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Following – L’Essenza di Christopher Nolan

Christopher Nolan espone se stesso e la propria idea di cinema al mondo nel 1998, all’età di ventotto anni, con il suo primo lungometraggio, Following.

Chi cercasse di capire chi sia davvero Nolan, chi tentasse di scovare il segreto che questo regista nasconde, chi volesse sognare un’ennesima volta, deve assolutamente scoprire il suo primo lavoro.

Questo piccolo, ma veramente piccolo film, che viene autoprodotto dal regista, oltre ad essere diretto, scritto e montato da lui stesso, rappresenta il primo origine, il primo bagliore di luce, il primo germoglio dal quale nascerà l’artista che ora tutti noi conosciamo.

Following tratta gli eventi di Bill, un aspirante scrittore che, alla ricerca di ispirazione per un romanzo e per la sua vita in generale, inizia a pedinare le persone per scoprire lati della realtà che a lui sembrano essere preclusi. Il suo obiettivo consiste nel conferire un adeguato valore a ciò che vede abitualmente, come se necessitasse di scoprire l’unicità nell’universale, lo straordinario nell’ordinario. Questo perché anche una piccola goccia nell’immenso oceano ha una storia da raccontare, un mondo in cui vale sempre la pena perdersi.

“È come quando vai allo stadio alla partita e c’è tutta quella gente e lasci scorrere lo sguardo sulla folla, poco a poco lo sguardo si ferma, si fissa su una persona, e quella persona non fa più parte della folla. Diventa un individuo, di colpo. Una cosa irresistibile!” (Bill)

Nella sua ricerca, contraddistinta da un’ossessiva analisi di quel dettaglio che scompare nel suo primo manifestarsi, il protagonista si smarrisce nella quotidianità di uno sconosciuto che, accorgendosi di essere seguito, decide di fermarsi e smascherare il pedinatore. Egli rivela di chiamarsi Cobb, di essere un ladro di professione proprio perché, come Bill, affascinato dalla vita intima delle persone.

Questo personaggio si mostrerà ben lontano dall’archetipo del ladro di appartamento, poiché, pur rubando oggetti di valore, è fortemente interessato a ciò che vi è di più intimo ed inconfessato nelle vite delle sue vittime.

 “Il gioco sta tutto qui, interrompere la vita di qualcuno, mettergli sotto gli occhi quello che dava per scontato. E quando dovrà elencare per l’assicurazione le cose sottratte da quello scaffale si chiederà per la prima volta dopo tanto tempo “Come mai le ho conservate? A che scopo?”. Quando sottrai, gli mostri quello che aveva.”  (Cobb)

Quest’idea di vita, questo entrare nella profondità delle persone senza essere presenti, affascina così tanto il nostro protagonista da decidere di divenire ladro, di divenire uguale a Cobb. Ecco che avviene una radicale trasformazione, Bill, da scrittore disoccupato, perdente e incompiuto, si presenta come un elegante ed impavido ladro di piccoli reconditi segreti.

Bill, divenendo tutt’altra persona e immergendosi nella vita degli altri, si dimenticherà della propria. Trasformato in un criminale ed assassino coinvolto in affari più grossi di sé, il protagonista si ritrova abbandonato a un se stesso che non riconosce, che percepisce troppo lontano. Ed ecco che, proprio come le vittime dei suoi furti che si accorgevano del valore degli oggetti rubati solo in loro assenza, così Bill, ormai privato della sua esistenza come scrittore, si accorge di ciò che ha perso nell’assenza della sua libertà, dei suoi sogni, delle sue speranze.

La trama, di per sé relativamente semplice, si complicherà soprattutto perché caratterizzata da un intreccio narrativo dai tratti spaesanti, dovuto dal montaggio non lineare di stampo radicalmente nolaniano. Bill, sottoposto ad un interrogatorio, è una sorta di narratore che oscilla in un vortice frenetico di flashback sparsi, organizzati da una psiche che, immergendosi totalmente nell’Altro, ha perso il contatto con se stessa. Nolan costituisce quindi un rapporto attivo con il proprio pubblico, lo impegna intellettualmente ed emotivamente, perché abbandonato nell’ossessiva mente del protagonista, come se si trattasse di Leonard di Memento. (Leggi anche: Memento – La Fiducia non è mai cieca)

Allo spettatore viene oscurata la vista, e, come accade in Insomnia, si smarrisce in una nebbia senza alcun appiglio, alcun punto di riferimento. Nolan inganna il proprio pubblico e, pur sempre nascondendo la verità in bella vista, lo conduce a perdersi in un teatro di specchi, come fosse in un sogno, come fosse in Inception. (Leggi anche: Inception – Che cos’è la realtà?)

Following custodisce in potenza tutte le profonde tematiche più care all’autore, tematiche che ossessivamente si ritroveranno nei suoi successivi più grandi lavori. Il doppio, la vendetta, il risentimento, un Male che ammalia ed un Bene inevitabilmente sporcato da quest’ultimo, la speranza, l’Amore. Queste, che saranno le colonne portanti di uno degli autori più importanti del cinema contemporaneo, sono presenti in potenza nel primo film di Nolan, pronte ad esplodere, a manifestarsi totalmente.

Following traccia la via della strada che l’autore deciderà di intraprendere, un po’ come se questo film fosse l’alba del tramonto, un vortice di luci e colori capaci di gettare le fondamenta per l’intero mondo nolaniano.

Si rende così chiara la disarmante capacità dell’artista di trasportare le proprie idee da un genere all’altro, dall’esperienza della guerra in Dunkirk alla moralità di un eroe pipistrello, da una rivalità tra illusionisti ad un viaggio interstellare.

In questo modo, Christopher Nolan trascende l’esser regista, e si impone come autentico autore.

Se vi foste chiesti dove fosse Nolan, il vero Nolan, quello con una pura e disarmante luce negli occhi, non ancora oscurata dalle conseguenze degli effetti speciali o da un budget infinito, questo è il posto giusto. Questo è l’eterno luogo dove si mantiene ed è nata la sua primordiale essenza.

 

Nolan ed il Metacinema – Che significato hanno i finali per lo spettatore?

Tommaso Paris

“-Dio è morto, Marx è morto, e io mi sento poco bene- (Woody Allen). 21 anni, studio filosofia a Milano, ma provengo dai monti. Filosofia e Cinema, essenzialmente le due ragioni per cui mi alzo la mattina.”

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