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Pier Paolo Pasolini: l’attualità di Teorema

Pasolini: l'attualità di Teorema
- RETROSPETTIVE D'AUTORE: IL NEOREALISMO ITALIANO -

QUI TROVI L'INTRODUZIONE ALLA RETROSPETTIVA: 
https://www.artesettima.it/2019/02/03/il-neorealismo-italiano-la-culla-del-nostro-cinema/

 

Pasolini e il cinema. Un connubio, sulla cui critica (e non solo quella cinematografica) ha tentato, da un lato, di fare leva per porre una rivalutazione che fosse incentrata sulla qualità stilistica dell’autore de La meglio gioventù. Mentre, dall’altro lato, osserviamo un’azione che miri a “salvaguardare” quelle visioni impegnative che trasudano sempre in ogni sua opera.

Perché se Pier Paolo ha “divorziato” dalla letteratura, trovando nel cinema una degna amante, un motivo ci sarà. E, precisiamo, non si parla, certamente, di abbandono radicale e vertiginoso. Un distacco, se non addirittura rinuncia, così su due piedi. La storia, e la critica, insegna che Pasolini sfruttò la macchina da presa per scrivere e fare letteratura.

Il suo è senza dubbio un caso emblematico e particolare. Forse più emblematico e particolare dell’intero Novecento, dal momento in cui cinema e letteratura diventano il prodotto alto di un solo autore. Pasolini, infatti, ha saputo legare il proprio ruolo di scrittore (di engagé) a quello del regista, in una disanima pienamente circolare.

L’anno di esordio è il 1961, col film Accattone. Per tutto il decennio, l’autore sarà esclusivamente impegnato nel cinema, un genere con il quale poteva comunicare col pubblico più di quanto avesse potuto fare fino ad allora con la parola scritta.

Non approfondiremo, in questa sede, l’intera filmografia di Pasolini, riflettendo sul contributo cinematografico che l’autore ha saputo dare. Semplicemente si tratterà di prendere in considerazione un film in particolare. Un film che, in un certo senso, riprende alcune tematiche che possiamo riadattare alla nostra contemporaneità. Parliamo di Teorema.

Teorema: trama

Pasolini: l'attualità di Teorema

Ci troviamo nell’Italia che ricorda vagamente quella fase embrionale sessantottina che mosse lentamente i primi vagiti, i quali scoppiarono in vere e proprie urla di protesta con gli anni a venire.

La protagonista è una numerosa e ricca famiglia industriale milanese che iniziamo a conoscere una volta calati nel film. Paolo, Lucia, Odetta, Emilia e Pietro ricevono all’improvviso un enigmatico ospite, un giovane venticinquenne silenzioso e affascinante.

Questo giovane venuto dal nulla inizia a scalfire l’equilibrio di quel prezioso quadretto domestico, il quale si vede improvvisamente destabilizzato e immerso in un qualcosa mai provato prima all’interno della propria (mal)sana routine. Un istinto sembra pulsare dal basso. Proprio quell’impulso tabuizzato che mostriamo nei momenti più intimi. Infatti, questo demone dell’eros ottiene la grazia dalla moglie e madre della famiglia. Intrattiene rapporti erotici con figlia e figlio, attratto da questo giovane dagli occhi blu. E, a quanto si evince, le sue mire toccano persino la domestica e il capofamiglia.

Il contatto sessuale e intellettuale che toccano i rispettivi membri, fa lentamente prendere coscienza della vanità insita nella propria natura ed esistenza da borghesi viziati. Racchiusi in un mondo perfetto, incontaminato, quasi idiallico. Finché, una mattina, quel giovane annuncia di dover andare via. Come se il suo compito (sempre se ne avesse uno) fosse terminato. Non specifica la meta. Vi è un solo annuncio, freddo, distaccato.

Tutto ciò genera un profondo sconforto sull’intera famiglia. Come se finalmente avessero trovato qualcuno che potesse soddisfare i più intimi appetiti. La madre inizia a concedersi sessualmente a vari giovanotti, forse per recuperare proprio quella carnalità che tanto le manca (e l’è mancata).

La figlia entra in uno stadio catatonico, finendo ricoverata in una clinica psichiatrica. Il figlio abbandona la famiglia e comincerà a dipingere, vera passione che in cuor suo ha sempre sentito. Il padre, invece, si denuderà dei suoi averi, lasciando la fabbrica agli operai. Sorte “positiva” spetta alla serva, la quale diventerà una specie di santa devota.

Proprio come un… teorema

Pasolini: l'attualità di Teorema

In questo periodo tutto il discorso di Pasolini ruota intorno ad una proposizione centrale, la cui “verità” deve essere dimostrata per deduzione, sulla base di precedenti proposizioni che lo scrittore aveva assunte come vere e sulle quali aveva già svolto un’analisi dimostrativa. Proprio come un teorema: con dei corollari, ma senza soluzione (dimostrazione per assurdo).

Teorema del ’68 si presentava come l’unica opera letteraria di Pasolini che si articolasse in una scrittura narrativa autonoma sia del racconto letterario e del soggetto cinematografico (da cui il film omonimo dello stesso anno). Anche se lo si poteva considerare scritto non secondo le caratteristiche tematiche e stilistiche del romanzo, ma come un qualcosa di diverso, in una forma più sperimentale.

