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Home Settimana a Tema: I volti del Natale Una Poltrona per Due - Il Cult “anti-natalizio”, più natalizio di tutti

Una Poltrona per Due – Il Cult “anti-natalizio”, più natalizio di tutti

Dopo film meravigliosi diventati cult assoluti in poco tempo, come “Animal House” (1978), “The Blues Brothers” (1980) e “Un lupo mannaro americano a Londra” (1981), il grande regista americano John Landis torna nel 1983 con “Una poltrona per due”, capolavoro della Commedia, diventato ormai una vera pietra miliare del Cinema natalizio.

Il film che lanciò definitivamente il talento comico di Eddie Murphy, nei panni di Valentine, mendicante senzatetto che viene trasformato dagli avidi fratelli Duke in un ricco umo d’affari, prendendo il posto di Louis Winthorpe, che ha il volto di Dan Aykroyd, il quale si ritrova invece a sprofondare nella povertà e viene aiutato da Ophelia, giovane prostituta di buon cuore, interpretata dalla bellissima Jamie Lee Curtis.

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La grandezza del film sta nella sua straordinaria dualità: essere al contempo una frizzante e divertente commedia degli equivoci e una tagliente e acuta critica morale e sociale, studiando a fondo le psicologie dei personaggi.  Il film si avvale infatti di una sceneggiatura eccellente, nella quale ogni personaggio ha il giusto approfondimento e nessuno prevale sull’altro. La maggior qualità di “Una poltrona per due” sono i dialoghi: scoppiettanti e ironici dall’inizio alla fine, sempre divertenti – in alcuni casi davvero esilaranti – senza risultare mai stupidi o goffi.

All’inizio si accennava al film come appartenente al filone “natalizio”, anche se ciò non è totalmente corretto: in Italia, dal 1997 infatti, l’opera di Landis va in onda ogni anno la sera della Vigilia, in quanto essa stessa è ambientata nel periodo festivo ed è ormai di culto. Ma l’aspetto interessante e a suo modo geniale è che nel film i buoni sentimenti tipici del Natale sono totalmente distrutti per lasciare lo spazio al cinismo, all’egoismo, alla sopraffazione e alla vendetta.

La totale mancanza di retorica natalizia e di buonismo danno al film una marcia in più: i fratelli Duke scommettono dei soldi (o meglio, un soldo) sulla vita di due persone, un povero (Valentine/Murphy)  e un ricco (Winthorpe/Aykroyd). Questi ultimi, scoperto l’inganno compiono una vera e propria vendetta, che li farà arricchire e, al contrario, farà impoverire i Duke. L’ultima scena, perfettamente coerente con il messaggio del film, è un finale spietato travestito da happy ending: i protagonisti, dopo le sventure e gli inganni vissuti, si rilassano su un’isola tropicale, ma ciò è possibile solamente grazie agli inganni e alle bugie che essi stessi hanno messo in scena a loro volta. Anche loro quindi si sono trasformati in bestie avide e ricattatrici, senza il minimo scrupolo. Sono diventati cioè come le persone che disprezzavano e che hanno combattuto.

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Landis racconta la lotta dell’uomo, che per sopravvivere deve prevalere sui suoi simili. Gli anni ’80 sono descritti come una vera giungla, dove vige la regola del più forte: il mito del mondo della finanza crolla, per fare spazio ad un microcosmo interessato solo al potere e ai soldi; se non possiedi abbastanza denaro non è dunque possibile essere felici. Winthorpe infatti, dopo aver perso tutto, pensa addirittura al suicidio, in quanto le uniche cose che per lui contavano erano i beni materiali. Nel mondo descritto in “Una poltrona per due” non esiste la bontà, i valori sono caduti: l’unica persona che si rivela generosa è una prostituta, Ophelia/Curtis, una delle ultime persone dalle quali ci si aspetterebbe un comportamento affettuoso.

Landis ribalta brillantemente la concezione che lo spettatore ha di commedia natalizia per donare una critica sociale densa di messaggi morali importanti, che elevano l’opera a status di Capolavoro. Il film è quindi tanto divertente e coinvolgente  quanto intelligente e interessante. Il lato tecnico completa il cerchio, in quanto tutto di alto livello, a partire dal montaggio incalzante e preciso, fino alla regia dello stesso Landis, dinamica e raffinata al contempo, elegante ma mai spocchiosa nella costruzione delle inquadrature, e ben studiata nei movimenti di macchina.

Un cocktail di scene memorabili, a partire dall’attentato alla festa del barbone Winthorpe, vestito da Babbo Natale, fino all’esilarante pre-finale sul treno durante la notte di Capodanno. Un grande film insomma, un vero cult che si rivede sempre molto volentieri e che diverte ogni volta come fosse la prima, anche grazie al cast di attori straordinari, specialmente il trio Aykroyd-Murphy-Curtis, che incarnano dei personaggi meravigliosi.

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