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Capitan Jack Sparrow – La Coscienza come una Bussola Rotta

Io sono un disonesto, e un disonesto puoi sempre confidare che sia disonesto. Onestamente parlando, è dagli onesti che devi guardarti, perché non puoi mai prevedere quando faranno qualcosa di incredibilmente stupido.

Capitan Jack Sparrow non pronuncia mai una frase che non sia auto-riferita e che non lo presenti al mondo per il fraudolento, affascinante ed egoista pirata che è. Il fenomenale protagonista di Pirati dei Caraibi interpretato da Johnny Depp è uno dei prototipi dell’antieroe del cinema degli ultimi anni perché espone lo spettatore alla seduzione che il cinico individualismo suscita.

Solcando gli oceani alla ricerca di leggendari tesori aztechi sulla sua amata Perla Nera, Jack è diventato un’icona per una generazione di spettatori; sin dalle prime scene de La Maledizione della prima luna, sappiamo di trovarci di fronte un personaggio dallo spessore e dal carisma unici, una figura ideale e al di sopra della norma.

La norma che Jack Sparrow trascende è anche quella morale, attaccato com’è ai suoi desideri di ricchezza, prestigio e bellezza. Il pirata che egli incarna è da un lato classico perché meschino e astuto, dall’altro innovativo perché umanamente dinamico, goffo e impacciato.

 

Umana espressione narcisistica: Jack e il suo ideale

Jack Sparrow

L’identità umana integra stati di desiderio e soddisfacimento nei quali il soggetto continuamente oscilla, alla ricerca di un equilibrio intrinsecamente impossibile: come Freud sosteneva agli inizi del 1900, una volta riconosciuto il limite dato dalla realtà esterna l’Io non può mai ritornare allo stato di illusoria onnipotenza che la relazione fusionale infantile con la madre consentiva di sperimentare; qualsiasi esperienza porta con sé lo scarto tra realtà e fantasia, e il differimento del piacere e la frustrazione del desiderio non fanno che allontanare l’uomo dalla perfezione tanto bramata.

Con Jack Sparrow tutto questo sembra essere trasportato sul grande schermo: il suo stile di vita, la sua filosofia e i suoi valori rispondono ad un libidico e primordiale soddisfacimento pulsionale che trascende, almeno nelle sue prime rappresentazioni, il rapporto con l’Altro e il riconoscimento che anche l’Altro ha un bisogno.

Il Capitano della Perla Nera vive da uomo libero e anche quando non lo è, come durante le situazioni in cui si trova in trappola o in mancanza di risorse riesce a trovare un’alternativa proprio grazie alla capacità di trascendere i comuni schemi assiologici. Nonostante sia in costante debito con gli altri potenti pirati che diventeranno suoi alleati o nemici, come Barbossa o Davy Jones, egli mette sempre e comunque se stesso al primo posto.

Il suo comportamento tende sempre ad assecondare un ideale narcisisticamente appagante, anche se esso manca completamente della severità tipica della comune coscienza morale inclusa nel Super-Io, per ritornare ai costrutti metapsicologici fondati da Freud.

Si tratta di un ideale dell’Io puro ed edonico che solo le avventure vissute con Will Turner ed Elizabeth Swan riescono a plasmare in qualche misura: gradualmente e sempre nel rispetto del suo narcisistico codice, Jack Sparrow inizia un percorso che lo porterà a maturare interiormente.

 

Il sacrificio: Jack accede all’altruismo

Jack Sparrow

È quando il capitano, animato dal bisogno di non staccarsi dalla sua amata nave, decide di affrontare il Kraken scagliatogli contro da Davy Jones piuttosto che mettersi in salvo (anche se in qualche modo “aiutato” dalla dolce Elizabeth), che notiamo un’evoluzione drastica e significativa in questo percorso di crescita.

A questo punto il vecchio Jack Sparrow, cinico e risoluto, lascia il posto ad una personalità nuova, più umana e meno pirata: è a partire da questo turning point che le successive vicissitudini prendono vita, come una catena di fatali eventi nei quali il nuovo Jack scavalca il proprio narcisismo per un bene superiore.

L’apice di questa crescita è rappresentato dal finale del terzo capitolo della saga, nel momento in cui Jack Sparrow si trova a dover scegliere tra la propria salvezza e quella dell’amico Will, ferito mortalmente; il desiderio di diventare il capitano dell’Olandese Volante e di liberarsi dal debito con Davy Jones viene superato dalla consapevolezza che l’unico modo per salvare Will consiste nel compiere il rituale per diventare il capitano della nave, trapassando il cuore di Jones e prendendo il suo posto come traghettatore di anime.

Anche e soprattutto per questo Jack Sparrow diventa un simbolo, un’icona culturale più che un semplice personaggio cinematografico; i tratti tipici della Disney sono in lui intrecciati con quei reconditi angoli oscuri dell’umano, e il risultato è un’anima intimamente oscillante tra il furore egoistico e il riconoscimento dell’Altro.

Un tipo assolutamente particolare, questo Jack Sparrow; come la sua bussola che non punta a Nord ma solo verso ciò che il proprietario desidera, la sua coscienza dinamica è espressione di un modello freudiano e ambiguo di Uomo, contemporaneo e al tempo stesso ancestrale, sempre in balìa delle oceaniche correnti che scuotono la morale umana, portandola a scoprire nuove, inesplorate  mete.

 

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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