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Suspiria – Fuori dalla paura

Suspiria

 

Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima.

Così diceva il principe di Salina ne il Gattopardo di Visconti riguardo alla nascita del regno d’Italia. E, da buon siciliano, Guadagnino sceglie di seguire questo prezioso consiglio. Il suo Suspiria non è infatti il classico remake senz’anima che si poggia sulla fama di un film precedente. No! Il suo remake è un’interpretazione personale dell’iconico film di Dario Argento. L’unico modo per rifare Suspiria infatti era cambiare Suspiria.

Germania, 1977. Nel cuore della guerra fredda, Berlino, la città che segna il confine fra Capitalismo e Comunismo, è sconvolta da continui attacchi terroristici che cercano di cambiare la configurazione politica della metropoli. Nel cuore di questi tumulti, proprio di fronte al muro, sorge l’istituto di danza Helena Markos. E come l’Occidente e l’Oriente si fronteggiano politicamente, così anche all’interno dell’istituto si parla di politica. Un ecosistema femminile, un gineceo chiuso vota, alza la mano, si schiera per cambiare la direzione della scuola. Madame Blanc, Markos, Madame Blanc, Markos. Le donne si fronteggiano in una lotta politica per eleggere la loro leader. E proprio durante queste votazioni arriva una nuova ragazza.

Susy, originaria dell’Ohio, si presenta con timidezza all’interno della scuola. Inizialmente sottovalutata, si rivela poi un prodigio della danza e viene ammessa. Guardata con invidia e ammirazione dalle altre ballerine, Susy migliora sempre di più  e entra nelle grazie della ieratica madame Blanc. Mentre le ballerine danzano però si percepisce la presenza di una forza misteriosa che popola l’edificio e tenta di insinuarsi  nelle loro menti , per realizzare i suoi oscuri propositi.

Suspiria è un film poco italiano. Ricorda molto quella filmografia dell’Est Europa nata fra gli anni 70′ e 80′. Mi riferisco in particolare a Fassbinder per le location, a Zulawski per i movimenti di macchina e a Kieslowski per le intriganti scene musicali. Inoltre la vena horror del film si rifà molto di più all’Oriente che all’Occidente. Guadagnino crea un horror silenzioso, strisciante che lascia molti elementi avvolti nel mistero del paranormale. Mote grida, molti sussurri, molti sospiri, poche spiegazioni, pochi dettagli. Ma il genio del regista si rivela sicuramente nelle sequenze oniriche, chiaramente ispirate a Persona di Bergman: una serie di immagini disturbanti senza accompagnamento sonoro che angosciano per le sensazioni che riescono a creare grazie al montaggio analogico.

Suspiria

Un altro interessante montaggio analogico è quello che si vede durante le sequenze di danza. In Suspiria infatti le danze fungono da riti cannibalici, incentrati sulla venerazione di madre Markos. Perciò queste spettacolari sequenze sono sempre realizzate secondo un rapporto ossimorico fra la bellezza della coreografie e le tremende deformazioni fisiche che subiscono le protagoniste a seguito degli effetti esoterici dei rituali.

Guadagnino a differenza di Argento non intende mostrare il terrore fine a sé stesso, ma vuole descrivere il terrore che nasce dai dubbi irrisolti e dalla mancanza di un ordine. Per capire bene questo messaggio è fondamentale analizzare tre personaggi collegati fra loro dalla medesima attrice: il Dottor Klemperer, Madame Blanc e Markos.

Questi tre personaggi svolgono infatti tre funzioni complementari. Il dottor Klempererunico elemento maschile del film, rappresenta il Super Io: la mente indagatrice che cerca razionalmente di spiegare la realtà attraverso la conoscenza scientifica.  A rappresentare l’Io invece c’è Madame Blanc che agisce come istanza mediatrice fra le pulsioni ctonie di Markos e le indagini razionali del professore. Visivamente e fisicamente ispirata a Pina Bausch, madame Blanc è il fulcro positivo della vicenda. Infatti con sensualità e ambiguità interagisce con le allieve e mantiene l’ordine all’interno della struttura. Infine Markos, strega deforme e putrescente, rappresenta l’Es: gli impulsi irrazionali che soggiaciono sotto l’ordine precostituito.