Teorema, infine, aveva come contenuto (protagonisti e ambienti) la borghesia, e in tal senso costituiva il primo significativo passaggio dal precedente realismo mimetico, tipici ad esempio nei romanzi “romani”, a quella classe sociale che da questo momento in poi sarebbe stata oggetto di bersaglio dello scrittore. La storia narrata è intercalata da interventi personali di Pasolini allo scopo di darci determinati aspetti riguardante la collocazione dinamica degli avvenimenti.

Attualità di Teorema

Pasolini: l'attualità di Teorema

Di fatto la storia di Teorema è molto lineare, nonostante la sua dispersione. In una ricca famiglia facente parte della borghesia industriale di Milano, un giorno giunge un telegramma dove c’è scritto: “Sarò da voi domani”. Il giovane (bellissimo ragazzo ospite) porterà lo scompiglio nel silenzio, nella monotonia, nei clichés di comportamenti usuali e sedentari. Una specie di angelo-dio che, dopo aver “posseduto” tutti i membri della famiglia, scompare misteriosamente, come misteriosamente era apparso.

L’intera vicenda si svolge in uno spazio e in un tempo imprecisati, e indefinite sono anche le stagioni e le età che caratterizzano i personaggi e la storia. Una volta partito, la famiglia si (ri)trova improvvisamente nel vuoto e nell’inconsistenza, quasi fosse venuto a mancare un “centro” aggregante al quale confluivano nello stesso istante le speranze e le incertezze dei singoli membri con le conseguenti reazioni di smarrimento.

Ciò che, tuttavia, colpisce lo spettatore è il gesto alla San Francesco fatto dal padre Paolo. Egli, infatti, si spoglia nudo, in mezzo alla folla muta, e regala la fabbrica agli operai. Fondamentale documento ideologico per la comprensione di questo gesto è l’inchiesta che Pasolini fa condurre da un giornalista tra gli operai sulla donazione della fabbrica:

Ma l’atto del vostro padrone è un atto isolato, o rappresenta, piuttosto, una generale tendenza di tutti i padroni del mondo moderno?

Pasolini stesso si è sempre domandato quale sorte avrebbe avuto il potere della classe operaia sulla fabbrica. Chiedendosi, inoltre, se la mutazione dell’uomo in piccolo-borghese sarebbe stata totale o se questa ipotetica donazione (come quella del film) non avrebbe presentato un primo, preistorico, contributo alla trasformazione di tutti gli uomini in piccoli borghesi.

La donazione, sempre secondo lo scrittore, almeno dal punto di vista degli operai e degli intellettuali, sarebbe stato un delitto storico e, come atto privato, una vecchia soluzione religiosa, la quale avrebbe costituito una sopravvivenza di un mondo che non ha nulla a che vedere con il nostro in quanto nasce dalla colpa anziché dall’amore.

Pasolini: l'attualità di Teorema

L’idea del possesso e della conservazione, sui cui si fonda la condanna della borghesia, sono una caratteristica del vecchio mondo padronale, mentre il nuovo mondo non si cura tanto di possedere e di conservare quanto di produrre e di consumare.

Una borghesia che muta in modo rivoluzionario la propria natura, per rendere simile a sé tutta l’umanità fino alla completa identificazione del borghese con l’uomo.

Teorema: Dio come salvezza dal mondo borghese

Pasolini: l'attualità di Teorema

L’epilogo della serva Emilia sembra offrire interessanti spunti di riflessione. Tornata al suo paese imprecisato, non lontano da Milano, ella diventa santa dimostrando i suoi prodigi e i suoi fenomeni di levitazione. Lei è, in sostanza, l’unica a salvarsi. Al ché poniamo l’interrogativo se la manifestazione di Dio fosse esclusiva di una donna proveniente dal popolo, perché i borghesi hanno ormai perso la religione.

È come se quel reale sentimento del sacro viene, oramai, perduto. E anche supponendo l’intervento di un miracolo, il borghese non potrebbe mai giungere ad un sentimento religioso vero, se non riducendo ogni esperienza religiosa ad una esperienza meramente morale.

La religione metafisica giunge ad essere una specie di religione del comportamento, frutto di quel risultato dell’industrializzazione. Qualunque cosa accada ad un borghese non potrebbe mai suscitare in lui l’antico sentimento metafisico, sostituito con l’ideologia del benessere e del potere.

Mi hai sedotto, Dio, e io mi sono lasciato sedurre, mi hai violentato e hai prevalso

(Libro di Geremia)

Pasolini introduce questo passo della Bibbia come a ribadire la necessaria violenza per rompere la falsa staticità borghese e l’apparente equilibrio del suo conservatorismo sociale.

Teorema: conclusioni

Pasolini: l'attualità di Teorema

L’imborghesimento e il neo-capitalismo costituivano, comunque, ancora una volta l’asse ideologico fondamentale, e con loro il destino del ricco borghese col suo cumulo di idee sbagliate, di orrende convenzioni, mentre i proletari sono i meravigliosi inferiori che popolano saggiamente e inconsapevolmente la vita.

 

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