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Monsters e Co. – Una Favola Mostruosamente Umana

Impossibile non partire dalla sigla iniziale per parlare di Monsters e Co., se non altro perché qualunque altro tipo di presentazione verbale risulterebbe prolissa e superflua; il capolavoro Pixar del 2002 ha scolpito una generazione, l’ha accompagnata, entrando per onore e importanza nella short-list dei migliori film d’animazione del nuovo secolo. Come la sua ormai decennale storia ci ha insegnato, i film Pixar sovvertono le logiche del mondo che conosciamo, regalando affreschi di fantasia ed originalità in un’animazione riconoscibile, nonostante evolutasi nel corso degli anni. Originalità custodita nelle iconiche colonne sonore come nella brillantezza delle scene comiche.

Da giocattoli che prendono vita a topi maestri dell’arte culinaria, da insetti che si alleano tra di loro a palloncini in grado di scardinare le fondamenta di una casa; con Monsters e co. la Pixar disegna un mondo nel quale sono i mostri ad aver paura dei bambini, nonostante obbligati a procurarsi le loro urla poiché fonte primaria della loro energia (Monsters e co. è di fatto il nome della loro industria energetica principale).

Monsters

Ma di cosa parla Monsters e co.?

Parla di un’amicizia: quella tra James Sullivan, un bestione dalla pelliccia azzurra a pois viola, e Mike, un polifemo verde e rotondo dalle ridotte dimensioni. Il primo è uno degli spaventatori più rinomati della Monsters e co., il secondo ha da tempo rinunciato a quel sogno per diventare il suo meno altisonante preparatore.

La loro paradossale realtà è ulteriormente sovvertita da Boo, una bambina di sei anni fuggita dal mondo degli umani e affezionatasi a James, il quale pian piano si lascia addolcire dall’ingenuità dei suoi occhi. Perché nonostante mostri, l’umanità dei protagonisti è messa in luce lungo tutto lo scorrere delle sequenze (la stessa umanità presente in ogni film della Pixar, che racconti animali, pupazzi o giudiziose emozioni); anziché cercare di sbarazzarsene, dunque, i due amici finiranno per nasconderla, mascherarla, per evitare di turbare il loro mondo o veder la bambina maltrattata e prosciugata per scopi energetici.

Monsters

Ed è proprio questo il piano del forse principale antagonista del film: Randall, lucertolone viola in grado di rendersi invisibile e cambiare pelle, eterno avversario di James nella corsa a miglior spaventatore. Ciò che sorprende nella parte finale, sarà proprio lo scoprire che il rapimento di Boo era già da tempo premeditato non solo da Randall, bensì dal proprietario della Monsters e co. in persona, il signor Waternoose, enorme granchio antropomorfo dalle terrificanti chele.

Estorcere le urla dai bambini per arginare la crisi energetica e far sì che l’industria non crolli; c’è tanto del nostro mondo nell’universo del film del 2002. James, ignorando i suoi disegni, tenta di denunciare Randall allo stesso proprietario dell’azienda, il quale lo costringe a ruggire di fronte a dei giovani tirocinanti per dare loro una dimostrazione di spavento. Turbata dalla ferocia del ruggito, la bambina, travestita da mostriciattolo, scappa via in lacrime rivelandosi a Waternoose.

Per evitare che causino ulteriori problemi al loro crudele piano, Randall e Waternoose esiliano i due amici sull’Himalaya, tra gli esseri umani. Il loro affetto traballa, la loro volontà vacilla; James sembra rassegnarsi al non poter relazionarsi per via della sua natura mostruosa (l’essere solo un mostro, come l’essere solo un giocattolo, solo una formica, solo un topo). Ma come la poetica pixeriana, infantile solo all’apparenza, ci ha più volte mostrato, è l’esistenza di un qualcosa di nascosto, di profondo, al quale i protagonisti si aggrappano per trovare la forza di non arrendersi.

Monsters

Mike e James torneranno nel loro mondo, riusciranno a togliere Boo dalle grinfie di Randall per farla poi tornare nel suo universo. E termina così, con il rammarico di James, realmente affezionatosi alla bambina, e l’arresto del perfido Waternoose. Una favola di mostri raccontata con uno sguardo profondamente umano.

La poesia alla base di ogni film della Pixar.

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