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Il caso poetico di Penny Dreadful – Alchemiche corrispondenze orrifico-letterarie

Retrospettive Seriali: Penny Dreadful e la Tragedia Umana – Qui trovi l’introduzione: Penny Dreadful e la Tragedia Umana – Essere come Poeta o Essere come Demone

 

Madame Kali: «My breast is cold
And the land is clay
My breath is earthly strong
And if you kiss my cold gray lips
Your day they won’t be long
How often yonder grave, sweetheart
Where we were wont to walk
The fairest flower that e’er I saw
Has withered to a stalk
When will we meet again, sweetheart
When will we meet again?
When the autumn leaves
That fall from trees
Are green and spring up again
»

 

I Penny Blood erano dei libretti primo-ottocenteschi che mostravano quel gusto noir tipicamente britannico, prendevano spunto da storie criminali e si caratterizzavano per le narrazioni elettrizzanti e sanguinarie, date anche dal paesaggio pseudo-gotico, abbracciando quel pubblico al tempo escluso dai romanzi che si riscontrava nello stile molto semplice e talvolta ripetitivo. Il nome dei libelli derivava ovviamente dal loro essere economici (il costo era appunto di un penny) e dall’eccessiva violenza (“blood”).

Nel tardo XIX secolo non si sa se i Penny Blood abbiano mutato il proprio nome in Penny Dreadful o se questi ultimi si siano affermati in modo autonomo, in ogni caso per alcuni il loro nome risale ad un modo sprezzante con cui i borghesi definivano le letture del popolo, dreadful assumeva dunque l’accezione di terrificante (per la materia e l’atmosfera) o terribile (accezione negativa dei critici della middle class per la cattiva influenza e il cattivo gusto di cui erano espressione). Cos’ha a che vedere tutto ciò con la leggiadria misterica della serie Showtime, Penny Dreadful? Sarà stato scelto questo titolo per ironia data dall’associazione della televisione ad un popolare intrattenimento? O l’aura cupamente misteriosa e attraente gioca un ruolo di primo piano nella scelta?  

Penny Dreadful è un vaso di Pandora che racchiude al proprio interno turbolenti riferimenti: una serie in cui persino il titolo ha un’origine letteraria non può che trattare team di anti-eroi vittoriani con poteri sovrannaturali che ricordano La lega degli uomini straordinari (fumetto di O’Neill e Alan Moore del 1999 e successivo adattamento filmico del 2003) in cui comunque rimane in primo piano il trittico gotico Frankenstein – Dracula – Dr. Jekyll e Mr. Hyde, qui con aggiunta dell’uomo-lupo (stereotipo nato nell’ambiente criminale quando si credeva che a compiere omicidi caratterizzati da cannibalismo, torture e vampirismo fossero creature bestiali e non uomini alienati).

La ripresa della letteratura e del folklore è grande ma indirizzata sempre verso la novità, adattata alle esigenze di una storia priva di cliché e dalla grande vena patetica: la libertà nella citazione si può notare nell’uccisione di Van Helsing da parte della creatura di Frankenstein che Logan stesso ha definito una “provocazione” per dimostrare di non essere incatenato ai precursori; infatti i testi precedenti e la serie televisiva si fondono formando una nuova composizione abitata da Frankenstein, Dracula, Dorian Gray, Van Helsing e creature della notte ma in una nuova cornice a tinte fosche, come gli occhi della stessa pittrice che pone su tela tali creature: Vanessa Ives.

Vincent Frankenstein alla sua Creatura «C’è un luogo dove i deformi possono trovare pace, dove il brutto viene ritenuto bello, dove la stranezza non viene respinta ma celebrata. Questo posto è il teatro»

Il candore macabro del piccolo capolavoro di Logan risveglia negli spettatori l’amore onnipresente ma sopito per la letteratura, per la poesia, risveglia i sensi riportando memorie di testi letti ma mai vissuti così tanto intensamente. Una serie che fa scoprire il poetico in un’immensa distesa di neve, candida, argentea, macchiata indelebilmente da una scia di sangue, ancora caldo nel gelido inverno; fa sperimentare l’angoscia di una donna che si crede essere un’alienata e che in verità è solo in bilico tra due mondi cercando di restare ancorata a quel filo che la sorregge e la tien lì, in punta di piedi; fa combattere al fianco di una donna sola, malata, costretta a prostituirsi per sfamare la propria creatura che morirà lasciando nel cuore della sua mamma solo tanto dolore che raffredderà l’organo fino al suo congelamento.

L’amore per l’umano e il sovrannaturale che pregna la letteratura di ogni secolo vive in Penny Dreadful, mostrandoci un Frankenstein genio, carnefice e vittima della sua Creatura, la stessa che vive di poesia in un mondo che non lo accetta, in un mondo in cui la diversità è mostruosità, egli cerca e trova riparo nel teatro, nei musei delle cere, nei versi di Keats, Wordswoth, Clare, Byron. I riferimenti spaziano da Shakespeare, Stoker, Conrad, Milton, Allan Poe, Lovecraft, Stevenson, Goethe, Wilde, Shelley, il Vangelo, il Libro dei morti egizio a Nietzsche. John Logan, infatti, non fa mistero delle proprie letture in una delle video interviste sul sito ufficiale della serie, dichiarando come Penny Dreadful sia nata proprio in un periodo di assidue letture poetiche “a tema”.

Tuttavia i personaggi presentati sono anche figli del loro tempo e ben si prestano a rappresentare i principali aspetti storici e sociali dell’epoca vittoriana che spaziano dall’imperialismo e il colonialismo di Sir Malcolm Murray, al positivismo scientifico del Dottor Frankenstein; all’estetismo e decadentismo del dandy Dorian Gray, all’esoterismo e all’occulto per ottenere risposte da altri mondi a cui solo Vanessa Ives sembra poter accedere; alla criminalità dilagante e gli efferati omicidi di Jack Lo Squartatore-Ethan fino agli studi sulla follia e l’avvento della psicanalisi. Maschere che danzano sinuosamente sul palco seguendo le note del folklore, reali simulacri di ideali che si muovono sulla scacchiera della letteratura guidati dallo charme dell’unica e sola Regina Nera, Vanessa Ives.

Dorian Gray: «L’orchidea più rara della Terra e pertanto, la più costosa. Si trova soltanto in un posto, in una precisa montagna nel Borneo. Può impiegare fino a quindici anni per fiorire. Tutto questo tempo, per perfezionare se stessa. Un’intera vita, per sei fiori perfetti».
Vanessa Ives: «Per quanto tempo fiorirà?».
Dorian Gray: «Un istante».
Vanessa Ives: «E’ velenosa?».
Dorian Gray: «Come tutte le cose meravigliose, spero di sì».

Giorgia Fanelli

"Nel Foscolo è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di Chateaubriand. Questo lettore di Plutarco, questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal Petrarca, di cui perciò comprese così bene gli spiriti". Eugenio Donadoni (critico letterario)

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