsi, Mirella ed il nipote Andrea sono ormai parte integrante della sua vita, Giulia esce di galera ed inizia a lavorare in una biblioteca di Firenze. E durante una camminata in silenzio con Mirella, riesce a superare il ricordo ed il rimorso costante per la morte del fratello, baciando la donna che ricambia appassionatamente.

Lo sguardo di Marco Tullio Giordana si posa infine sul giovane Andrea, in partenza per la Norvegia esattamente come fece Nicola ormai quarant’anni prima, regalandoci così un finale ottimistico, proiettato verso un futuro germogliante da tutto il bene e il male accaduto nell’arco di quei decenni.

Romanzo

L’eredità di Romanzo Criminale, tuttavia, ci prospetta in scenari estremamente diversi: il Freddo, auto-infettatosi mortalmente per uscire di galera, fugge in America Latina con Roberta, rimanendoci 4 anni prima della notizia della morte del fratello, ucciso per vendicare l’omicidio di Buffoni. Tornerà a Roma per poi costituirsi definitivamente.

Il Dandy, riuscito in quegli anni a tenersi lontano dalla galera, viene ucciso dai vendicativi Bufalo e Ricotta, ancora memori del tradimento durante l’agguato ai Gemito. Finisce dunque così, in un calderone pieno di sangue che condanna categoricamente il male perpetuatosi nel corso della loro storia. Rimangono figure archetipiche incatenate alla loro natura d’esseri umani, vittime delle loro ambizioni, delle loro ossessioni, delle loro inadeguatezze. Eredità che ispirerà molti dei giovani registi emersi in Italia nell’ultimo decennio, indaganti alla stessa maniera il sottosuolo criminale della capitale.

Due odissee parallele, che a volte sembrano convergere, tendersi le dita senza riuscire mai a toccarsi. Destini di uomini sullo sfondo di un grande cambiamento storico e sociale, tanto che inizialmente lo stesso Giordana avrebbe dovuto dirigere la trasposizione cinematografica di Romanzo Criminale, poi passata alle brillanti mani di Michele Placido.

Un’epoca diversa, un’Italia diversa, un mondo diverso, lontano; ma che nel profondo mostra la nostra stessa fragile umanità.

 

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