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Il Neorealismo Italiano – La Culla del Nostro Cinema

- RETROSPETTIVE D'AUTORE: IL NEOREALISMO ITALIANO -

INTRODUZIONE ALLA RUBRICA.

 

Chiunque si sia mai approcciato allo studio dell’arte cinematografica, che fosse incentrata sul cinema francese, come quello tedesco, come quello americano, avrà senz’altro avuto modo di immergersi nell’immenso calderone del Neorealismo italiano. Questo perché il Neorealismo non rappresenta solamente la rinascita del nostro cinema dopo la fine della guerra, bensì un nuovo modo di guardare la realtà, dipingerla, raccontarla, viverla; un nuovo modo, un nuovo sguardo che ha rivoluzionato la concezione mondiale del fare cinema, ispirando filoni cinematografici rimasti impressi nell’immaginario collettivo, dalla Nouvelle Vague francese alla nuova Hollywood americana.

Neorealismo

Un’influenza talmente ampia che sarebbe impossibile entrare nello specifico della sua storia in un unico articolo; ci limiteremo dunque ad enucleare quelli che sono i nodi fondamentali della sua evoluzione. A cominciare dal termine stesso, coniato da riviste estere nel 1948, ovvero svariati anni dopo la distribuzione dei film più iconici.

Pellicole che rifuggono dal cinema d’intrattenimento e della spettacolarità, ricercando dunque nella descrizione della realtà una dimensione sì drammatica, ma al tempo stesso il più vicina possibile al quotidiano, all’ignorato, a tutto ciò che il pubblico abituato alla commedia comico-sentimentale degli anni ’30 si rifiutava di guardare.

Vorrei si smettesse di separare documentario e cinema, solo la fusione di essi ci può portare ad un vero Cinema italiano.
(Giuseppe De Santis)

Il paesaggio, dunque, diviene il protagonista delle inquadrature, attraverso profondità di campo, campi lunghi, piani sequenza e panoramiche; il film individuato a posteriori come manifesto del Neorealismo, ovvero Ossessione di Luchino Visconti (1943), gioca proprio sul rapporto stretto tra i protagonisti ed il paesaggio che li circonda. Un film che mostra un’umanità spoglia, scarna, nuda, impulsiva, ma al tempo stesso viva, pulsante, autentica.

Visconti, nel posare lo sguardo sull’emotività dei personaggi, sulla dilatazione dei loro stati d’animo, su individui simbolici nel loro rapportarsi al mondo che li circonda, è di fatto uno dei primi artefici della spinta verso il rinnovamento del nostro cinema nel dopoguerra. Il suo Ossessione, insieme a I bambini ci guardano di De Sica e 4 passi tra le nuvole di Blasetti, rappresenta un autentico ponte cinematografico tra il fascismo e l’immediato periodo post-bellico.

Neorealismo

Ma all’estetico artistico delle immagini di Visconti si affiancano le poetiche di altri due registi, riconosciuti all’unanimità come gli altri due padri del Neorealismo: il sopracitato Vittorio De Sica e Roberto Rossellini. Quest’ultimo in particolare, con uno stile che si distacca notevolmente da quello di Visconti, sofferma la cinepresa sulla condizione sociale durante gli anni della guerra, attraverso la trilogia Roma Città Aperta (occupazione tedesca), Paisà (sbarco degli alleati in Italia) e Germania anno zero (Berlino dopo la fine della guerra e la sconfitta).

Si perdeva  nell’osservazione della realtà, tra l’indifferenza del distacco e la goffaggine dell’adesione, si immergeva nelle cose fotografando l’aria intorno ad esse.
(Federico Fellini, collaboratore di Rossellini in Roma Città Aperta e Paisà, sullo stesso regista)

Uno stile crudo, che poggia su una sceneggiatura elaborata ma spesso modificata durante le riprese, lasciando così ampio spazio all’improvvisazione. Senza trascurare il valore simbolico degli elementi delle pellicole in questione; il cinema di Rossellini si potrebbe definire dunque distaccato, ontologico, con la vita che è semplicemente ripresa.

Neorealismo

Dai tratti riconoscibili è anche lo stile di Vittorio De Sica, che durante gli anni pulsanti del Neorealismo produce, con l’influenza e l’ausilio di Cesare Zavattini, alcuni dei più memorabili film italiani degli anni ’40. Proprio De Sica, il cui volto fu per anni associato a quello di disimpegnata celebrità protagonista della commedia di costume del decennio precedente.

I bambini ci guardano, Ladri di biciclette, Umberto D., Miracolo a Milano; pellicole che ritraggono individui protagonisti del quotidiano, in totale assenza di eroi e figure ideali, che errano per le vie di un’Italia sventrata, mutilata. Povertà, infanzia, vecchiaia, disperazione, tutti temi estremamente cari a De Sica, il cui coinvolgimento emotivo nei confronti di ciò che filma è talvolta più che evidente. Un legame quasi profondo con i protagonisti dei suoi affreschi, dipinti per mezzo di una sceneggiatura perfezionata a tavolino, scevra da messe in scena e spettacolarizzazioni, nel minimalismo delle inquadrature e della recitazione degli attori.

Neorealismo

La culla del nostro cinema, dalla quale emergono gli autori più significativi dei decenni successivi (e non solo). Un’arte che emerge dalle macerie prodotte dall’infamia della guerra, la stessa guerra che metaforicamente fa tabula-rasa di ogni concezione artistica maturata nel nostro paese all’alba del XX secolo. Permettendo al Neorealismo di farsi strada, tra distruzione, degrado, deriva, e di raccontare un’Italia che altrimenti non sarebbe mai stata raccontata.

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