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Sudestival 2019 – Pupi Avati illumina Monopoli parlando di cinema e vita

pupi avati

La ventesima edizione del Sudestival si apre nella suggestiva location del Castello Carlo V di Monopoli e ha, come primo ospite, nonchè inauguratore, niente poco di meno che il Maestro Pupi Avati. Noi de La Settima Arte, siamo andati all’anteprima stampa di presentazione della Mostra che il Sudestival ha dedicato ai 50 anni di carriera del Maestro, e abbiamo colto l’occasione per raccogliere le sue dichiarazioni, fargli domande e, soprattutto, sentirlo parlare non solo di cinema, ma più in generale della vita.

La Mostra è ambiziosa: non raccoglie infatti soltanto immagini dei film di Pupi Avati, ma mescola la finzione cinematografica con la vita del regista, creando un connubio in cui lo stesso Maestro si immerge con emozione. Foto di quando era neonato, poi un salto al set di Una gita scolastica, seguito da una foto di famiglia con la mamma, per poi tornare alle foto sui set. “Ero il bambino più bello di Bologna, sapete?“, dice divertito, con una punta di orgoglio.

Pupi Avati, da novembre entrato nella categoria degli ottantenni, è in realtà lontano dalla vecchiaia, anzi sembra quasi vivere una nuova giovinezza. Lo spiega bene, una volta preso posto, nel momento in cui parla del suo rapporto con l’anzianità:

“Quando si è giovani si è squattrinati, ma si ha dalla propria il tempo: infatti da giovane l’ultima cosa a cui pensavo era il tempo in cui avrei fatto le cose. Adesso, invece, ho le risorse: ma quanto tempo mi rimane? È inutile prendersi in giro: devo cercare di fare tutte le cose che mi vengono in mente nel più breve tempo possibile”.

pupi avati

Non si può dire, infatti, che Pupi Avati stia perdendo tempo: ha dichiarato che da poco ha finito di girare il suo ultimo film, e ci ha avvisato tutti: “È de paura, eh!”. Un ritorno al passato, lo ha definito, visto che torna a girare un film grottesco/horror esattamente come era stato all’inizio della sua carriera (cita, infatti, uno dei suoi più grandi successi: La casa dalle finestre che sorridono). Ed è proprio parte del cast di quel film che richiama a lavorare nella sua ultima fatica, chiaramente con piccole parti perchè, dice Avati, “erano giovani ma adesso sono diventati dei vecchi“.

Dopo i saluti istituzionali, il Maestro si diletta nel parlarci di quello che definisce essere il valore più importante nella sua vita: l’amicizia. Pupi Avati definisce l’amicizia come “il collante che ha portato avanti tutto quello che abbiamo fatto. E deve esserlo ancora, anche con voi qui presenti stasera“. Inoltre, stuzzicato dalla domanda di un appassionato, che gli rivela di aver visto decine di volte il suo film Regalo di Natale, si concentra sul ruolo dell’amicizia nei suoi film. “L’amicizia” dice, “non va raccontata soltanto nelle sue sfaccettature positive. Delle cose bisogna saper raccontare anche le parti brutte. Regalo di Natale, infatti, parla della cosa più brutta che possa succedere all’amicizia: essere vittima di tradimento“.

Pupi Avati si fa un po’ più cupo quando, alla nostra domanda, affronta un tema non particolarmente piacevole.

“Vorrei sapere dal Maestro, dall’alto della sua esperienza, quale sia la sua opinione sull’attuale situazione cinematografica italiana. Pensa che sia un momento di ripresa produttiva oppure no?”

“La situazione è triste. A livello quantitativo, poca roba purtroppo. L’altro giorno sentivo in televisione un discorso sulla musica italiana. Ci si chiedeva: perchè non nascono più i Lucio Dalla, i Battisti, i cantautori, che ci hanno regalato quei testi bellissimi? La stessa domanda si può fare riguardo il cinema. Il problema è che si è smesso di fare e di esigere cultura.

I film che vengono fatti devono essere pronti per i programmi televisivi. Non si ha più coraggio: noi italiani abbiamo perso la differenza di generi cinematografici. Ormai si fa solo la commedia all’italiana. Che, tuttavia, non è la tipica commedia all’italiana riflessiva, pungente e profonda di un tempo. È solo stupida. Questo non vuol dire che non ci siano eccezioni: nessuno può negare che Dogman, di Garrone, sia un ottimo film. Ma è uno. Dove sono gli altri?”

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Un’analisi lucida, per buona parte condivisibile, e tristemente attuale. Pupi Avati, infine, è stato stuzzicato dai giornalisti presenti su svariati temi:

“Cosa sente di consigliare ai giovani?”

“Fare un sogno molto grande, non limitarsi a farne uno molto piccolo. Adesso siamo abituati ad essere limitati dalla ragione: bisogna sognare l’impossibile, l’improbabile”.

“Che rapporto ha con la Puglia?”

“In genere in Puglia funziona così: la gente che viene qua è amata. Non si sa perchè, ma i pugliesi hanno un senso dell’accoglienza che nelle regioni limitrofe – non voglio dire quali (sorride, ndr) – si avverte meno. Mia madre, che era di famiglia umile, veniva in vacanza d’estate ospite di questa zia di Bari, che era una zia facoltosa che aveva un negozio di articoli da regalo di fronte al Petruzzelli. E lei ci raccontava, quando eravamo bambini, com’era Bari, il mare, la cucina pugliese: infatti noi più che con i tortellini e le lasagne siamo cresciuti con le orecchiette e le cime di rape”.

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“Che progetti per il futuro?”

“Quando ho compiuto 80 anni un mese mezzo fa mi sono programmato un grande futuro. Tra le tante cose che non ho ancora raccontato e che vorrei raccontare una su tutte è la vita di Dante Alighieri, perchè mi sembra che Dante è stato il personaggio italiano, sul piano poetico, più straordinario che possiamo vantare. E che nessuno abbia raccontato la storia di Dante Alighieri mi sembra abbastanza scandaloso”.

“Come mai nei suoi cast a volte figurano dei cantanti?”

“Uno fra tutti che nei cantanti nei miei cast mi ha dato più soddisfazioni è stato Cesare Cremonini, perchè Cesare nel film Il cuore grande delle ragazze ha dimostrato una vocazione… peccato che poi nessuno abbia raccolto il testimone e gli abbia offerto altre opportunità. Perchè lui è molto portato per fare l’attore”.

Viaggi nel passato, auspici per il futuro, lezioni su come cinema e vita reale non siano così lontani. Questo, signori e signore, è Pupi Avati e non poteva esserci persona migliore per inaugurare il Sudestival, il festival sul cinema italiano che dura un inverno. Infatti, ogni weekend fino al 30 marzo, ci immergeremo alla scoperta delle nuove leve del cinema italiano, sperando che, come si augura il Maestro, abbiano il coraggio di osare.

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