Suspiria

Non è casuale dunque che sia Tilda Swinton a impersonare tutti e tre i personaggi.   Il professore, ossessionato dalla perdita della moglie durante la guerra, ha sperimentato sulla sua pelle il dramma di essere un sopravvissuto. Markos invece, grazie alla devozione assoluta delle sue adepte è riuscita a creare un culto cannibalistico, basata su riti esoterici. C’è un fil rouge che collega questi due personaggi. Un legame fra dramma storico e imposizione della violenza profondamente connaturato nel suolo tedesco. E quale è questo fil rouge? Il nazismo.

Guadagnino ci fa capire che il senso di colpa e il desiderio di vendetta non sono mai stati estirpati dalla Germania, ma serpeggiano sempre nella cultura di massa per scaturire in contesti specifici. Markos, come il Reich, rappresenta al meglio questa volontà di violenza, mentre il dottore, come gli ebrei, rappresenta la debolezza della vittime. Tuttavia Markos a differenza del Reich, si trova ad agire in un contesto che non le appartiene, in cui non può totalmente instaurare il suo dominio. Questo contesto è il matriarcato.

Capita, infatti, nel corso della storia, che le donne si ribellino alla logica patriarcale che governa la società e decidano di fondare una società basata su principi diversi. Le amazzoni, l’isola di Lemno e il villaggio di Loshui sono solo gli esempi più famosi di come le donne riescano creare società nate dal loro stesso genere sessuale. Non si tratta di dominio né di potere, poiché le donne non si impongono con la forza, ma  creano una società giusta in cui viene onorato il culto della femminilità. Per questo non sono società impostate sulla violenza, bensì sul rispetto delle grandi Madri. Le grandi Madri erano divinità venerate nel Neolitico, simboli di fertilità e abbondanza, rappresentate da statuette di donne gravide.

La scuola di danza in Suspiria è un matriarcato. Le donne infatti si autogovernano in perfetta armonia, senza bisogno degli uomini. Tuttavia se alcune donne rispettano le regole del matriarcato, altre non lo fanno. Anzi, accettano la legge della violenza di Markos.

Suspiria

Così Markos, spacciandosi  per Mater Suspiriorum, si carica di un’aurea divina con cui incanta le donne della scuola, per trasformarle in sue adepte. In tal modo può essere venerata e accrescere la propria influenza. Contro di lei si staglia Madame Blanc, madre gentile che invece culla le allieve e gli permette di conoscere il loro vero potenziale.

Nel momento in cui Susy, la vera Mater Suspiriorum, vede Markos uccidere Madame Blanc davanti ai suoi occhi, rivela la sua vera natura, creando sgomento fra le presenti. Uccide quindi Markos e le sue adepte e così ristabilisce l’ordine all’interno del matriarcato che può continuare ad esistere nell’armonia delle sue parti. Nel finale Susy svela al Dottor Klemperer la verità sulla moglie permettendogli di riappacificarsi col suo passato e superare il lutto a lungo procrastinato.

Il film di Guadagnino quindi è una lunga riflessione psicologica sul dolore, sulla memoria, sul senso di vendetta e sulla paura di affrontare i nostri demoni interni.

Il film sarebbe un capolavoro se non fosse per l’incoerenza con cui il regista mostra le morti di Markos e delle sue adepte, ispirandosi non si sa per quale motivo alle scene di Kill Bill. Sangue, violenza, teste che esplodono. Non si capisce infatti perché egli tradisca il suo stile così pulito e psicologico nel momento in cui giunge al cuore della vicenda. Improvvisamente  Suspiria viene pervaso da una forte vena splatter che ricorda il film di Argento, ma che non è coerente con il resto della narrazione. Fan service? Forse sì o semplicemente citazione colta che riprende lo spirito originario dell’opera ma ne tradisce la volontà innovatrice.

Per concludere, Guadagnino realizza un film potente e originale, ma il suo bisogno di appoggiarsi alla tradizione e richiamare un’antica filmografia lo tradisce e lo condanna all’incoerenza stilistica.

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