Home Cinebattiamo Un dettaglio, per l'appunto! La Danza della Realtà - Essere e Illusione

La Danza della Realtà – Essere e Illusione

La danza della Realtà.

Fermati!
Non saltare.
Non sei solo.
Sei con me.
Tu quanto sarai…lo sei già.
Quello che cerchi…è già in te.
Sii felice delle tue sofferenze: grazie ad esse arriverai a me.
E io chi sarò da qui a 20 anni?
Da qui a 100, a 10000?
Continuerà la mia coscienza ad avere bisogno di un corpo?
Io, per te, ancora non esisto.
Tu per me, non esisti più
Alla fine del tempo,
quando la materia inizia il cammino di ritorno,
al punto d’origine, saremo stati, tu ed io, solo ricordi.
Mai realtà.
Qualcuno ci sogna: affidati all’illusione,
vivi!

 

Quando il giornalista chiese a Jodorosky se La danza della realtà fosse il suo Amarcord, egli rispose che la sostanziale differenza tra lui e Fellini in questo caso, è che il Poeta Italiano amava il suo passato e lo riproponeva nella sua onirica esattezza, mentre egli, il Poeta Cileno, doveva riscrivere i suoi demoni, raccontando ciò che non davvero accadde ma che, accadendo nel suo film, gli avrebbe permesso di far pace con i fantasmi.

Il padre dispotico non davvero percorse quel viaggio cristologico.
La madre succube non davvero fu maestra della Psicomagia, e neppure parlava cantando lirica.

Ma era quello che andava disegnato per cancellare le macchie di quella matita violenta ed ingiusta del passato, per poter essere di nuovo ciò che fu, divenendo ciò che avrebbe voluto che fosse.

La Danza della Realtà
La Danza della Realtà

Così, in quell’ istante di pura danza poetica citato all’inizio, il bambino Jodorowsky, sofferente del suo essere ebreo in un Cile fascista, sofferente di un padre che gli insegna la violenza, di una madre che non è abbastanza forte per amarlo come dovrebbe, è salvato da Jodorowsky stesso. Egli, regista che interviene nel film della sua infanzia, parlando con colui che fu e non è più, dicendogli che la sofferenza lo porterà ad essere l’uomo, il poeta, il danzatore della vita che è, non è un attore, bensì l’essenza stessa della sua idea di meta-realtà.

Se è pur vero, infatti, che in questo caso è l’impossibile a distruggere il senso stesso dello spazio tempo, perché nella realtà il vecchio non può interagire con l’infante che è stato, è anche vero che l’infante è in se già tutto quello che sarà, potenzialmente ogni cosa è già nel suo poter essere.

E’ vero dunque che nulla è impossibile, se comprendiamo che tutto è un’illusione.

Ed è questo che, nel danzare sulla rupe del senso, eleva lo spirito dal tragico al delicatamente poetico, ove la vita è un sogno che eternamente svanisce ma eternamente si dirama in ogni cosa.

Così Jodorowsky salva sé come non avrebbe potuto in quel tempo ostile ma come, forse, aveva potenzialmente già fatto essendo lui sempre stato semplicemente, eternamente ed unicamente se stesso.

Ode a te quindi Maestro, perché il Vero hai cantato, facendo di tutto per non mostrare la realtà, ma l’infinita danza di cui essa è solo una semplice possibilità.

 

LEGGI ANCHE: Il Filo Nascosto – Tutto rimane semplicemente lì

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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