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Come il Grinch rubò il Natale

Non si può parlare del Natale, dei regali, dei canti, dei nastrini… senza citare la verde nota dissonante dell’intera composizione: Il Grinch.

Originariamente partorito dalla mente e dalla penna del Dr. Seuss nel ‘57, ha compiuto svariate irruzioni sul grande e piccolo schermo. Ultima ma non ultima quella che lo vede nelle sale dal 29 novembre con un film d’animazione.
Parliamo però della pellicola (per ora) più conosciuta ed apprezzata del nostro dispettoso personaggio.
Il Grinch interpretato ad inizio millennio dall’immenso Jim Carrey e diretto da Ron Howard, che se per caso avesse bisogno di presentazioni diremmo aver recitato come Richie Cunningham in Happy Days.
I due, insieme alla mole di attori, agli acrobati circensi e anche all’evocativa voce narrante di Anthony Hopkins hanno realizzato un film campione di incassi e di apprezzamento del pubblico.
Sebbene la critica nel 2000 non lodò da subito il nuovo lavoro di Ron Howard, il film negli anni seguenti spopolò grazie alla profondità tematica e a quella interpretativa di Carrey, per le fantastiche scenografie e la colonna sonora, non da ultimo grazie anche al trucco che valse l’oscar della categoria nel 2001.

La Trama

Verde come la rabbia che cova, mostruoso come il rancore che custodisce gelosamente, il Grinch è un essere dispettoso e solitario che vive sul Monte Briciolaio.
Da lassù guarda gli abitanti della città di Chinonsò, i Nonsochì, e li disprezza per la gioiosità, l’impazienza con cui attendono l’arrivo del Natale.

Lui, che nell’agenda tiene segnati: alle ore 16:00 “Autocommiserazione”, ore 16:30 “Fissare il muro”, 17:00 “Risolvere la fame nel mondo e non dirlo a nessuno”, 18:30 “Cena con sé stesso”, e che non trova il tempo per inserire “Sdraiarsi a letto a fissare il soffitto e scivolare lentamente nella pazzia”.

Ciò rende l’idea di quanto il nostro misantropico amico possa odiare ogni piccolo Nonsochì con il suo entusiasmo e l’indaffaratezza per i preparativi del Natale.

Ma Cindy Chi Lou, una piccola Nonsochì di sei anni, scompiglia i dispettosi e malevoli piani del Grinch.
Incontrata nella città di Chinonsò mentre era intento a creare caos tra la corrispondenza e i pacchi regalo delle poste cittadine, la piccola stava per rischiare l’osso del collo nella macchina smistatrice, per poi venire “per così dire” salvata proprio dall’antipatica creatura verde. Grazie a questo la bambina riesce a rendersi conto che forse davvero davvero cattivo non è.

Decide di scoprire tutto su di lui: che da piccolo veniva preso in giro per l’aspetto differente da quello di tutti gli altri piccoli Nonsochì, che il periodo di Natale per lui rappresenta il trauma d’esser stato denigrato da tutti a scuola, maestra compresa, per aver tentato di rasare i peli del viso e di apparire più carino agli occhi dell’amata Martha. E che quell’incidente ha causato il ritiro in quella che poi è divenuta la sua tana sul Monte Briciolaio.

Lontano da tutti.

La piccola Cindy Chi Lou durante il corso del film farà di tutto per permettere che il Natale tocchi anche il cuore del Grinch, che invece perde “taglie” e diventa sempre più minuscolo.
Ma la sua perseveranza verrà premiata, riuscirà a convincere prima gli abitanti di Chinonsò e poi addirittura il Grinch in persona a essere insignito come “Mastro allegro” delle feste.
La sua entrata trionfale in città e gli applausi dei Nonsochì riempiono d’orgoglio e di felicità quello che fino a poco prima era considerato un reietto, lo assurgono persino a star di Chinonsò…fin quando un tiro mancino del viscido Augustus Sindachì, antico rivale, gli rimembra le antiche vessazioni e le prese in giro, recandogli persino lo sberleffo di chiedere la mano di Martha a lui dinanzi.

