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Glass – Il Disagio dell’Esistenza

Sai qual è la cosa più spaventosa? Non sapere qual è il tuo posto in questo mondo. Non sapere perché sei qui. È… è una sensazione terribile. Avevo quasi perso la speranza.  Mi sono messo in discussione talmente tante volte.
Ora so chi sono io. Non sono un errore. Tutto ha un senso. Nei fumetti sai come si fa a capire chi è il cattivo più temibile? È l’esatto opposto dell’eroe.
Avrei dovuto capirlo da tempo, sai perché? I bambini… mi chiamavano l’Uomo di Vetro.

  • Mr. Glass in Unbreakable 

Disagio è una parola composta dal vocabolo “agio” (situazione di comodità e sicurezza emotiva) e dal prefisso “dis-“, il prefisso della separazione e della dispersione; il disagio è, di conseguenza, la sensazione di smarrimento, il turbamento della quiete. E la paura che ne consegue, dalla quale non si torna più indietro.

Esistere comporta un prezzo da pagare: scoprire che, probabilmente, l’esistenza non ha alcun senso. È la più profonda e straziante forma di disagio. Momenti spaventosi in cui si crede di essere degli sbagli, di non avere un ruolo in questa vita, di essere un inconsistente e vertiginoso nulla. Basta un attimo e di un uomo restano frammenti di vetro al suolo, imbrattati di sangue e solitudine.

I risvegli la mattina sono fatti di punte di tristezza e  domande, su come si stia godendo o meno del nostro tempo su questa terra, se stiamo adempiendo o meno al nostro dovere, se ci sia effettivamente un dovere da compiere.
Individui di vetro o di roccia, con una o più personalità, dotati o condannati da capacità che li rendono diversi e unici e, spesso, emarginati. Ma nessuno chiede di essere diverso, nessuno chiede di nascere malato o indistruttibile, nessuno può controllare la sua condizione di nascita, per miserabile che possa essere. Resta una sola domanda: c’è un senso a tutto questo?

Con la sua trilogia (Unbreakable, Split e Glass) M.Night Shyamalan ha operato sulla destrutturazione della figura dell’eroe, in una trama metanarrativa che dal normale arriva allo straordinario. Ma non parliamo di azioni spettacolari o momenti epici, parliamo di introspezione e analisi psicologica, dell’inquietudine dell’esistere e delle umane debolezze.

I fumetti potrebbero essere il nostro ultimo legame con una maniera antica di tramandare la storia. Gli egiziani disegnavano sui muri. C’è ancora nel mondo chi tramanda la conoscenza attraverso forme pittoriche. I fumetti potrebbero essere una forma di cui qualcuno in qualche luogo ha avuto percezione o esperienza. In seguito quelle esperienze e quella storia stritolavano la loro macchina commerciale e sono state resi avvincenti, vivacizzate, trasformate in vignette per la vendita.

In un mondo di comuni mortali, qualsiasi tipo di capacità è un’imperfezione, denigrata perché non posseduta dalla maggioranza; e allora il mondo cerca di annientare gli uomini straordinari, ma le testimonianze delle loro imprese restano. E proprio quelle effigi danno forza alle generazioni successive; l’autostima, di cui spesso si viene privati, è contagiosa.

L’uomo volgare scambia per follia il disagio di un’anima che non respira in questo mondo abbastanza aria, abbastanza entusiasmo, abbastanza speranza.
(Madame de Staël)

Il Vetro (in inglese Glass, appunto) cela nella sua trasparenza una profonda simbologia; è una presenza assente, così pura nel suo essere da non farsi notare dall’occhio umano. Delicato e fragile, come un’anima soffocata da inquietudini e paure, affogata dalle violente incertezze.
Vitrea è la superficie degli specchi, quelle dimensioni altre in cui cerchiamo la versione migliore di noi stessi, oppure tremiamo nel non riconoscere la persona che abbiamo di fronte.

Ci si imbatte sempre in quel momento in cui non sappiamo cosa fare, si vive quindi nel disagio, ed è strano come la natura umana sia così incline ad esporvisi, anche quando potrebbe farne a meno. Rende le persone vulnerabili, in men che non si dica il cervello si incrina o si infrange, e la volontà viene rimpiazzata. Le decisioni sembrano imposte, le scelte sembrano fatte a malincuore, come se nella testa ci fosse qualcun altro al posto nostro.

Tuttavia l’esistenza continua, senza apparente motivo, ed esiste per tutti una storia delle origini, come nei fumetti, in cui forse vi sono le ragioni del nostro essere. Ma la vita reale non si lascia imprigionare nel riquadro di una vignetta; non esiste una via, oltre i confini della luce, oltre la portata dell’oscurità, eppure seguitiamo nel cercarla, nella speranza di trovare ognuno il proprio posto a questo mondo, in attesa di risposte.
L’istinto cerca di guidarci verso quei luoghi e situazioni in cui ci sentiamo al sicuro, a cui sentiamo di appartenere.

La trilogia di Shyamalan sembra la parabola dell’umana condizione. Si inizia con qualcosa di puro e straordinario, e ci si sente invincibili (Unbreakable, ovvero indistruttibile); poi, arrivano gli errori e le tempeste, e all’improvviso si è in frantumi, spaccati e spezzati (Split, tradotto dividere o diviso). Infine, la rivelazione: gli esseri umani sono fatti di vetro (Glass). Siamo frangibili, tutti, chi più chi meno.

Sono tempi mediocri. La gente comincia a perdere la speranza. Per molti è difficile credere che ci siano cose straordinarie dentro di loro, come dentro chiunque altro.

  • L’Uomo di Vetro

 

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