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Only in an Inception of Dreams

Che suono ha un sogno? Voci e canzoni familiari, mescolate in un kaleidoscopio di ricordi? Frammenti che vengono composti e scomposti con la volubilità di un bambino? Oppure è una marcia assordante, tesa e bruciante di desiderio che ci desta dal sonno?

La risposta non ha veramente importanza. Non riusciamo mai a ricordare davvero i nostri sogni, solo elementi spezzati, estirpati dal loro contesto e taglienti al di fuori di esso. Rimangono solo costanti che riconosciamo ad occhi chiusi.
Una linea di basso che pizzica nervosamente, alternando tra il La e il Re.
Il leggero sibilo di un cimbalo, scosso con parsimonia.
Una chitarra che strimpella, dolce e distratta, a cui si aggiunge un’altra, che si fa strada nell’orecchio come una carezza sulla coscia.

Dominic Cobb ha molti ricordi nella sua testa, che sbattono i pugni contro le mura della sua mente. Si è abituato così tanto a questo disturbo che probabilmente questa è la colonna sonora di ogni suo giorno. Ha perso i suoi figli, ma ha ancora questa musica in testa. Ha perso sua moglie, ma lei è ancora lì a cantare, con le sue labbra che gli sfiorano l’orecchio.

You can’t resist her
She’s in your bones.
She is your marrow
and your ride home.

Gli Weezer hanno sempre avuto l’estetica di una band di sfigati, di poveri sciocchi, di perdenti rifiutati dalla realtà che rifiutano la realtà. Anche Dom è un perdente, perchè ha perso tutto. Ha creato dei castelli in aria insieme alla moglie Mal, solo per poi perderla nelle fondamenta delle sue costruzioni. Lei ha perso la voglia di vivere nella realtà, lui la possibilità di poterci vivere in pace. Non può tornare a casa e l’unica casa che ha ormai è nei suoi sogni, ed è infestata da uno spirito. E’ nelle sue ossa, è nel suo midollo e non riesce ad andarsene senza di lei.

Only in dreams
we see what it means.
Reach out our hands.
Hold on to hers.
But when we wake
it’s all been erased.
And so it seems
only in dreams.

Il ritornello è una scheggia di rabbia e frustrazione nell’orecchio di Dom. Solo nei sogni può tenerle la mano e scusarsi per averla persa nella sua onirica architettura.
Una volta sveglio, però, la sua mano non regge più la sua, ritorna nella sua forma spettrale e intangibile. I due si dicono addio quindi, fino al prossimo sogno, sperando non si un incubo.

You walk up to her,
ask her to dance.
She says, “Hey, baby
I just might take the chance”.
You say, “It’s a good thing
that you float in the air.
That way there’s no way I will crush
your pretty toenails into a thousand pieces”

Dom, egoisticamente, sogna di poterla salvare. Mal si gettò da una finestra, ma nei suoi sogni non cade. Invece, lievita in aria, e prende la sua mano per poter ballare, almeno un’altra volta, al di sopra delle sue preoccupazioni e dei suoi sensi di colpa.
Almeno stavolta non può farle del male, non la vedrà spezzarsi come un cristallo che precipita sull’asfalto.

Affrontare lo spettro della moglie lascia Dom in uno stato di vulnerabilità unica. Le sue paure e le sue paranoie si scatenano. Le chitarre sono più rumorose, i tamburi persistono senza tregua, assoli interminabili invocano il caos di una serie di sogni che stanno implodendo, con Mal nell’occhio del ciclone.
In questo limbo di suoni, Dom riesce a trovarla e staccare la spina dal suo amplificatore. La canzone è quasi finita, ormai. Ora può tornare a casa, cullato ancora da quelle linee di basso che l’hanno sempre accompagnato. Se c’è ancora il basso, è ancora un sogno? Mal sta ancora cantando nella sua testa? Forse il sogno non ha fine, ma l’incubo fortunatamente si. E così, anche il film può finire.

Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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