News

Spider-Man: Un Nuovo Universo – Un Atto di Fede

Miles Morales -“Come saprò di essere pronto per essere Spider-Man?”

Peter Parker -“Non lo saprai. Essere Spider-Man è un atto di fede

Giù la maschera, un bel respiro, un salto. Il vento fende il volto, una vertigine, spara la ragnatela ragnatela, oscilla e atterra. Spider-Man è tornato. Non diretto da Sam Raimi, non affiancato da Iron Man, ma scritto dalle folli e sensibili penne di Phil Lord e Chris Miller (The Lego Movie).

Spider-Man: Un Nuovo Universo è tutto quello che si può desiderare da un film sull’ arrampicamuri; divertente, dinamico, referenziale , emozionante, emotivo e poetico.
Un vero fumetto in movimento, un’animazione audace e sperimentale, un 3D che ruba al 2D e crea qualcosa di unico e meraviglioso. Into The Spider-Verse (questo il titolo originale) è probabilmente la migliore trasposizione di Spider-Man che abbiamo mai avuto. Fosse solo per un motivo: mostra in maniera cruda e vera cosa significa essere l’Uomo Ragno.

Miles Morales, La Maledizione dei Poteri

L’atto più audace di questo film è non usare Peter Parker come Spider-Man, bensì Miles Morales. Un ragazzo come tanti, con una vita normale e normalmente problematica. Ma tutto cambia quando riceve le capacità del tessi-ragnatele. Come gestire un tale dono, quali scelte fare? I poteri a volte sono una maledizione. Ti rendono diverso dagli altri, ti isolano, ti portano ad avere più dubbi che certezze. Se poi, come Spider-Man, ti aggrappi a quel principio, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, un peso del genere, per un ragazzino e per una persona in generale, può essere fatale. La possibilità di scegliere e la possibilità di sbagliare. Quello di Spider-Man diventa un ruolo, che qualcuno deve ricoprire, per dare speranza alla gente, per farla resistere quel secondo di più, per avere un eroe che spinga gli occhi di chiunque verso il cielo.

In fondo quella dell’Uomo Ragno è una maschera, un simbolo cui le persone hanno dato un significato; un simbolo da cercare oscillante tra i grattacieli della città.
E non c’è un criterio: chiunque ha dei poteri, delle capacità, chiunque può averle, che lo voglia o meno. Ma le capacità sono come una ragnatela e non ti lasciano andare. Tuttavia, c’è chi, davanti a queste immense responsabilità, sceglie di abbandonarle, di ignorarle, di voltare lo sguardo e far finta di nulla quando qualcuno è in difficoltà.
In questo film, infatti, possiamo scorgere l’altro lato della medaglia: anche Spider-Man può cadere e arrendersi.

Peter Parker, la Caduta e l’Oblio

Da un altro universo, in questo film, giunge un Peter B. Parker in aiuto del neofita Miles Morales. Ma qualcosa non va. All’inizio, Peter è riluttante all’idea di aiutare Miles, perché si è stancato. Si è stancato del suo principio, delle sue responsabilità. È terrificante, fa tremare le gambe. Spider-Man che rifiuta la sua morale, tutto ciò che lo rende Spider-Man, vuol dire frantumare il tessuto stesso dell’esistenza.
La tentazione di lasciar perdere tutto, di lanciare una ragnatela e oscillare via, è forte, visto il fardello che comporta essere l’Uomo Ragno. Un fardello che coinvolge l’identità stessa e la sua possibile perdita: dove finisce l’uomo e inizia la maschera? Cosa determina chi sei e chi fingi di essere? Spider-Man sarebbe indubbiamente un soggetto interessante per Pirandello.

Peter è sempre stato tutto quello che separava le persone dall’oblio, l’ultimo cavaliere del riscatto e della speranza. L’ultimo a rimanere in piedi. Ma è sempre stato, e sempre sarà, un uomo: fallibile e frangibile.
Tuttavia, è sempre stato lui a definire la linea sottile che separa l’uomo dall’eroe; non grazie ai suoi poteri, non grazie alla sua forza, lui si rialzava. Per un solo e semplice motivo: pensava fosse la cosa giusta da fare. Alzarsi e insorgere, nonostante tutto. I suoi occhi bianchi si sono sempre levati contro i mali peggiori, perfino contro la mancanza di un lieto fine, che perisce nella vita di chiunque. Forse, per rialzarsi e portare questo peso sulle proprie spalle, serve solo una mano simpatetica a cui aggrapparsi. Un atto di fede, in altre parole.

Alzati, Spider-Man

Non ha chiesto i poteri, ma ha scelto di essere Spider-Man

-Mary Jane Watson

Peter Parker, Gwen Stacy, Miles Morales, Spider-Man o Spider-Woman, non hanno, in fondo, molta importanza come simboli, ma la hanno come persone dotate della propria forza di volontà.
È la scelta il vero protagonista di Spider-Man, che lo si legga o lo si guardi. La possibilità di scegliere e la possibilità di fare la cosa giusta.

Quella di Spider-Man è una maschera, un’idea, e le idee, si sa, sono a prova di proiettile. Dentro quel costume può esserci chiunque, questa è la potenza di un personaggio come Spider-Man. Chiunque abbia voglia di farsi carico di quel vessillo di speranza e di ricoprire un ruolo che comporta molte responsabilità, e tra tutte una è la più importante: alzarsi.

Peter o Miles non hanno mai dovuto niente a nessuno; fanno quello che fanno perché pensano sia giusto farlo, per aiutare anche chi non può lanciare ragnatele ad alzarsi. Come Stan Lee e Steve Ditko, i papà di Spider-Man, hanno incoraggiato migliaia di generazioni. E ancora oggi, con Into the Spider-Verse, possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché il nostro amichevole Spider-Man di quartiere non ci ha abbandonato e noi non dobbiamo abbandonare lui.

Fu proprio il compianto Stan Lee a dire: “Chiunque aiuti qualcuno perché sente di dovere o pensa sia giusto farlo, io penso che sia un vero supereroe”

Leggi anche: Guardiani della Galassia – il Trauma dei Perdenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.