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Dragon Trainer 3 – Una Volta C’erano I Draghi

Tutto iniziò nel 2010, come una semplice storia; nove anni dopo, è diventata una leggenda.
C’era un tempo in cui Uomini e Draghi vivevano insieme, lontano nelle terre del Nord; quanti mari hanno solcato, fendendo i venti, tra la brezza e la spuma, fino ai confini del mondo. E come ogni mitologia che si rispetti, anche questi racconti hanno i loro eroi: Hiccup e Sdentato. Inseparabili, invincibili e insieme, insieme hanno affrontato il mondo intero, anzi di più, hanno affrontato i suoi pregiudizi e, infine, hanno trionfato. Il Cuore di un Uomo e l’Anima di un Drago.

Dragon Trainer 3 ci riporta sui dorsi delle creature alate per un’ultima traversata. Un volo epico e sentimentale, che si precipita nelle profondità dei rapporti di amore e amicizia, scovandone i sacrifici che richiedono. Un’esplorazione della meraviglia, che torna potente come i cieli e le nuvole del primo film del lontano 2010, attraversando la maturità narrativa di Dragon Trainer 2 del 2014, per giungere alla poetica emotiva di questo Mondo Nascosto.
La trilogia si chiude così come è iniziata, stessi toni e stesso stupore, nel vorticoso turbinio di sensazioni e lacrime effuse dalle raffiche sprigionate dalle pellicole di Dean DeBlois, regista dei tre film.

Prede e Cacciatori

Dragon Trainer 3 – Il Mondo Nascosto non è perfetto, ma è stupefacente; un’esperienza più che un film.
Si articola, specie all’inizio, come un inquietante battuta di caccia, dove Hiccup, i suoi amici e i loro impetuosi destrieri, sono le prede di Grimmel, un cacciatore di draghi, privo di pietà o compassione, che per buona parte del film sarà sempre un passo avanti ai protagonisti. Inoltre, cela un segreto oscuro, che riguarda Sdentato, un arcano sin dalla prima pellicola, foriero di risvolti macabri.

Tra le pecche della narrazione si potrebbe individuare il poco spazio concesso a Valka, la madre di Hiccup, che ne lascia, però, ad un personaggio altrettanto importante: Astrid. La sola capace di far trovare al protagonista quella forza che nemmeno lui sa di avere. In effetti, il ragazzo a ventun’anni appena si ritrova capo del popolo di Berk, pieno di dubbi, cicatrici e incertezze. Era così sin da piccolo, e fu proprio Astrid a credere in lui per prima, tra gli umani.

Ma chi davvero sollevò Hiccup tra i cieli del Nord fu un drago, Sdentato, una furia buia, e da allora l’uno non mancò mai all’altro, sostenendosi a vicenda e librandosi alti sui venti e tra le montagne.
In questa ultima avventura cercano insieme il Mondo Nascosto, forse dove tutto è iniziato, il luogo di nascita dei draghi. È il solo posto in cui saranno al sicuro dalla bramosia e dall’avidità degli uomini predatori, che hanno reso le terre inospitali per le creature alate.
Questa impresa, tuttavia, ha un prezzo da pagare: Hiccup dovrà lasciar andare Sdentato, se vorrà saperlo al sicuro.

Il Drago della Notte e della Luna

Alla fine, anche per una Furia Buia esiste una Furia Chiara, nell’imprevedibile equilibrio dell’universo.
Con lei, subentra la meraviglia visiva che questa pellicola rappresenta. Un’estasi per gli occhi, riempiti da paesaggi remoti e lande inesplorate, che Sdentato e la sua compagna sorvolano in una sinfonica danza di draghi. Alte fiamme al vento, fulmini nella tempesta, maestose creature di potenza e eleganza.

E sorge, quindi, un inaspettato parallelismo: Sdentato e la Furia Chiara, Hiccup e Astrid. Da un lato, due giovani e testardi condottieri incerti su quale sia il loro posto nel mondo, dall’altro due guerriere assai caparbie, che li aiuteranno a trovarlo. Una storia di sincera ingenuità, rude e imprevedibile tenerezza, la storia di un coraggio malinconico. Eroi e valchirie, draghi e battaglie, racconti che divengono materia di leggenda, questo è Dragon Trainer.

Tuttavia, vi è spazio anche per le emozioni e i sentimenti. I rapporti sono gioia e conforto, ma anche responsabilità, conflitto, paura. È come essere a cavallo di un drago, basta un niente e precipiti. Si è sospesi nel sublime, a braccia aperte per il vento che soffia, abbandonandosi al tutto immane, in picchiata verso le distese desolate dell’esistenza. Poi, ad ali spiegate verso l’orizzonte, alla ricerca del tempo perduto o della fiducia in sé stessi, come Hiccup e la sua compagnia di cavalieri dei draghi. E il loro barbarico ruggito ancora risuona, le loro gesta riecheggiano nell’eternità.

I Draghi Esistono

La saga di Dragon Trainer ci ha messo nove anni per affermare la sua realtà: i draghi esistono.
Tutte le leggende, per impossibili o improbabili che possano sembrare, hanno un fondo di verità; gli antichi racconti norreni cantavano dei ruggiti della terra e del fuoco dei vulcani, ma non come fenomeni naturali. C’erano i draghi, lontani e nascosti, che gli ricordavano della loro presenza; e sarebbero tornati un giorno, quando gli uomini sarebbero stati disposti ad accettare qualcosa di diverso, qualcosa di altro, privi di rancore e colmi di compassione. Forse quel tempo è ancora lontano. Ma quelle creature esistono, se saremo disposti a guardare oltre noi stessi.

Dragon Trainer 3 non ti riporta all’infanzia dei cartoni animati, bensì torna ancora più indietro, tramutandosi nell’infanzia di chiunque nel tempo: quella delle storie. Viene invocato quel bambino che non aspettava altro che un nuovo racconto, un viaggio inaspettato, un’altra avventura. Non si ritorna alla fanciullezza per il ricordo del primo film, ma per il ricordo dell’amore che si aveva per quei racconti mitici e leggendari. Quelle fiabe così sospese sulla realtà, che sembravano librarsi in volo sulle possenti ali di un drago.

Ancora una volta, un’ultima malinconica volta, Dragon Trainer riporta i suoi spettatori, i suoi cavalieri, nell’alto dei cieli di Berk, tra le carezze del vento, verso l’ultima carezza per i nostri draghi.

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