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In viaggio con Adele – Il Sudestival apre con il Sorriso la Rassegna dei Film in Concorso

 

Una ragazza perennemente in pigiama, un attore teatrale burbero e ipocondriaco, paesaggi inediti della Puglia a fare da sfondo.

Come primo degli otto film in concorso del Sudestival, va in scena In viaggio con Adele, primo lungometraggio del giovane regista grossetano, Alessandro Capitani.

Il film, sceneggiato dall’ormai richiestissimo Nicola Guaglianone (“Lo chiamavano Jeeg Robot”, “Non ci resta che il crimine”) è uscito nelle sale lo scorso 18 Ottobre ed ora è stato fortemente voluto dai curatori artistici del “Festival lungo un inverno” per aprire la rassegna.

Adele è una ragazza neuro-diversa, diagnosi che vuol dire tutto e niente allo stesso tempo. Stralunata e avulsa dalla realtà, per restare attaccata alla materialità del mondo che la circonda, utilizza dei post-it: un metodo originale per ricordarsi di chiamare sempre le cose con il giusto nome e, forse, anche per rivelare propositi e verità.

Aldo è un attore di teatro capace di interpretare magistralmente il ruolo di Cyrano De Bergerac. Proprio questa sua straordinaria dedizione al personaggio gli farà avere l’occasione di partecipare a un provino per il film di un famoso regista francese: il suo grande ritorno al Cinema dopo trent’anni passati sul palcoscenico.

Eppure, poco prima di partire per Parigi e cimentarsi nella grande sfida della sua vita, riceve una chiamata in cui gli viene comunicata la morte del suo grande amore della gioventù, l’unica donna per cui avesse mai provato un simile trasporto. Senza pensarci troppo si reca al funerale e lì trova Adele: una giovane che sembra pazza e che porta con sé un trasportino con dentro un gatto che solo lei riesce a vedere. La ragazza neuro-diversa si scopre presto essere la figlia di Aldo e lui, nonostante le iniziali perplessità e rimostranze, non potrà fare a meno di confrontarsi con la sua nuova realtà e con la paternità.

Tu non hai paura di morire, tu hai paura di vivere

Lo schema narrativo non è diverso da quello di altri film: due personaggi molto diversi tra loro, un viaggio in auto che dà inizio un percorso interiore il cui punto di arrivo è facilmente intuibile dallo spettatore. Eppure, se tutto sembra andare nella direzione più naturale, è il modo in cui ci si arriva ad essere emozionante. La crescita e la scoperta di sé attraverso il rapporto con il diverso vengono presentate in maniera lineare ma mai scontata.

Questo soprattutto grazie alla sensibilità del regista e all’interpretazione dei due attori: Haber porta in scena un personaggio intenso e sfaccettato, in cui probabilmente mette molto di sé e della sua storia; notevole anche la prova della Serraiocco, che sa immedesimarsi con disinvoltura nei disturbi e nella fragilità del suo personaggio.

Le battute su Servillo, i dialoghi a volte sboccati ma credibilissimi a cui ci ha abituato Guaglianone, danno poi al film un senso di autenticità e ironia fuori dal comune.

Il tema della disabilità, nonostante non venga mai banalizzato, non viene analizzato fino in fondo, evitando veri e propri momenti drammatici.

In realtà, si tratta di una scelta ponderata: come spiegato dallo stesso regista nella consueta intervista organizzata dal Festival dopo la proiezione, il tema della disabilità sarebbe risultato troppo complesso da sviscerare nel contesto della commedia. Il cuore della storia rimane volutamente il rapporto tra Aldo e Adele: il loro scoprirsi rispettivamente padre e figlia, il trovare un senso alla propria esistenza nell’affetto e nel prendersi cura dell’altro.

“È la storia di due persone sole, con dei problemi di anaffettività. Nella vita ogni tanto accadono dei miracoli: qui succede proprio questo” (Alessandro Haber)

Il finale, dal forte contenuto simbolico, conferma questa scelta tematica, accompagnato da un’azzeccatissima Life on Mars di David Bowie, delicata e non invadente, in linea con l’intera colonna sonora.

In definitiva, un road movie all’italiana, moderno, intimo, che sa far ridere e a tratti commuovere, “trascurato” dalla grande distribuzione e recuperato fortunatamente dal Festival.

 

Leggi anche: Sudestival 2019 – Pupi Avati illumina Monopoli parlando di cinema e vita

 

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