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La Casa delle Bambole – Sopravvivenza, realtà, incubo

Due ragazze e la madre si stanno trasferendo nella vecchia casa della zia defunta. Appena arrivate, vengono assalite da due maniaci.

E’ sufficiente una riga per riassumere la trama dell’ultima fatica di Pascal Laugier, giunto al suo quarto film. L’idea che sta alla base del film è quindi molto semplice e classica, ma il regista francese sa come stupire lo spettatore e, mescolando le carte in tavola, riesce a dare vita ad uno dei migliori horror degli ultimi anni.

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Raccontare la trama in maniera esaustiva significherebbe dover scendere per forza in dettagli, perché Laugier architetta una struttura a strati che si intrecciano e giocano tra loro, formando un puzzle di situazioni che rendono la narrazione più complessa e sfaccettata di quanto sembri a prima vista. Il film, dopo aver delineato brevemente i caratteri e i tratti psicologici delle tre protagoniste, parte come un home invasion, per poi proseguire come un thriller psicologico a metà strada tra realtà e finzione, dopo aver messo a segno un sorprendente e inatteso colpo di scena che arriva a 45 minuti dall’inizio.

Cosa fondamentale per un horror sono la tensione e la paura, e “Ghostland – La casa delle bambole” svolge ottimamente il proprio lavoro: la suspence è presente fin da subito e non cala mai per tutta la durata, e alcune scene sono in grado di far provare ansia a chi guarda. Laugier non punta solamente sui jump scares  come molti horror mediocri odierni: essi sono presenti in quantità minima e sempre efficaci e contestualizzati. Il cineasta francese ha un ottimo gusto per la violenza, e il film non la censura, mostrandola nella sua brutalità ed efferatezza, ma senza mai esagerare e sfociare nel gore.

Laugier si conferma un validissimo regista tecnicamente, in quanto usufruisce con grande intelligenza del linguaggio cinematografico, utilizzando con funzionalità ed efficacia primi piani, dettagli che si concentrano su particolari delle scenografie, campi lunghi, carrellate e movimenti di macchina lenti, e nei momenti più movimentati sfrutta benissimo la camera a mano. In un film come questo, che gioca con diversi piani narrativi, il montaggio funziona a dovere, riuscendo a non confondere lo spettatore e a non intrecciare erroneamente le varie sequenze.

“Ghostland – La casa delle bambole” si avvale di una fotografia magnifica, che rende l’ambiente cupo e sporco, e che rimanda agli horror vecchio stile tipici degli anni ’70 e ’80, e di scenografie perfette, specialmente per quanto riguarda l’arredamento della casa protagonista, dove delle inquietanti bambole sono presenti in ogni angolo. Anche la colonna sonora è utilizzata in maniera ottima: oltre che alla bellezza delle musiche in sé, il loro uso non è mai ridondante o fastidioso.

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Le attrici fanno benissimo il loro dovere, pur senza brillare per bravura, e la sceneggiatura è caratterizzata da dialoghi semplici e mediamente convincenti. Pur con delle ingenuità e delle leggerezze di scrittura, Laugier è molto astuto nel capovolgere la situazione di una determinata scena per sorprendere chi guarda; i colpi di scena ben assestati infatti non mancano. Anche il finale può risultare semplicistico e scontato, ma non incoerente o casuale, essendo infatti credibile e assolutamente sensato. L’autore riesce a coinvolgere e far appassionare lo spettatore, facendolo parteggiare per le vittime dell’accaduto.

Ciò che colpisce positivamente è anche la maturità artistica di Laugier: al quarto film egli ha definito un percorso di Cinema ben preciso e facilmente riconoscibile. I temi trattati si trovano anche nei lavori precedenti, così come le scelte stilistiche. Abbiamo quindi elementi alla “Saint Ange” (2004) per quanto riguarda le caratterizzazioni e alcuni rapporti tra i personaggi, molto del Capolavoro “Martyrs” (2008), sia come ambientazione, sia come temi e concetti, ovvero quelli di prigionia e sopravvivenza, e anche elementi in comune con l’internazionale e sottovalutato “I bambini di Cold Rock” (2012), con il quale condivide la presenza del plot twist a metà opera e dei momenti di regia negli esterni.

“Ghostland – La casa delle bambole” può essere visto anche come una fiaba nera, dove delle fanciulle sono prese in ostaggio da due mostri, in questo caso un orco e una strega, i quali si posizionano tra i migliori villain visti recentemente, data la loro cattiveria, efferatezza e una presenza scenica davvero potente ed inquietante.

Una storia sulla femminilità, sul sadismo, l’insensatezza della violenza, la perversione, la sopravvivenza, l’immaginazione, l’ambizione, la sopportazione, la sofferenza, la psiche, il rapporto tra sorelle e i limiti che la mente riesce a superare quando il corpo si trova in condizioni difficili. In sostanza, l’ennesimo lavoro validissimo di uno dei migliori registi di genere degli ultimi anni. Laugier si conferma una certezza, almeno per il sottoscritto.

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