Allora il Grinch giura vendetta e decide di rubare il Natale.

Un’opera imponente: con la sua slitta a motore e il cane Max travestito da renna si reca casa per casa a sottrarre gli addobbi, le luminarie, le prelibatezze dal frigo, i regali sotto l’albero e l’albero stesso.

Una volta compiuto l’ardito piano porta il tutto sul Monte Briciolaio pronto per distruggere il bottino scaraventandolo di sotto… quando, stupito, anziché pianti di disperazione udisce canti di gioia provenire da Chinonsò.

I Nonsochì grazie a Cindy Chi Lou e al suo comprensivo papà non si sono dati per vinti per il furto dei regali e delle cianfrusaglie natalizie. Hanno compreso che il Natale è ben altro. Che probabilmente il suo significato è insito nelle persone stesse e nel legame che le unisce, non nelle cose.
E cosa ancor più incredibile, vuoi per la magia delle feste natalizie, vuoi per la dolcezza della piccola Cindy Chi Lou, tal consapevolezza arriva a toccare persino il cuore del Grinch.

Scosso da inattesi spasmi emotivi decide di salvare i doni che ancora giacevano sulla slitta a motore, ad un passo dal baratro.
Ma risulta un compito più arduo del previsto, almeno finché non si rende conto che sulla slitta vi è anche la dolce Cindy.
Esibendo una forza straordinaria riesce a salvare la piccola e i balocchi che il suo cuore, nuovamente a grandezza naturale, gli suggeriva di riportare ai Nonsochì.

Il film termina poi con un magnificente banchetto a “casa Grinch”, la quale ritrae Martha accanto al suo verde amato e tutti i Nonsochì festeggiare allegramente.

Il tema del consumismo

Il termine consumismo è esplicitamente citato nel film.
Ed è curioso notare come con questa pellicola si sia riuscito nell’intento di unire un classico di Natale e una severa critica alle tradizioni consumistiche che gravitano attorno le festività.

Possiamo arrivare a definire emozionante il discorso che il Grinch compie dinanzi tutti i Nonsochì dopo l’incoronazione a mastro allegro poi finita in malora.

Il punto è proprio questo, si è trattato sempre e soltanto di questo: i regali. Volete sapere che fine fanno i vostri regali? Arrivano tutti da me, su all’immondezzaio. Lo capite che voglio dire… Mi ci potrei impiccare con tutte le brutte cravatte che ho trovato nel pattume. La vostra avidità è infinita! Voglio le mazze da golf… voglio i diamanti… voglio un pony per cavalcarlo due volte, annoiarmi e poi venderlo per farci la colla! Sentite io non voglio creare problemi ma tutto l’intero periodo delle feste è stupido!

Quello della città di Chinonsò sembra essere un calzante paradigma della società in cui viviamo.

L’idillio dello scambio dei regali supera quasi sempre il significato originario della festa; anzi tante volte diventa l’unico motivo per cui festeggiare.

Ad ogni modo anche la predica della piccola Cindy Chi Lou, quella che di fatto convince i Nonsochì a dare fiducia al povero Grinch e a nominarlo “mastro allegro delle feste” merita d’esser raccontata.

La bambina sostiene: – il libro dei Nonsochì dice che “non importa quanto un Nonsochì appaia differente, a Natale sarà sempre accolto molto allegramente” – e – “al mastro allegro spetta il brindisi del calore di mille e mille visi e questo tocca l’anima che più ha bisogno di sorrisi” e secondo me questa anima è quella del Grinch -.

Questa esposizione incarna, anche nell’accezione più trasversale alle culture e alle religioni, la vera anima del Natale: quella che il terribile Grinch in persona rimprovera ai suoi compaesani di aver dimenticato.

Il lieto fine non può però mancare il 25 di dicembre: la popolazione di Chinonsò vistasi sottratta del Natale-materiale si unisce, nonostante tutto, in quel coro struggente che riesce a toccare persino il rattrappito cuore del Grinch.

Così lo spirito del natale torna a trionfare e a scaldare i commensali del banchetto a casa del ricreduto Grinch.

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